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lunedì 26 giugno 2017
 
Maria Elena Boschi
 

Maria Elena Boschi, il fascino delle riforme

20/09/2014  Governo, quoziente familiare, Welfare, stile di vita, fede e politica: la giovane ministra delle Riforme a tutto campo

Maria Elena Boschi sfoggia uno di quei sorrisi pittorici simili a una Madonna di Filippo Lippi e cerca di ostentare la sua normalità: «Quest’esperienza di Governo ci ha cambiato l’agenda, ma non lo stile di vita. Prenda le vacanze. Prima di andarmene qualche giorno con le mie amiche, ho passato le ferie con la mia famiglia riunita, i miei genitori, i miei due fratelli, le cognate, come faccio da 33 anni, nello stesso stabilimento balneare. Non è stato certo difficile trovarmi, per i fotografi». La ministra per le Riforme istituzionali e i rapporti con il Parlamento ha tenuto banco per tutta l’estate, dentro e fuori i palazzi della politica. «Bella, brava e buona, non troverete scheletri nell’armadio», dicono i concittadini della Boschi ai giornalisti che vanno a Laterina, il borgo di 1.200 anime della campagna aretina dove ha vissuto e dove ancora vivono i suoi genitori, il padre dirigente della Coldiretti in pensione, la madre preside. «Sarà raggiante mia nonna, abbonata a Famiglia Cristiana». Ogni domenica Maria Elena prende il suo bravo trenino regionale e li raggiunge. Un rito cui non rinuncia. «Voglio restare la persona normale che sono sempre stata. Stiamo cercando di cambiare la politica, ma non vogliamo che la politica ci cambi». Nel suo ufficio a pochi passi da Palazzo Chigi partiamo dalle riforme.

Il Governo sembra più impegnato a cambiare la Costituzione. Ma con l’Italia in crisi servirebbero più provvedimenti economici...

«Non li abbiamo certo dimenticati. Gli 80 euro per i redditi inferiori a 1.500 euro netti al mese sono stati una priorità del Governo: una riduzione drastica delle tasse, insieme al taglio del 10 per cento dell’Irap per le imprese, che non avveniva da dieci anni».

Se guardiamo al calo dei consumi non ha avuto molto successo...

«Provi a fare la controprova: vada a chiederlo, come ho fatto io a chi quei soldi li ha presi. Dai miei amici alle persone che incontro durante la mia attività politica o sul regionale che la domenica mi porta dai miei, a Laterina, li ritengono utili eccome, e li spendono. C’è chi si paga la rata del motorino, chi le bollette, chi si concede il semplice gusto di una maglietta in più».

Ammetterà che di fronte a una tale crisi si può fare di più.

 «Certo che si può fare di più, ma quello che abbiamo fatto noi in sei mesi non lo aveva mai fatto nessuno. Non abbiamo avuto paura di affrontare politiche economiche per rimettere in moto l’Italia. Inoltre anche le riforme istituzionali contribuiscono alla ripresa economica del Paese. Se definiamo le competenze tra Stato e Regioni riformando l’articolo V della Costituzione, offriamo occasioni di sviluppo economico. Una società che ha uno stabilimento in Lombardia e uno in Piemonte farà meno fatica se i limiti di emissione ambientale sono gli stessi. Senza i poteri di veto delle singole Regioni sarà più facile impostare una strategia energetica globale per il Paese. Ma potrei farle altri esempi».

Era così urgente abolire il potere legislativo del Senato con tutti i problemi che abbiamo?

«Il bicameralismo perfetto dell’Italia, con le sue caratteristiche, è un caso unico in Europa. Ma la possibilità di poter legiferare più velocemente, allineandoci all’Europa, non è un aspetto secondario per l'economia e quindi per i cittadini. Non a caso anche Confindustria sostiene le riforme istituzionali. Ma è il quadro complessivo che va considerato. Noi abbiamo lanciato i mille giorni perché sappiamo che portare a compimento le riforme strutturali che non si sono fatte negli ultimi vent’anni richiede alcuni mesi. Pensiamo alla grande azione di semplificazione della pubblica amministrazione. Immaginare un Paese in cui un cittadino non deve prendere un giorno di ferie per avere un certificato non sarà più un sogno»

È favorevole al quoziente familiare nel calcolo dei redditi?

«Sì certo, noi abbiamo già nella legge delega fiscale la possibilità di intervenire sul quoziente famiglia. A mio avviso dobbiamo sostenere maggiormente le famiglie che hanno più figli, soprattutto in un Paese che ha i tassi di natalità dell’Italia. Non siamo riusciti a estendere per il 2014 gli 80 euro per le famiglie numerose, ma contiamo di farlo nei limiti delle risorse disponibili nel 2015. Io credo però che ci debba essere anche un elemento di equità. Non si può prescindere dal reddito. Questo passa da una riforma complessiva dei parametri per stabilire quali sono le famiglie con redditi agiati. Perché spesso nei parametri attuali sono considerate ricche famiglie che non lo sono».

