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Diciotto anni fa fu tra i 60 professori firmatari di una lettera che sconsigliava l’invito a Benedetto XVI per aprire l’anno accademico dell’Università La Sapienza. Per la visita di papa Leone, invece, Giorgio Parisi, Nobel per la fisica, è in prima fila al saluto iniziale e lo applaude più volte, seduto in seconda durante il suo intervento.
Professore, il clima è cambiato?
«Intanto una precisazione. Quella lettera la scrivemmo 19 anni fa, nel novembre del 2007. Era una lettera riservata con la quale consigliavamo di non fare la visita “se questo era possibile”. Quindi non volevamo minimamente annullare una visita già annunciata al mondo, che sarebbe stato, come è stato, un atto di scortesia. Era, per quanto mi riguarda, un consiglio molto ragionevole di spostare la visita in un’altra occasione. Quella lettera finì poi sui giornali, senza data, l’8 gennaio, con la visita annunciata per il 10, quindi con un altro sapore. Non era nostra intenzione innescare le polemiche che portarono poi alla cancellazione di quell’incontro».
C’è anche un approccio diverso di papa Leone matematico alla scienza, rispetto a Benedetto?
«Certamente c’è una diversità, ma la cosa più importante, secondo me, è proprio il contesto differente. Questa è stata una visita pastorale. Allora fu diverso. Come non si invita il Presidente della Repubblica ad aprire l’Anno Santo, così non si invita un Papa ad aprire un anno accademico. In ogni caso, sono contento di tutto quello che questo Papa sta facendo».
Cosa l’ha colpita di più di questa visita?
«Intanto il messaggio di speranza e di pace che ha portato. Questo è estremamente importante perché negli ultimi anni ci stiamo sempre più allontanando da questo, mentre è importante rimettere la pace al primo posto. La pace è qualcosa che bisogna preparare, che bisogna costruire. Se non la si costruisce attivamente, dalla pace ci si allontana. Negli ultimi decenni non ci siamo molto preoccupati di questo perché pensavamo di aver raggiunto la pace. Un secondo argomento, correlato al primo, è che l’intelligenza artificiale non deve essere utilizzata per scopi bellici. Qui riprende quanto detto anche da papa Francesco al G7 e anche da moltissimi scienziati, che cioè la decisione su chi deve essere ucciso, posto che io credo che non debba essere ucciso nessuno, non può essere lasciata alla Ia. È importante che sia venuto a dire queste cose in una università dove vengono allevati gli scienziati del futuro».
Ma crede che la Chiesa debba pronunciarsi sull’uso dell’Intelligenza artificiale?
«C’è bisogno di chiarire di chi sono le responsabilità nell’uso della Ia. Chi decide che una persona che cammina per strada è un terrorista e può essere ucciso? Questa questione non può essere lasciata a un algoritmo. Si tratta di un tema morale estremamente importante, e quindi è giusto che la Chiesa si pronunci. Non si sta decidendo qual è l’algoritmo migliore per decidere quale persona uccidere. Il punto è che è non si può lasciare una decisione tanto grave ad armi automatiche guidate dalla Ia. E poi ci sono tutti i problemi legati alla libertà di espressione e di stampa e di quanto queste siano in qualche modo minacciate, in modo diretto o indiretto, dall’intelligenza artificiale. Ripeto, non si tratta di prendere posizione sulla parte tecnica, sull’algoritmo, ma di capire che certe cose hanno delle conseguenze e riflettere su queste. Sui problemi morali è fondamentale, non solo giusto, che la Chiesa prenda posizione».
A proposito di uso bellico della intelligenza artificiale il Papa ha parlato di Gaza, ma ha citato anche il Libano, l’Iran, l’Ucraina. Cosa ne pensa?
«Intanto ritengo il riferimento a Gaza fondamentale. Gaza è stata una delle grandi tragedie di questo secolo, con un numero di morti assolutamente elevato e del tutto evitabile. Sono molto contento che il Papa abbia citato Gaza e anche l’accordo fatto dalla Sapienza per portare finalmente qui in Italia studenti o altre persone che possano studiare. È estremamente importante avere questa solidarietà verso un Paese così martoriato. E lì, come negli altri Paesi citati, abbiamo visto quanto può essere distruttivo e deresponsabilizzante l’uso della Ia».
Lei ha applaudito anche quando ha parlato di ecologia.
«Sì. Questo è un tema estremamente importante in cui ha citato la Laudato si’ di papa Francesco e anche la lettera apostolica Laudate Deum. È importante che la Chiesa prenda posizione sui cambiamenti climatici e che abbia accettato quello che dice la scienza».
La voce della Chiesa è ascoltata anche dalla comunità scientifica?
«Sì, anche se, a volte, potrebbe avere una voce più forte. Ma spero che continui a esprimersi».





