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L'arcivescovo di Milano Mario Delpini nella Basilica di Sant'Ambrogio durante la sessione di chiusura della fase diocesana della causa di beatificazione del servo di Dio don Luigi Giussani
In una Basilica di Basilica di Sant'Ambrogio gremita di fedeli sia all’interno che fuori, si è conclusa giovedì pomeriggio a Milano la fase diocesana della causa di beatificazione del Servo di Dio Luigi Giussani, sacerdote ambrosiano morto nel 2005 e fondatore di Comunione e Liberazione.
La cerimonia si è aperta con la celebrazione dei Secondi Vespri nella solennità dell’Ascensione del Signore ed è proseguita con l’ultima sessione pubblica del processo canonico «circa la vita, le virtù e la fama di santità in specie e i fatti straordinari in genere del Servo di Dio monsignor Luigi Giussani».
Alla presenza dell’arcivescovo di Milano Mario Delpini, che indossava la stola di Paolo VI quando firmò l’Enciclica Populorum Progressio, del delegato arcivescovile per le Cause dei Santi monsignor Ennio Apeciti, della postulatrice, la professoressa Chiara Minelli, e dei notai incaricati, sono state sigillate con la ceralacca e i timbri le scatole contenenti tutta la documentazione raccolta nel corso dell’inchiesta diocesana, che sarà ora trasmessa al Dicastero delle Cause dei Santi della Santa Sede.
Numerose le autorità presenti tra cui Anna Scavuzzo, vicesindaco di Milano e Raffaele Cattaneo, sottosegretario alla presidenza di Regione Lombardia, assieme ad altri consiglieri e rappresentanti delle istituzioni locali, tra cui Carlo Moscatelli, sindaco di Desio (Monza Brianza), città natale di don Giussani. Presente anche Elena Beccalli, rettrice dell’Università Cattolica (dove don Giussani ha insegnato Teologia dal 1964 al 1990), insieme ad altri presidi e dirigenti dell’ateneo. Hanno concelebrato diversi vescovi: Andrea Bellandi, arcivescovo di Salerno-Campagna-
Acerno, Massimo Camisasca, vescovo emerito di Reggio Emilia-Guastalla, Ivan Maffeis, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e consigliere spirituale della Fraternità di CL, Giovanni Paccosi, vescovo di San Miniato, Corrado Sanguineti, vescovo di Pavia, Filippo Santoro, arcivescovo emerito di Taranto. Presente anche Linda Ghisoni, Sottosegretario Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, oltre ad alcuni rappresentanti di altri movimenti: Giuseppe Contaldo, Presidente del Rinnovamento nello Spirito, Delfina Colombo, Presidente delle ACLI milanesi, Erika
Floridi e Alessandro Capelli di AGESCI Lombardia, Aldo Molinari e Biancarosa Colombo in rappresentanza del Cammino Neocatecumenale.


Nel 2012 l’apertura della causa
La causa era stata avviata nel 2012 dall’allora arcivescovo di Milano Angelo Scola. In questi anni due teologi hanno esaminato gli scritti pubblicati di don Giussani, attestando l’assenza di errori in materia di fede e di morale e approfondendone il pensiero teologico e la spiritualità. Parallelamente è stata costituita una Commissione storica per raccogliere documenti e testimonianze utili a ricostruirne la vita e l’opera.
Due anni fa, il 9 maggio 2024, sempre nella Basilica di Sant’Ambrogio, l’arcivescovo Delpini aveva aperto la fase testimoniale pubblica del processo. In un anno sono state raccolte circa ottanta testimonianze sulla spiritualità, la fama di santità e l’eredità ecclesiale del fondatore di Comunione e Liberazione.
Ora tutti gli atti saranno inviati al Dicastero che esaminerà la documentazione nelle successive tappe previste dal diritto canonico. Se il Papa riconoscerà l’eroicità delle virtù di don Giussani, il sacerdote ambrosiano potrà essere dichiarato Venerabile. Per la beatificazione sarà poi necessario il riconoscimento di un miracolo attribuito alla sua intercessione; un secondo miracolo aprirebbe infine la strada alla canonizzazione.


