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Dalle Alpi alle Ande la scuola "con l'anima" di Sergio e Maria

04/12/2014  Da oltre 40 anni la loro scuola dona un futuro ai ragazzi dell’Ecuador. Arrivarono nel 1971 con un progetto: un istituto tecnico in grado di strappare dalla miseria uomini e donne competenti, ma anche con una formazione umana e spirituale

Il cielo sopra La Troncal è velato da una coltre di nubi. Per quasi tutto l’anno il sole si intravede appena in questa cittadina ai piedi delle Ande, nel Sud dell’Ecuador. Fuori dal centro abitato, la strada taglia campi di canna da zucchero, coltivazioni di banane, fino alle piantagioni di cacao. Mezzo secolo fa questa città di 50 mila abitanti, nella provincia del Cañar, era un villaggio di contadini, desolato, poverissimo. Poi, alla fine degli anni Sessanta, venne fondato l’ingenio, lo zuccherificio più grande di tutto l’Ecuador, e la città cominciò a cambiare forma. Quando nel 1971 Maria Luisa Cortinovis e Sergio Beretta, missionari di Ranica (provincia di Bergamo), arrivano qui, hanno un progetto: fondare una scuola superiore tecnico-professionale, un istituto dal quale escano tecnici bravi, ma soprattutto uomini e donne con un’autentica formazione umana e spirituale.

Maria Luisa e Sergio capiscono che questa terra umile custodisce un potenziale di sviluppo enorme: lo zuccherificio appena sorto porta lavoro e immigrazione. C’è bisogno di far crescere professionisti sul posto. Una scuola per la formazione tecnica è un vantaggio sicuro per l’intera comunità. Il terreno dove gettare le fondamenta viene donato dall’ingenio stesso. «Una tempo qui non c’era niente, solo una distesa di canne da zucchero», spiega la coppia. Oggi, in quel luogo, sorge un’istituzione di eccellenza che accoglie quasi 760 alunni: il Colegio técnico San Gabriel. Gestito dall’Asociación San Gabriel, dal 1991 il complesso educativo è sostenuto dall’Accri, Associazione di cooperazione cristiana internazionale, con sede a Trieste.

L’Accri è membro di Focsiv - Volontari nel mondo, la più grande federazione di organismi di ispirazione cristiana per il volontariato internazionale in Italia, con 70 organizzazioni aderenti e 470 progetti attivi. In occasione della Giornata mondiale del volontariato indetta dall’Onu (5 dicembre), Focsiv promuove il premio “Volontario dell’anno”: un riconoscimento internazionale a chi testimonia ogni giorno l’impegno cristiano contro ogni forma di povertà e di esclusione. A ricevere il premio della ventunesima edizione, a Roma, è Maria Luisa Cortinovis. Un riconoscimento a lei, a Sergio e alla loro famiglia missionaria. «Sergio e io ci conosciamo fin da ragazzi », racconta Maria Luisa, «frequentavamo i corsi di formazione per volontari, eravamo impegnati in parrocchia». Lei è bella, straripante di energia, ribelle e inquieta. «Non ci pensavo a sposarmi ». Sergio la aspetta con pazienza.

LO SGUARDO VERSO GLI ULTIMI

  

A unirli è la comunione di ideali, lo sguardo rivolto agli ultimi, il senso profondo della giustizia sociale. Quando partono come missionari dei Tecnici volontari cristiani, nel 1968, sono marito e moglie. Prima meta: Esmeraldas, in Ecuador. Segue una missione comboniana in Perù. Il ritorno in Ecuador nasce dall’incontro con monsignor Gabriel Díaz Cueva, allora vescovo della diocesi di Azogues. Nel frattempo, la famiglia si allarga con l’arrivo dei figli: Diego e Anna Maria. Entrambi diplomati al San Gabriel, oggi portano avanti l’impegno dei genitori. Diego, 41 anni, ingegnere, insegna e si occupa dell’amministrazione e gestione dei clienti. Anche sua moglie Teresa è insegnante oltre che responsabile del reparto di taglio e cucito.