Sulle politiche familiari restiamo cenerentola in Europa.

«Non c’è solo l’elemento fiscale nell’azione del Governo. Ci sono anche gli asili nido, ad esempio. Ci siamo impegnati a farne mille in mille giorni. Nella delega sul lavoro c’è tutto il tema dei congedi parentali che devono facilitare le mamme e i papà. Dobbiamo allinearci col resto d’Europa anche su questo. Occorre anche ripensare il Welfare di questo Paese, da chi assiste i genitori anziani a chi si prende cura dei figli con disabilità. Il sostegno alle famiglie passa anche da questi temi. Penso al fondo per la povertà e l’autosufficienza, che il Governo vuole implementare segnando un’inversione di tendenza».

Lei è una delle ministre più popolari del Governo. Cosa le dice la gente?


«Mi piace il contatto diretto con le persone, che cerco di portare avanti il sabato e la domenica. Ci dicono di non fermarci, di andare avanti, di andare oltre certe resistenze».

Il momento più bello in questi sei mesi da ministra?

«Forse quello in Congo, quando siamo andati a prendere i bimbi adottati dalle famiglie italiane. In quelle occasioni ti rendi conto che il tuo impegno in politica può davvero aiutare a migliorare la vita della gente. Sono rimasta in contatto con suor Benedicta, la suora che gestisce uno degli orfanotrofi in Congo e altre realtà in Italia, anche perché stiamo seguendo i casi di altri bambini e di altre famiglie in attesa»

Lei non ha mai nascosto il fatto di essere credente.

«Non ho mai fatto parte di movimenti o associazioni come gli scout o l’Azione cattolica. Mi definirei una cattolica di parrocchia. A otto anni sono stata la seconda chierichetta di Laterina. Ho fatto la catechista per cinque anni e sono stata anche, come si diceva allora, una Papa girl. Ho partecipato a due Gmg, quella di Parigi, nel 1997 e poi quella di Roma, durante il Giubileo del 2000. Esperienze indimenticabili, che vanno oltre l’evento e ti rimangono dentro. Nel mio cuore rimarrà per sempre il parroco di Laterina don Alberto Gallorini (fui la prima bambina che lui ha battezzato da giovane parroco, a 25 anni). Sono cresciuta con lui. Sono andata a trovarlo a Sansepolcro quest’anno con la mia famiglia quando era già molto malato, a Pasqua. Se ne è andato all’inizio di agosto, mentre ero in aula per la riforma del Senato. Purtroppo ho dovuto continuare a lavorare ma con un grande vuoto dentro».

L’impegno dei cattolici in politica sui temi “sensibili” non si vede...

«Fatta salva la laicità del ruolo che rivesto, nel rispetto della Costituzione, credo che l’impegno di un credente in politica non riguardi solo determinate tematiche ma sia a tutto campo. Chi ha fede vive l’impegno in politica come servizio e non come ambizione di carriera personale».

La legge sull’aborto va rivista? «Non credo che si debba mettere in discussione oggi la legge sull’aborto, penso che si debba darle attuazione integrale in concreto come purtroppo non è stato fatto fino ad ora. Ad esempio con politiche a sostegno delle giovani madri sole che hanno difficoltà a portare avanti una gravidanza o che vivono in condizioni di disagio e hanno difficoltà economiche».

Che ne pensa del matrimonio e dell’adozione gay?

 «Non è un problema di matrimonio ma di riconoscimento delle unioni civili anche tra persone dello stesso sesso. Sono anche convinta che il primo soggetto da tutelare sia il minore. Partendo da questa prospettiva, se esistono delle coppie di fatto di due padri o due madri gay che vivono già questa condizione, magari per precedenti matrimoni, è giusto per il bambino che venga riconosciuto il rapporto con queste persone. Se una delle due viene a mancare non può rischiare di finire in un istituto».

L’omelia di Francesco alla Messa dei politici in San Pietro, nel marzo scorso, per molti parlamentari è stata troppo severa. Oltretutto a un’ora antelucana per i politici, le sette del mattino...


«Vi ho partecipato anch’io. Mi alzo tutte le mattine alle sei e mezzo, la cosa non ha cambiato le mie abitudini. Omelia severa? Il Papa ha fatto un’omelia con le letture di quel giorno: probabilmente la critica arriva da persone che non sono abituate ad andare a Messa»

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