E' un dialogo cercato, schietto, fraterno. Papa Francesco scrive al quotidiano la Repubblica. Risponde a una serie di domande sollevate da Eugenio Scalfari. Si rivolge cuore in mano a chi non crede. «Dobbiamo fare un tratto di strada insieme», afferma.
«Dio non è un'idea, sia pure altissima, frutto del pensiero dell'uomo», puntualizza Jorge Mario Bergoglio. «Dio è realtà con la "R" maiuscola. Gesù ce lo rivela - e vive il rapporto con lui - come un Padre di bontà e misericordia infinita. Dio non dipende dal nostro pensiero». Quindi, rivolto a Eugenio Scalfari, «Mi pare che ciò che le sta a cuore è capire l'atteggiamento della Chiesa verso chi non condivide la fede in Gesù. Innanzi tutto, mi chiede se il Dio dei cristiani perdona chi non crede e non cerca la fede. Premesso che - ed è la cosa fondamentale - la misericordia di Dio non ha limiti se ci si rivolge a lui con cuore sincero e contrito, la questione per chi non crede in Dio sta nell'obbedire alla propria coscienza. Il peccato, anche per chi non ha la fede, c'è quando si va contro la coscienza. Ascoltare e obbedire ad essa significa, infatti, decidersi di fronte a ciò che viene percepito come bene o come male. E su questa decisione si gioca la bontà o malvagità del nostro agire».
«In secondo luogo», prosegue il Papa, «mi chiede se il pensiero secondo il quale non esiste alcun assoluto e quindi neppure una verità assoluta, ma solo una serie di verità relative e soggettive sia un errore o un peccato. Per cominciare io non parlerei, nemmeno per chi crede, di verità "assoluta", nel senso che assoluto è ciò che è slegato, ciò che è privo di ogni relazione. Ora, la verità, secondo la fede cristiana, è l'amore di Dio per noi in Gesù Cristo. Dunque, la verità è una relazione! Tant'è vero che anche ciascuno di noi la coglie, la verità, e la esprime a partire da sè: dalla sua storia e cultura, dalla situazione in cui vive, ecc. Ciò non significa che la verità sia variabile e soggettiva. tutt'altro. Ma significa che essa si dà a noi sempre e solo come un cammino e una vita».
«Dio non è un'idea, sia pure altissima, frutto del pensiero dell'uomo», puntualizza Jorge Mario Bergoglio. «Dio è realtà con la "R" maiuscola. Gesù ce lo rivela - e vive il rapporto con lui - come un Padre di bontà e misericordia infinita. Dio non dipende dal nostro pensiero». Quindi, rivolto a Eugenio Scalfari, «Mi pare che ciò che le sta a cuore è capire l'atteggiamento della Chiesa verso chi non condivide la fede in Gesù. Innanzi tutto, mi chiede se il Dio dei cristiani perdona chi non crede e non cerca la fede. Premesso che - ed è la cosa fondamentale - la misericordia di Dio non ha limiti se ci si rivolge a lui con cuore sincero e contrito, la questione per chi non crede in Dio sta nell'obbedire alla propria coscienza. Il peccato, anche per chi non ha la fede, c'è quando si va contro la coscienza. Ascoltare e obbedire ad essa significa, infatti, decidersi di fronte a ciò che viene percepito come bene o come male. E su questa decisione si gioca la bontà o malvagità del nostro agire».
«In secondo luogo», prosegue il Papa, «mi chiede se il pensiero secondo il quale non esiste alcun assoluto e quindi neppure una verità assoluta, ma solo una serie di verità relative e soggettive sia un errore o un peccato. Per cominciare io non parlerei, nemmeno per chi crede, di verità "assoluta", nel senso che assoluto è ciò che è slegato, ciò che è privo di ogni relazione. Ora, la verità, secondo la fede cristiana, è l'amore di Dio per noi in Gesù Cristo. Dunque, la verità è una relazione! Tant'è vero che anche ciascuno di noi la coglie, la verità, e la esprime a partire da sè: dalla sua storia e cultura, dalla situazione in cui vive, ecc. Ciò non significa che la verità sia variabile e soggettiva. tutt'altro. Ma significa che essa si dà a noi sempre e solo come un cammino e una vita».



