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giovedì 13 dicembre 2018
 
Politica e religione
 

Francia, un fedelissimo di Erdogan alla testa dell’Islam

08/06/2017  Il prossimo presidente del Consiglio francese per il Culto Musulmano potrebbe essere il turco Ahmet Ogras, amico carissimo di Ergogan. Per molti una sorta di cavallo di Troia in Francia per un Islam rigoroso che proprio il "sultano" Erdogan sta instaurando in Turchia

L’inviolabile è stato violato. Notre Dame a Parigi era il target numero uno del gigantesco dispositivo di sicurezza volto a proteggere i siti più sensibili della capitale. Il monumento era in cima alla lista stilata dai servizi segreti, ma questo non ha impedito che il sangue macchiasse il sagrato della cattedrale più celebre al mondo. L’attacco a colpi di martello messo in atto ai danni di un poliziotto da Farid Ikken, ex-giornalista algerino di 40 anni, radicalizzato e finito nelle spire di Daesh a tempo di record, non era previsto da nessuno, come purtroppo non sono prevedibili le mosse delle centinaia di lupi solitari che soccombono alla chimera jihadista sul web e agiscono da soli, con armi e mezzi improvvisati.

Sull’Ile de la Cité, i turisti si sono ritrovati prigionieri per ore sotto le volte gotiche della cattedrale, in attesa che le forze dell’ordine finissero le operazioni di controllo. Le terrazze dei caffè si sono svuotate in un baleno diventando palcoscenici improvvisati dove il panico otteneva per l’ennesima volta il ruolo di protagonista, tra volti terrei, sedie rovesciate e bicchieri in frantumi. 

Dall’altro lato della città, nello stesso istante, nei quartieri silenziosi e solenni risparmiati dai turisti in short, là dove vengono prese le decisioni che contano, presso Il Consiglio francese per il Culto Musulmano, veniva fatto il nome di Ahmet Ogras come prossimo presidente. Sarebbe la prima volta che un turco viene eletto a capo del CFCM, fino ad ora i leader rappresentanti del Consiglio erano stati algerini o marocchini. Nulla da dire su questa novità, se non fosse che Ahmet Ogras ha un amico carissimo -nonchè mentore- che porta il nome di Erdogan. In un contesto politico internazionale dove l’Unione Europea e la Turchia si guardano in cagnesco, la decisione del CFCM non sembra dunque fra le più felici. C’è già chi vede in Ogras una sorta di cavallo di Troia in Francia per un Islam rigoroso e rivendicativo come quello che sta instaurando Erdogan in Turchia.

L’ascesa sociale e politica di Ogras sarebbe tutta merito di Erdogan: sua cognata e diversi altri parenti lavorano infatti nelle relazioni pubbliche del palazzo presidenziale di Ankara. Ogras è un fedelissimo del presidente, ne condivide le convinzioni e lo ha sostenuto in numerose battaglie. Fu lui, ad esempio a organizzare nella capitale turca una gigantesca manifestazione contro la Francia, quando, nel 2012, il governo Sarkozy promulgò una legge per sanzionare chi avesse negato il genocidio armeno, scatenando la reazione bellicosa del governo turco. L’applicazione della legge provocò una crisi nei rapporti fra Parigi e Ankara e diversi boicottaggi nelle relazioni commerciali fra i due Paesi. Ogras appoggiò così Erdogan nella sua lotta per impedire una legge che riconosceva di fatto le centinaia di migliaia di vittime armene e l’orrore del genocidio perpetrato nel 1915, impedendo che i fatti venissero minimizzati o negati.

Il Ministro dell’Interno Gerard Collomb non ha ancora commentato la decisione del Consiglio Francese per il Culto Musulmano. Nessuno ha espresso pareri neppure sul fatto che Ahmet Ogras non si è mai occupato di religione finora, essendo semplicemente un businessman, da qualche anno proprietario di un’agenzia di viaggio nel decimo arrondisement parigino. Eppure qualcuno nelle alte sfere dovrebbe pur inquietarsi. Che dire ad esempio della vicinanza tra Ogras e il movimento islamico e nazionalista Milli Gorus? Quest’ultimo è estremamente attivo in tutto l’est della Francia, Strasburgo in testa. Proprio nel capoluogo alsaziano Milli Gorus ha finanziato uno dei più grandi luoghi di culto musulmani in Europa. Nel centro si tengono corsi di lingua turca e di religione e si teme che venga così trasmesso ai fedeli il discorso nazionalista e islamista proprio al movimento.

Nella Francia di oggi, la situazione è quella di: «Houston, abbiamo un problema», verrebbe da dire. Occupatissimo sulla scena internazionale, già scosso dai primi scandali (il Ministro Richard Ferrand avrebbe acquisito un bene immobiliare abusivamente con una manovra fraudolenta), interrogato sugli esiti della nuova Loi Travail, Emmanuel Macron non ha ancora fatto il punto sullo sviluppo esponenziale dell’Islam radicale sul suolo francese. Mentre Qatar e Arabia Saudita finanziano moschee wahhabite nelle cités, l’Islam di Erdogan sta per diventare il referente culturale per i musulmani di Francia. Intanto, si avvicina il voto delle legislative e tra i candidati si presentano i 68 rappresentati del partito Egalité et Justice (PEJ), di origine turca, prossimi dell’AKP -il partito di Erdogan - e strenui difensori della visione islamo-conservatrice del presidente. La Turchia mira ad aumentare il suo soft power presso i nostri vicini d’oltralpe? Si direbbe proprio di sì.

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