Anna Maria, 36 anni, è medico chirurgo e gestisce il Centro medico polispecialistico “Mons. Gian Luca Rota” dell’Asociación sin fronteras, una struttura di assistenza sorta accanto alla scuola, ma aperta a tutti. «Con l’Accri», spiega, «stiamo portando avanti il progetto “Nascere e crescere in sicurezza rivolto alle donne in gravidanza e alle neomamme». Anche suo marito, Diego Alexander, è chirurgo. Dalle due coppie sono nati quattro splendidi bambini: Gianluca, Alessandro, Maria Chiara e Francesco, 8, 6, 4 e 2 anni. Dal 2011 Maria Luisa, Sergio, Diego e Anna Maria sono missionari fidei donum della diocesi di Bergamo.
Il San Gabriel comprende il ciclo della scuola primaria e la scuola superiore (tre anni) con quattro specializzazioni: elettricità, meccanica industriale, elettronica, scultura e arte grafica (il ramo scelto dalle ragazze). Gli studenti, in prevalenza ragazzi, provengono in gran parte da La Troncal, ma molti anche dai villaggi vicini, dalle campagne e dalle zone montuose della Sierra. Per la maggior parte figli di famiglie modeste, umilissime, in un Paese dove ingiustizia sociale e disuguaglianza economica sono ancora profondamente radicate. A La Troncal l’ingenio ha portato lavoro, ma la povertà resta diffusa. La raccolta della canna da zucchero richiama lavoratori per sei mesi l’anno, negli altri sei mesi occupazione e salari crollano.

IL CONTRIBUTO DEI GENITORI

  

Per offrire a tutti gli studenti le stesse opportunità, al San Gabriel non si chiede una retta fissa, le famiglie pagano una collaborazione la cui entità varia in base alle possibilità economiche di ognuna. «Padri e madri sostengono un colloquio con i responsabili», spiegano al Consiglio dei genitori, «e insieme si decide quanto dare. Non ci chiedono di dimostrare la nostra condizione, si fidano di noi. E noi genitori veniamo responsabilizzati: se la situazione economica cambia, il contributo può variare, aumentare anche, se possiamo permettercelo». Per alcune famiglie la quota è quasi simbolica. Gli alunni più meritevoli, poi, possono ottenere borse di studio. «I contributi delle famiglie coprono il 20 per cento delle spese», spiegano Sergio e Maria Luisa. «Per il resto la scuola si autofinanzia attraverso la vendita dei prodotti lavorati nei diversi laboratori ». I clienti sono aziende, privati, scuole, parrocchie in tutto il Paese. Ci sono poi le donazioni dall’Italia, anche se queste sono sempre più risicate. «Di soldi non ne abbiamo mai avuti, ma non ci sono mai mancati. La Provvidenza ci assiste sempre».

Al mattino, lezioni in aula per tutti. Nel pomeriggio il lavoro degli studenti delle superiori ferve nei laboratori: le ragazze del corso di scultura e arte grafica lavorano oggetti in vetro e in ceramica, realizzano mosaici e opere con materiali riciclati. Nel reparto di meccanica si sta mettendo a punto un progetto di maturità: un sistema di recupero della vernice in polvere, realizzato con la collaborazione di un’azienda di Milano. In falegnameria una partita di scaffalature è pronta per essere inviata a un’azienda di Cuenca, i banchi saranno spediti a una scuola religiosa del centro storico di Quito. «Se sei povero devi dimostrare più degli altri la tua competenza», spiega Diego. «Per questo siamo molto esigenti, chiediamo agli allievi impegno e sacrificio: vogliamo fornire loro le armi con cui farsi valere fuori da qui». Competenza, umiltà, disciplina, responsabilità.

