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Officina del Sole: «Non chiamateci fan club, siamo comunità»

15/06/2017  Nata da un gruppo di fan della rock band di musica cristiana The Sun, l’Officina del Sole conta 500 iscritti, che si ritrovano anche per pregare insieme

La bellezza dei movimenti religiosi è la capacità di dare vita a delle comunità di persone. Tuttavia esiste una bellezza ancora più grande, seppur rara: quando il rapporto si inverte ed è una comunità a generare una spiritualità nuova, dando slancio ai valori della Chiesa. Ed è questa la storia dell’Officina del Sole: un’associazione culturale ricreativa non profit nata come fan club del gruppo musicale The Sun ma che, spinta dalla dialettica dei rapporti interpersonali, è finita per diventare qualcosa di più grande.

PIÙ DI UN FAN CLUB

Tutto ha avuto inizio in una primavera di quattro anni fa, a Parma: un gruppetto di otto amici scopre la musica del gruppo rock italiano The Sun e inizia ad andare ai loro concerti. Prima e dopo gli spettacoli si ferma a chiacchierare con i membri della band: il cantante Francesco Lorenzi, il batterista Riccardo Rossi, il bassista Matteo Reghelin e il chitarrista Gianluca Menegozzo. Così, piano piano diventano amici: «Eravamo mossi dalla curiosità di capire se, dietro alle canzoni della band, ci fosse una profonda autenticità», racconta Matteo Folezzani, attuale presidente dell’Officina del Sole. «L’idea dell’Officina nasce dalla bellezza che abbiamo provato nell’incontro con i The Sun e dal desiderio di sperimentare qualcosa di più e di diverso, rispetto a quanto già ciascuno di noi stava vivendo nelle proprie vite».

Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, la proposta di fondare un’associazione che fosse più di un fan club (anche se, almeno all’inizio, si è usata questa espressione) non arriva dalla band che, anzi, rimane stupita dalla proposta di quel gruppetto di Parma. «Ho riflettuto a lungo prima di dare loro una risposta: non volevo un fan club nel senso comune del termine, doveva esserci qualcosa di più», conferma Francesco Lorenzi. «Abbiamo annunciato la nascita dell’Officina il 9 aprile 2014, durante il viaggio in Terra Santa». Fin da subito, la band si è resa disponibile a partecipare alle attività proposte dall’associazione, lasciando però piena autonomia di iniziativa al direttivo dell’Officina.

Tale impostazione ha permesso ai membri di andare a fondo delle ragioni che li spingevano a voler fare rete tra loro: ben presto la passione per la musica diventa lo spunto per vedersi e approfondire la propria fede. Le attività proposte spaziano dagli aperitivi e dalle preghiere prima dei concerti dei The Sun, ai ritiri spirituali (l’ultimo si è svolto, dal 26 al 28 maggio, a Loppiano).

METTERE IL VANGELO IN AZIONE

  

Da alcuni mesi a questa parte, inoltre, nel nord-ovest d’Italia l’Officina segnala mensilmente alcuni incontri organizzati da altre associazioni e parrocchie sul territorio che, pur non prevedendo la presenza della band, possono essere delle occasioni di ritrovo e di confronto.

«I The Sun ci sono, sono importanti ed è bello ascoltare tutti insieme la loro musica ma è ancora più bello condividere con loro la preghiera. Più andiamo avanti e più è chiaro che non siamo al loro seguito: siamo insieme a loro nel seguire qualcun Altro», spiega Elisa Manenti, del direttivo dell’associazione. A sua volta, anche l’Officina ha iniziato a strutturarsi al suo interno: prima si è dotata di una rete di capizona, poi di quattro laboratori che si occupano, oltre che degli aspetti logistici, di promuovere l’informazione e la formazione culturale tra gli iscritti. Dopodiché ha dato vita all’Officina contemplattiva: formata da Francesco e Riccardo dei The Sun, suor Federica, Andrea Navarin e Laura Negri, si fa promotrice delle attività più spirituali. «L’abbiamo chiamata “contemplattiva”, con due “t”, per sottolineare che non vogliamo fermarci solo all’aspetto spirituale: l’azione e lo spirito sono come due polmoni. L’uno non può prescindere dall’altro», spiega Navarin. «Evangelizzare vuol dire,  come spiega la parola stessa, “mettere in azione” il Vangelo, con tutta la sua potenzialità, nella vita quotidiana».

NATI PER CONDIVIDERE LA FEDE

Oggi Officina del Sole vanta oltre 500 tesserati: tra loro ci sono ragazzi, famiglie, giovani lavoratori, persone consacrate.

«È chiaro che non siamo tutti allo stesso punto del cammino, ma è proprio questa la ricchezza: desideriamo proseguire insieme anche partendo da livelli diversi, confrontarci sui nostri percorsi, ascoltare le esperienze gli uni degli altri», aggiunge Laura Negri.

L’apertura e l’accoglienza sono infatti i due tratti caratteristici dell’Officina che, al suo interno, annovera, oltre a un buon numero di persone che si sono di recente avvicinate al Vangelo, molte persone appartenenti all’Azione cattolica, ai movimenti dei Focolari, del Rinnovamento dello Spirito, di Comunione e Liberazione, nonché una nutrita schiera di persone attivamente presenti in parrocchia. «L’Officina non è un nuovo movimento, ma un luogo di condivisione e di incontro», precisa Teresa Taurino, capozona del nord-ovest. «La fede può crescere soltanto se la si condivide: la presenza di compagni di cammino è essenziale per non cedere alla tentazione di una fede comoda, esclusivamente vissuta nell’intimo dei propri pensieri e che, ad un certo punto, muore per l’asfissia di essersi ripiegata su se stessa».

L’apertura a vari carismi emerge anche dalla dialettica che l’Officina ha saputo instaurare con il clero: attorno all’associazione gravitano una rosa di preti che amano definirsi “amici dell’Officina”, tra cui padre Gabriele Pedicino, don Tony Drazza, don Samuele Battistella, don Mario Cornioli, don Danilo Costantino, don Massimo D’Ambrosca, nonché il vescovo Domenico Sigalini.

«Di solito c’è il rischio che i fan siano delle persone un po’ cieche», ammette padre Gabriele, «loro invece ci vedono molto bene. I The Sun hanno lasciato libere le persone che li seguono; queste, a loro volta, hanno trovato nella dimensione della preghiera e del servizio il cuore del loro ritrovarsi».

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