Davide Prosperi: «Gioia immensa»
«È un passaggio importante per il movimento e per tutta la Chiesa, le due cose coincidono: il movimento è in funzione della Chiesa, su questo punto don Giussani ha sempre insistito», ha dichiarato Davide Prosperi, presidente di Comunione e Liberazione, a margine della celebrazione, esprimendo «l’immensa gioia di tutti gli appartenenti a CL per questo ulteriore e fondamentale passo del percorso con cui la Chiesa riconosce la bontà della testimonianza di vita cristiana di don Giussani, per la Chiesa stessa e per il mondo. Una gioia», ha aggiunto Prosperi, «espressa anche dall’ampia partecipazione alla cerimonia: migliaia di persone erano presenti in Basilica e in piazza Sant’Ambrogio, e in altre diverse migliaia hanno seguito l’evento collegate da remoto. Si tratta di persone con storie personali, provenienza ed età molto diverse, ma con in comune l’esperienza di una vita rinnovata dall’incontro con don Giussani e con il movimento. Il mio ringraziamento personale va anche ad ognuno di loro. Ora intendiamo proseguire con ancora maggior decisione sulla strada tracciata da don Giussani, in comunione con il Papa e con tutta la Chiesa, con il desiderio che diventi sempre più nostra la coscienza con cui don Giussani, giovane sacerdote ambrosiano di 23 anni, scriveva all’amico Angelo Majo: “Noi Gesù ha scelto per gridare nel mondo il suo Amore e la felicità degli uomini: la grande e inenarrabile felicità che ci attende”».


«Don Giussani uomo di Dio ma il movimento eviti trionfalismo e nostalgia»
Nell’omelia, l’arcivescovo Delpini ha indicato tre motivi di gioia che segnano questo momento ecclesiale. Il primo è il riconoscimento di don Giussani come «un uomo di Dio»: «Un uomo, un prete che con la sua vita e con le sue parole e con il suo carisma ha condotto a incontrare il Cristo. Questo è il dono più grande che è stato fatto a monsignor Giussani e che attraverso di lui è stato fatto a tutti coloro che hanno percorso questo cammino».
Il secondo motivo di gioia, ha spiegato l’arcivescovo, è «la gioia di sentire con la Chiesa, di sentirsi dentro questa Chiesa» sottolineando il lungo lavoro compiuto per arrivare alla conclusione dell’inchiesta diocesana: «La Chiesa di Milano ha riconosciuto che questa causa di beatificazione può essere consegnata al supremo discernimento».
Il terzo motivo riguarda invece la storia nata dal carisma del fondatore di Comunione e Liberazione: «Attraverso il carisma di don Giussani molte persone di tutte le età, di tutti i Paesi hanno cominciato una storia, hanno riconosciuto una parola rivolta a loro, un messaggio che ha colpito nel profondo dell’umano, un’apertura di orizzonti che ha allargato il cuore».


Delpini ha quindi ricordato come per molti l’incontro con Giussani sia stato «un punto di partenza» da cui sono nate vocazioni, responsabilità ecclesiali e impegno nella società: «Questa storia ha un’origine unitaria», ha affermato, «e permette di gioire di una comunione che si consolida. Riconoscere questa origine unitaria permette di gioire di una comunione che si consolida, di essere un cuor solo e un'anima sola che diventa quasi una verifica della verità del cammino che con Don Giussani è cominciato».
L’arcivescovo ha però anche messo in guardia il movimento da tre possibili tentazioni. La prima è quella di fare di Giussani «uno schermo», fermandosi alla sua figura senza andare oltre verso Cristo: «L’importanza, l’affetto, la riconoscenza rischiano a volte di fare di Giussani il punto d’arrivo, mentre lui è stato un invito ad andare verso Dio».
La seconda tentazione è quella di considerare l’opera del sacerdote e appassionato educatore come «un giacimento», una miniera di testi e citazioni da utilizzare senza lasciarsi provocare dalla loro vitalità: «L’opera di Giussani deve essere una sorgente, non dei reperti da rievocare», ha detto Delpini, «una freschezza che continui a fecondare la terra e il cuore e il movimento e tutti coloro che li incontrano».
Infine il richiamo alla tentazione del «trionfalismo»: «La vocazione del movimento non è attirare l’attenzione su di sé, sulle proprie realizzazioni o sui numeri, ma essere un dono per la Chiesa, per la società, per il presente e per il futuro perché», ha ricordato l’arcivescovo, «don Luigi Giussani è stato un uomo di Dio e un uomo di Chiesa e la Chiesa riconosce oggi come Servo di Dio per fare della nostra storia, della storia di ciascuno di voi come una storia di grazia».





