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mercoledì 22 novembre 2017
 
 
Credere

Piero Badaloni. Torno in tv per parlare di gente vera

19/01/2017  Il 25 gennaio il giornalista debutta su Tv2000 con il nuovo talk Avanti il prossimo. «Racconteremo con garbo e chiarezza della società e dei problemi delle persone. Con voci del mondo ecclesiale»

Di sicuro Piero Badaloni non è uomo che si tira indietro davanti a una sfida che lo affascina. Chi ha qualche capello bianco lo ricorda alla conduzione del Tg1, poi alla guida di programmi di servizio – Droga che fare, Italia sera – o a quelli di intrattenimento alto, Uno mattina e Piacere Rai Uno, dove il racconto pacato della cronaca trovava sempre un suo spazio qualificato. Uno stile sobrio e garbato, un linguaggio chiaro e concreto. Cinque anni fa Badaloni ha chiuso la sua carriera in Rai, nel frattempo era diventato corrispondente da Berlino, dopo essere stato prestato alla politica per una legislatura, presidente della Regione Lazio, eletto nel ’95 come indipendente appoggiato dal centro-sinistra. «Dopo 45 anni di professione mi sono conquistato il privilegio di essere io a scegliere gli argomenti su cui lavorare». Così produce documentari e scrive libri, l’ultimo, risalente a un paio di anni fa, dedicato alla Spagna e al traffico dei bambini rubati alle madri naturali che si opponevano al regime franchista.

Dal 25 gennaio, a 70 anni, affronta una nuova avventura, su Tv2000, con la conduzione del talk show Avanti il prossimo. Un progetto che, racconta, «mi ha subito intrigato. Quando il direttore di Tv2000, Paolo Ruffini, me ne ha parlato ci ho pensato tre decimi di secondo e gli ho detto subito sì».

UN TALK DIVERSO

Mentre nello studio si mettono a punto gli ultimi dettagli della scaletta della prima puntata e si verificano le disponibilità degli ospiti, Badaloni sottolinea che l’idea è di fare un talk show «diverso» dall’attuale offerta televisiva. «Vogliamo partire dai problemi, soprattutto sociali, legati alla vita quotidiana della gente. La prima puntata è dedicata alla sicurezza, la seconda al diritto alla salute, la terza sarà probabilmente sulla precarietà dei giovani. La politica entrerà nel dibattito nella misura in cui deve dare risposte e proposte di soluzioni a chi vive questi problemi».

Gli ospiti racconteranno a turno la propria storia e il proprio punto di vista – una modalità di presentazione che dà il titolo alla trasmissione – per offrire percorsi di approfondimento e di chiarezza ai telespettatori. «Si parte dalle persone comuni e poi si arriva anche al sociologo, all’esperto e al politico. Ci saranno le voci del mondo ecclesiale». In studio verranno forniti i dati riguardanti il fenomeno, supportati da filmati di approfondimento e collegamenti con gli inviati. Nella prima puntata è in scaletta il collegamento con il sindaco di Milano e si punta ad avere il ministro dell’Interno, Marco Minniti: «Ha annunciato un nuovo piano per la sicurezza: cercheremo di far capire con un linguaggio semplice a chi ci segue quali sono le difficoltà e qual è la proposta che arriva, l’impegno della politica per risolvere quel problema», dice Badaloni. «È questo il mio modo di intendere la televisione come servizio pubblico: affrontare un problema in maniera semplice e chiara, non nascondere nulla, costruendo un cammino che parte dalla storia e poi arriva alla fine per dare tutti gli elementi per capire e formarsi la propria opinione, non sulla rissa né sulla ressa».

LA SFIDA DI PARLARE A TUTTI

  

Il passaggio dalla Rai, la tv pubblica, a Tv2000, l’emittente dei vescovi italiani, non condiziona – dice – il suo modo di fare informazione, perché «il tentativo è farla sempre con lo stesso stile. Tv2000 è un canale che parte con una sua caratteristica particolare nel rivolgersi a un pubblico cattolico, e ho apprezzato molto lo sforzo del direttore di allargare il pubblico. Perché non provarci?». Non si tratta, spiega il giornalista, di stravolgere la vocazione della rete: «Accanto allo spazio della santa Messa, del Rosario, del diario di papa Francesco, si fa servizio pubblico con un’informazione dalla valenza formativa. Partiamo da un target, le persone di una certa età che seguono il canale principalmente perché c’è il Rosario, con l’obiettivo di invogliarle a non spegnere subito la tv, ma a restarci. È uno sforzo di laicizzazione che apprezzo molto e spero porti ad allargare la base di ascolto».

GIORNALISTA CREDENTE

È il tasto della professionalità quello su cui Badaloni continua a battere. La sue radici scout, dice, sono «una provenienza che non mi piace gridare. Ma la cultura del servizio nasce lì, non c’è niente da fare: l’attenzione ai problemi dei più deboli, degli ultimi, viene dalla mia formazione cattolica. In questo, devo dire, sono un tifoso sfegatato di papa Francesco. Le resistenze sono tante, su tutti i fronti. Da questo punto di vista, utilizzare la comunicazione per cercare di scardinare o di controbattere queste resistenze credo sia importante». Insomma, alla domanda classica su come si definisce, «cattolico giornalista» o «giornalista cattolico?», la risposta è secca: «Sono un giornalista. Poi se qualcuno mi chiede se sono cattolico è una seconda domanda».

È quanto ha sperimentato anche nell’esperienza politica: «È chiaro che la dottrina sociale della Chiesa rappresenta un punto di riferimento culturale e anche politico per un cattolico. Detto questo, l’opinione su un fatto non me la faccio a priori in quanto cattolico ma partendo dall’ascolto della realtà. E, se arrivo politicamente a una conclusione in cui mi ritrovo con altri che non sono cattolici, è una battaglia comunque che si condivide». In politica, dice, ha imparato che «è difficile far crescere nei partiti la sensazione della priorità del bene comune, perché spesso prevalgono gli interessi particolari. Ciascuno è portatore di una o più lobbies, e non si ragiona mai in quella logica. Giocando al di fuori dei partiti ho cercato di trasformare questo elemento di debolezza in forza: cercando di imporre attraverso sfiancanti mediazioni, con compromessi non sempre facili, quello che era il bene comune come priorità. È stato forse il risultato più bello raggiunto».

E comunque è acqua passata, aggiunge, «ma mi fa piacere che, a oggi, nel Lazio, siamo stati l’unica giunta che non ha avuto neanche un avviso di garanzia. Forse vorrà dire qualcosa».

Foto Stefania Casellato

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