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Meno dicasteri e uffici più snelli. Ecco la riforma voluta dal Papa

04/02/2015  Monsignor Marcello Semeraro, vescovo di Albano e segretario del Consiglio dei nove cardinali, illustra il processo di rinnovamento della Curia. L'obiettivo finale è rendere più snella la burocrazia ecclesiale, concentrandosi intorno a due grandi poli: laici-famiglia-vita il primo, carità-giustizia-pace il secondo.

Una Curia «più snella e agile». Con meno dicasteri e competenze più definite. Sta per giungere a compimento la prima importante tappa della lunga riforma che papa Francesco ha avviato subito dopo la sua elezione e che, come ha annunciato lui stesso, presenterà al prossimo Concistoro che si terrà a metà febbraio.
«Le novità sono già state annunciate nell’incontro di fine novembre con i capi dicastero», spiega monsignor Marcello Semeraro, vescovo di Albano e segretario del C9 (Consiglio dei nove cardinali per la riforma della Curia), «e riguardano fondamentalmente l’idea di far convogliare alcuni Pontifici consigli attorno a due grandi poli: laici-famiglia-vita il primo, carità- giustizia-pace il secondo. Se anche nel Concistoro si registrerà il consenso che c’è già stato da parte dei capi dicastero si andrà verso un alleggerimento della Curia, con una struttura più gestibile rispetto a oggi».

Le voci dei cinque continenti

Ci sono volute 45 riunioni – e altre sei sono in programma dal 9 all’11 febbraio – per affrontare con completezza tutto il tema della riforma. «Con un’ampia consultazione, non solo dei capi dicastero, ma anche delle voci dei cinque continenti dai quali provengono i cardinali del Consiglio istituito dal Papa. La riforma ha bisogno dei suoi tempi perché si tratta di trovare un equilibrio », aggiunge monsignor Semeraro.
«Occorre infatti rendere più snella la struttura, ma senza minimizzare i problemi. Nel corso del tempo, soprattutto sotto il pontificato di Giovanni Paolo II, sono sorti diversi dicasteri. E se le Congregazioni rispondono a esigenze che riguardano atti fondamentali per la vita della Chiesa, bisogna invece ricordare che i Pontifici consigli rispondono a delle emergenze che si manifestano anche in una maniera contingente.
Qualcosa che è rilevante per un certo arco di tempo può non esserlo successivamente e viceversa. È questa “ricognizione” che si è fatta cercando di evitare l’eccessiva settorializzazione, ma anche evitando che finisca tutto in un calderone dove i problemi sembrano indistinti». Mentre in molti dicasteri ci si chiede che fine faranno i propri uffici, perché è stato spiegato che «il risultato finale non sarà la somma algebrica dell’esistente » ma molti uffici saranno accorpati, cominciano già le discussioni sui nomi da dare ai due nuovi grandi poli.

C’è chi vorrebbe una maggiore sottolineatura dell’unione uomo- donna, con la parola matrimonio esplicitamente citata nel polo laici-famiglia- vita. E chi, sull’altro fronte, si chiede se la parola carità debba precedere o seguire la parola giustizia. Quel che mette d’accordo tutti, a quasi 27 anni dalla promulgazione della Costituzione Pastor bonus, è che un nuovo documento sulla Curia romana debba tener conto sia dei tempi mutati, sia dell’esigenza che essa sia sempre di più uno strumento di aiuto al Papa e non una struttura autonoma, di potere, poco incline alla collaborazione.
«Speriamo poi che questa semplificazione ricada a cascata anche sulle Chiese locali», si augura il vescovo di Albano, «perché, dalle Conferenze episcopali alle diocesi, le nostre Curie “copiano” un po’ il modello romano. Abbiamo bisogno di un aggiornamento e di uffici più funzionali. Ripeto, con l’equilibrio necessario, evitando che l’eccessiva semplificazione faccia diminuire l’attenzione su alcune questioni. Ma cercando anche di non creare settori così specifici da rendere poi difficile la comunicazione e la collaborazione con gli altri».

Tempi ancora lunghi

Secondo il cardinale Óscar Rodríguez Maradiaga, coordinatore del gruppo di cardinali chiamati a consigliare il Papa nel governo della Chiesa universale e per il progetto di revisione della Curia, la riforma potrebbe essere pronta già nel 2015. Ma il Papa ha un po’ frenato l’ottimismo spiegando, in unintervista, che i tempi di preparazione e di approvazione di una nuova bozza di Costituzione saranno più lunghi. «Non penso però che si vada molto più in là dell’inizio del 2016», dice ancora monsignor Semeraro, «il lavoro è cominciato, fittissimo, dall’aprile del 2013 e abbiamo già programmato tutti gli incontri del 2015. Il consenso c’è e sarà poi il Papa, naturalmente, ad avere l’ultima parola».

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