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giovedì 23 novembre 2017
 
Don Mazzi
 

Don Mazzi: io, i giudici e Berlusconi

17/03/2014  Dopo la polemica e controversa intervista, il sacerdote precisa le sue parole: "Ho amici carissimi nella Magistratura, sono il cappellano della squadra di calcio dei magistrati. Voglio solo che la giustizia sia uguale per tutti, soprattutto per i più poveri e disperati, e che la pena non si sconti solo in galera".

Tutti sanno che ho almeno tre pallini in testa.
Il primo: non sopporto che i minori vadano in galera, uscirebbero solo più violenti e arrabbiati. Urge organizzare alcune strutture, già in parte esistenti, con persone preparate che rieduchino questi ragazzi nei periodi previsti dalla legge, che non “vivano in un clima carcerario ma impegnato, aperto, motivazionale. La cosiddetta “messa alla prova” (magari con un lessico diverso) dovrebbe diventare normalità e non eccezione.

Il secondo pallino riguarda tutti quei poveretti stipati a marcire nelle galere come sardine, per minuscole illegalità in attesa di giudizi che non arrivano mai perché troppi magistrati sono impegnati in grandi ed infiniti processi. Ho amici carissimi nella Magistratura, sono il cappellano della squadra di calcio dei magistrati. Piero Grasso lo conosco da decenni. Voglio che la giustizia sia uguale per tutti, soprattutto per i più poveri e disperati, e che la pena non si sconti solo in galera.

Il mio terzo pallino, ed è quello che mi crea più malintesi ed antipatie, consiste nel voler accogliere tutti, soprattutto gli irrecuperabili. Non mi interessa che nome abbiano e che ruolo coprano. Se qualcuno si pente e lavora per la sua “redenzione” io ci sono. Ho aiutato tutti, dai terroristi più pericolosi, ai giovani borderline, agli adulti più discussi. Quando mi hanno chiesto se sarei stato disponibile a ricevere anche Berlusconi, sapevo bene a cosa andavo incontro. Ho detto di non aver niente in contrario, purché stesse alle mie regole. Nessuno, secondo me, è così cattivo quanto sembra.

Un piccolo Abele è dentro a tutti. Non voglio proteggere pedofili, mafiosi, corrotti, spacciatori e protettori. Voglio che cambino e molti lo hanno fatto. Tutto ciò e niente di più, dico e faccio da trenta anni. Vivo serenamente in quattro metri quadrati in Cascina nel Parco Lambro rischiando la pelle, con i casi più difficili. Non credo di essere superficiale e malato di protagonismo. Sono felice e voglio morire sulla breccia, al di là di ogni ideologia e colore politico perché i Pastori, come dice il Papa, non si fanno tante domande. Accolgono, ascoltano e perdonano. E sperano in un mondo più semplice e migliore.  

 
 
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