logo san paolo
lunedì 14 ottobre 2019
 
Missione
 
Credere

Padre Giampietro Carraro: «Porto speranza nell’inferno di Cracolandia»

15/11/2018  Il fondatore di Missão Belém opera nella zona di San Paolo del Brasile in balia della droga sintetica. «C’è una povertà santa, che è quella di Gesù, e una povertà schiava, quella dell’indigenza e delle dipendenze»

Da 13 anni, ormai, condivide la vita con quelli che chiama «i miei fratelli di strada»: tossicodipendenti, alcolisti e senza fissa dimora. È uno dei pochi, forse l’unico – la polizia ci ha rinunciato – che riesce a entrare nella Cracolandia (ossia la “terra del crack”, la droga sintetica) di San Paolo del Brasile: un chilometro quadrato nel centro della città, dove centinaia di persone spacciano e si drogano alla luce del sole. Nella sua missione lo affianca una consacrata brasiliana, Cacilda Da Silva Leste, di 45 anni. E sono ormai migliaia i membri di Missão Belém (Missione Betlemme) che, in Brasile e in Italia, stanno seguendo le sue orme. Ce n’è abbastanza per dire che, a dispetto del suo stile dimesso e della storia che egli racconta sottovoce, padre Giampietro Carraro è un prete fuori dal comune? Se abbiamo pensato a lui in occasione della Giornata mondiale dei poveri è perché per questo missionario davvero «i poveri sono la carne di Cristo», come papa Francesco non smette di ricordarci. Per «dare una famiglia a chi non ha famiglia», insieme con l’inseparabile Cacilda, il missionario – veneto di origine,  56 anni di età, da oltre venti in Brasile – ha creato Missão Belém.  

Lui la definisce «una chiamata nella chiamata». «Siamo scesi in strada», racconta, «per vivere in comunione con quanti là vivono: persone che, nella maggior parte dei casi, si sentono al capolinea, rifiutate da tutti, senza più speranza».

DA SCHIAVI A SANTI

La base di Missão Belém è in una favela nel cuore di San Paolo; la “casa” di padre Giampietro – ho avuto modo di andarci nel 2014 – altro non è che un angusto bugigattolo fatto di mattoni nemmeno intonacati e arredato con mobili di recupero. Da lì, giorno dopo giorno, questo prete tenace e i suoi collaboratori partono per accostare i dannati della terra e offrire loro una seconda opportunità.

Il segreto, spiega padre Giampietro, si chiama spiritualità, vale a dire uno sguardo autenticamente di fede sul povero e la povertà. «Non c’è nulla di poetico quando avvicini il povero reale. Le situazioni che incontriamo in strada sono terribili: la gente è spesso immersa nell’urina, piena di cimici, non di rado sotto gli effetti della droga o dell’alcol. Abbracciare persone in quello stato non è facile», sottolinea padre Giampietro. Aggiunge: «Il primo anno di Missão Belém io e Cacilda siamo andati ad Assisi. Davanti a san Francesco, abbiamo capito una cosa fondamentale: c’è una povertà santa, quella di Gesù che si è fatto uomo per noi a Betlemme, e una povertà schiava, di coloro che sono vittime di alcol, droga ed esclusione. Noi non vogliamo arricchire i poveri,  ma trasformare la povertà schiava in povertà santa. In questo consiste la nostra sfida, che chiamiamo “evangelizzare l’inferno”». Padre Giampietro insiste molto su questo: «Anche se oggi, di fatto, Missão Belém, numeri alla mano, è la principale realtà di accoglienza in Brasile, noi non siamo un’opera sociale, ma di evangelizzazione».

L’EUCARESTIA NELL’INFERNO

  

Sono passati anni, ma padre Giampietro non ha dimenticato la prima volta in cui si avvicinò alla Cracolandia: «Eravamo circa 200 persone in processione, io davanti col Santissimo. A un certo punto ci si para davanti una sorta di muro umano (non meno di 500 persone). In quel momento ho pregato la Madonna e di colpo il muro si è aperto, le persone si sono spostate, trafficanti compresi, e siamo passati in mezzo. A partire da quella notte, abbiamo ripetuto queste visite in mezzo ai poveri con Gesù Eucaristia e non abbiamo mai avuto problemi di sorta».