Il 90 per cento dei docenti è reclutato fra gli ex allievi. Eugenio Torres, 57 anni, è stato uno dei primi diplomati, nel 1979, in meccanica industriale: da 35 anni insegna scienze sociali. «Vengo da una famiglia molto umile, mio padre era contadino. Quando i missionari sono arrivati qui esisteva soltanto una scuola elementare. Eravamo tutti poverissimi, senza istruzione. Il San Gabriel è stato la prima scuola superiore di La Troncal: ci ha dato l’opportunità di una formazione integrale. Nei primi anni arrivavano tantissimi studenti adulti». Eugenio fa anche il cronista sportivo. Ora a scuola c’è suo nipote di 8 anni: per tanti il San Gabriel è una tradizione di famiglia. Molti nuclei familiari, del resto, sono nati nel Colegio. Come è stato per Ena Julia Vergara, 37 anni, da 18 insegnante di arte grafica. Al San Gabriel ha incontrato suo marito, Carlos, oggi supervisore allo zuccherificio.

«Noi abbiamo creato la scuola. Ma siamo semplicemente gli archi dai quali si librano le frecce», Maria Luisa ama usare questa metafora. Le frecce sono i sangabriellini (ex alunni) che continuano a considerare la scuola come una famiglia. Quelli che hanno raggiunto incarichi di responsabilità, come Freddy Campoverde, che a 27 anni è capo della manutenzione degli impianti di una distilleria di alcol a fianco dello zuccherificio. Quelli che hanno scelto strade diverse dalla formazione tecnica e hanno messo a frutto l’esperienza umana al San Gabriel nelle loro professioni, contribuendo al sostegno della famiglia di origine, alla crescita e allo sviluppo del territorio locale e della comunità. Come Alejandro Salazar, ingegnere agronomo; a Zhucay, ai piedi della Sierra, si occupa di una delle principali risorse di questa terra, il cacao. «Zhucay è la capitale ecuadoriana del cacao», spiega, mentre mostra i vivai del Consorzio dei cacaoteros. «Il 90 per cento della produzione va all’estero». Gran parte della sua famiglia è legata al San Gabriel, prima di lui sua sorella Norma è stata allieva. «Le conoscenze scientifiche puoi apprenderle ovunque», dice, «ma i valori umani solo al San Gabriel». Don Walter Arizaga è l’unico ex alunno diventato sacerdote: parroco della chiesa di San Pablo a La Troncal, ogni lunedì celebra la Messa al Colegio. E poi Nancy Molina, che gestisce una cartoleria in una via del centro con l’aiuto di sua figlia Nadia, anche lei sangrabriellina, come gli altri due figli. «E pensare che il padre di Nancy non voleva che lei studiasse», ricorda Maria Luisa.

PARI DIRITTI PER UOMINI E DONNE

  

Per le ragazze di La Troncal l’accesso alla scuola superiore è stato un traguardo raggiunto con enorme fatica. Poco per volta, però, sono arrivate anche loro. In Ecuador la cultura maschilista è pregnante, la vita è ancora dura per le donne. Rassegnate a essere sottomesse, prima ai loro padri, poi ai loro mariti. Ora, però, nel Paese le cose stanno cambiando: «Sempre più donne hanno la forza di andare controcorrente», dice Maria Luisa. Al San Gabriel la parità dei diritti nel rispetto della diversità è sacrosanta: per lei è stata una scelta forte, perseguita con l’aiuto di Sergio. Così, ad esempio, nel Consiglio degli studenti è d’obbligo che ci sia una rappresentanza minima femminile. «A La Troncal le madri sono eroiche, non hanno da mangiare, spesso sono sole, ma lottano perché i figli escano dall’ignoranza ». Perché le figlie abbiano un destino diverso dal loro. «Qui è l’istruzione che ti dà una posizione, vali per le tue conoscenze, il tuo spessore umano e spirituale, non per il tuo cognome». Le madri del San Gabriel lo sanno bene. «In questa scuola siamo tutti uguali», una di loro parla per tutte, «ricevi quello che meriti. I sacrifici che oggi facciamo per i nostri figli sono il miglior investimento per il loro futuro».

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Chi è Maria Luisa Cortinovis, scelta come volontario dell'anno 2014
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