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Renzi, mai un consenso così largo dal dopoguerra

17/07/2014  Secondo l’ultima indagine dell’Istituto Demopolis prima della pausa estiva, il PD con il 44% avrebbe oggi alle Politiche un vantaggio di 25 punti sul M5S.

Il Barometro Politico di luglio dell’Istituto Demopolis, l’ultimo prima della pausa estiva, registra un’ulteriore crescita del consenso al PD, che otterrebbe oggi il 44%: è un dato clamoroso per un  partito che nell’autunno scorso si attestava intorno al 28%. 

L’effetto Renzi risulta determinante, ma va considerata anche l’attuale, estrema debolezza dei suoi principali competitor. Il declino di Berlusconi incide significativamente sull’identità del Centro Destra e sul consenso a Forza Italia, che crolla dal 23,5% di gennaio al 14% odierno, perdendo quasi 10 punti in sei mesi. Nello stesso periodo è parzialmente diminuito il peso del M5S di Grillo, attestato al 19% dopo la delusione del 25 maggio. 

Se si tornasse oggi alle urne per le Politiche, secondo i dati di Demopolis, il Partito Democratico sarebbe con il 44% il partito nettamente maggioritario nel Paese, con il Movimento 5 Stelle al 19% e Forza Italia al 14%, entrambi fortemente penalizzati da una crescente propensione all’astensione dei propri elettorati; la Lega di Salvini, con un trend positivo, si attesta al 6,5%, l’NCD-UdC di Alfano al 4%, FdI-AN al 3,2%. Sotto il 2 per cento tutte le altre liste. 

Senza dimenticare che quasi 18 milioni di elettori oggi resterebbero a casa.

Il dato più significativo, rilevato dall’Istituto Demopolis, è rappresentato dalla distanza odierna tra i primi due partiti, da sempre molto vicini negli ultimi vent’anni: 1 punto staccava FI e PDS nel ‘94 e, a parti invertite, nel ’96. Il PDL superava nel 2008 di 4 punti il PD, che sarebbe poi arrivato alla pari nel 2013 con il Movimento di Grillo. 

Oggi il PD supererebbe il M5S, secondo partito, di 25 punti percentuali (44-19). Questa distanza tra le prime due forze politiche non ha precedenti nella storia del dopoguerra: il precedente più vicino risale al 1958, quando la DC di Fanfani staccò di 20 punti il PCI di Togliatti.

Ma a differenza di allora, con la profonda personalizzazione dei partiti, è scomparsa anche la fedeltà del consenso. Se alle Politiche del 2008, così come nel 2001 e nel 2006, appena 1 elettore su 10 aveva votato una lista differente rispetto alla precedente consultazione, da circa due anni il voto appare sempre più mobile: alle Politiche del 2013 il 39% degli italiani ha optato per un partito diverso da quello votato alle precedenti elezioni. Alle ultime Europee, secondo il Barometro Politico dell’Istituto Demopolis, il 45% degli italiani ha fatto una scelta diversa rispetto a quella compiuta poco più di un anno prima.

 

Al di là della riforma del Senato e della legge elettorale, che interessano solo in parte l’opinione pubblica, la vera scommessa di Renzi e la stabilizzazione del consenso al PD, oggi senza precedenti, si giocheranno soprattutto   sulla capacità del Governo di rimettere in moto il tessuto produttivo e di rilanciare l’occupazione in Italia. 

Nota informativa L’indagine è stata condotta dall’Istituto Demopolis su un campione stratificato di 1.200 intervistati, rappresentativo dell’universo della popolazione italiana maggiorenne. Coordinamento del Barometro Politico Demopolis a cura di Pietro Vento, con la collaborazione di Giusy Montalbano e Maria Sabrina Titone. Supervisione della rilevazione demoscopica (12-14 luglio 2014) con metodologia cati-cawi di Marco E. Tabacchi. Metodologia ed approfondimenti su www.demopolis.it

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