Come e perché nacque l’idea di portare il Santissimo all’inferno padre Carraro lo spiega così: «La Cracolandia di San Paolo è sovrastata da una grande statua di Gesù risorto che appartiene a una chiesa dei Salesiani. Portando Gesù eucaristico là, in quel contesto di miseria ed emarginazione assoluta, volevamo riaffermare visivamente che Cristo è il Risorto e portare risurrezione dove tutto parla di morte. Non è una bella teoria: ogni volta che andiamo in Cracolandia, mediamente una ventina di persone accompagnano la processione e successivamente chiedono di essere accolte a Missão Belém e, così, provare a cambiare vita».

170 CASE PER CHI HA BISOGNO

Funziona? Giudicate voi. Nell’arco di 13 anni, Missão Belém ha realizzato 100 mila accoglienze, di cui hanno beneficiato 60 mila persone (alcuni tornano più volte), per un totale di 4 milioni di giorni di ospitalità. «Lo dico non per vantarci», puntualizza padre Carraro, «ma per far capire lo sforzo messo in atto per questa povera gente, in assenza dello Stato». In Brasile le strutture di Missão Belém dispongono di 2.200 posti letto, distribuite in 170 case. Ben 600 di questi sono riservati a malati, sia psichici che fisici. «Una delle ultime persone che abbiamo accolto, forte bevitore», spiega padre Giampietro, «non si era accorto che un topo gli stava letteralmente mangiando il polpaccio; temevamo l’amputazione dell’arto, un’eventualità che, fortunatamente, i medici sono riusciti a scongiurare».

A gestire le varie case sono, in gran parte, volontari: persone che vengono dalla strada e, una volta recuperate, si mettono al servizio degli altri a tempo pieno: «Sono circa 200, ossia l’1 per cento delle 20 mila che, in totale, abbiamo contribuito a riscattare dal circolo della droga o dell’alcol». Padre Gilson è uno di essi: fisico da buttafuori, sorriso contagioso. «Oggi è prete, ma era tossicodipendente, anzi: è stato uno dei fondatori della Cracolandia», racconta padre Carraro. «Uscito dal tunnel della droga, 12 anni fa ha conosciuto la nostra realtà e, con noi, pian piano ha scoperto la sua vocazione, finché il cardinale di San Paolo, Odilo Pedro Scherer, lo ha ordinato sacerdote».

Sono i miracoli che avvengono a Missão Belém. «Marcio, nella sua vita precedente, rubava camion ed era finito in galera per questo. Oggi è responsabile di una rete di nostre case di accoglienza». Per dirla col Vangelo: pietre di scarto che diventano pietre angolari.

CHI È?

  

Padre Giampietro Carraro è nato nel 1962 a Sandon di Fossò (Venezia). Proviene dall’esperienza della Comunità di Villaregia e, successivamente, ha operato in Aliança de misericórdia, un’associazione missionaria di San Paolo del Brasile che si occupa dei poveri. Avvertendo una chiamata speciale a identificarsi più radicalmente con il popolo della strada, nell’ottobre 2005, con la benedizione dell’arcivescovo di San Paolo di allora, il cardinale Claudio Hummes, ha iniziato Missão Belém, che nel 2010 ha ricevuto l’approvazione ufficiale della diocesi di San Paolo. Oggi Missão Belém è presente in Brasile, ad Haiti, in Bosnia e pure in Italia, con un migliaio di sostenitori. Conta gruppi in varie città italiane, dal Nord al Sud (Lamezia Terme), e propone incontri di spiritualità per singoli (Ruah) e per coppie (Cana).Info: www.missionebelem.com.

I vostri commenti
0
scrivi
 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo
Collection precedente Collection successiva
FAMIGLIA CRISTIANA
€ 104,00 € 92,90 - 11%
MARIA CON TE
€ 52,00 € 39,90 - 23%
CUCITO CREATIVO
€ 64,90 € 43,80 - 33%
CREDERE
€ 78,00 € 52,80 - 32%
FELTRO CREATIVO
€ 22,00 € 0,00 - 18%
BENESSERE
€ 34,80 € 29,90 - 14%
AMEN, LA PAROLA CHE SALVA
€ 46,80 € 38,90 - 17%
IL GIORNALINO
€ 117,30 € 91,90 - 22%
JESUS
€ 70,80 € 60,80 - 14%
GBABY
€ 34,80 € 28,80 - 17%
GBABY
€ 69,60 € 49,80 - 28%