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martedì 23 luglio 2019
 
Vocazione in famiglia
 
Credere

Roberto, Carmine e Ferdinando De Angelis: una chiamata per tre

11/07/2019  I tre fratelli, due dei quali gemelli, sono stati ordinati sacerdoti nello stesso giorno nella cattedrale di Salerno. Una vocazione maturata in famiglia e grazie all’Adorazione eucaristica perpetua che, da quando è iniziata, ha portato tante vocazioni nel loro paese

Mille auguri, abbracci e qualche lacrima per celebrare la gioia della scelta di seguire Gesù. Hanno ancora negli occhi la scena emozionante della loro ordinazione sacerdotale i tre fratelli De Angelis, Roberto, Carmine e Ferdinando, questi ultimi due gemelli, che lo scorso 28 giugno nella cattedrale di Salerno, insieme ad altri 11 giovani, hanno offerto la loro vita nelle mani di Dio, «che sempre stupisce i suoi figli», come amano ripetere.

La storia di questi tre giovani di Bracigliano, poco meno di 6 mila anime in provincia di Salerno, profuma della fantasia e della sorpresa che il Signore sa imprimere alle vicende umane. Quella sorpresa che irrompe nella famiglia De Angelis quando ben tre dei cinque figli (ci sono anche Salvatore, sposato con tre figli, e Luca) comunicano quasi contemporaneamente la scelta di diventare sacerdoti.

Come nasce una triplice vocazione nella stessa famiglia? Ce lo siamo fatti raccontare direttamente dai protagonisti all’indomani dell’ordinazione e all’inizio della prima settimana da sacerdoti, mentre erano alle prese con le prime Messe nel loro paese d’origine.

IN FAMIGLIA E PARROCCHIA

Parte con il racconto don Roberto, 35 anni, il più grande dei tre fratelli, che è stato anche il primo a entrare in seminario, precedendo di un anno i due fratelli gemelli: «La vocazione è frutto di una preparazione che parte da lontano», spiega. «Nella mia famiglia ho scoperto i valori cristiani e ho mangiato pane e Vangelo». Per tutti i figli è stata significativa la testimonianza di fede ricevuta da mamma Agnese e papà Giovanni. Quest’ultimo, prima di scegliere la via del Matrimonio e della famiglia, aveva accarezzato l’idea di diventare frate. «Poi», prosegue don Roberto, «la mia chiamata è cresciuta, senza che me ne accorgessi, nella famiglia più grande che è la parrocchia. Il Signore mi stava lanciando dei segnali, ma all’epoca non era ancora del tutto nitida la visione della mia vita futura in Cristo. Fondamentale è stato l’arrivo a Bracigliano di don Emmanuel, giovane parroco che ha fatto crescere in me quel germe di fede seminato con il Battesimo e curato poi in famiglia».

Nel dialogo si inserisce don Carmine, uno dei due gemelli trentenni: «La vocazione è un qualcosa che ho sempre sentito dentro e che forse non ho esternato troppo presto. Infatti sono entrato a 22 anni in seminario, in ritardo di almeno tre o quattro anni rispetto ad altri giovani che hanno scelto questa strada subito dopo la scuola. Ho avuto sempre questo pensiero nel cuore e nella mente, colpito anche dall’esempio di tanti sacerdoti che hanno speso la loro vita per la gente e per la parrocchia».

Don Roberto e don Carmine però concordano nel dire che il primo in famiglia a mostrare chiari i segni della vocazione era stato l’altro gemello, don Ferdinando. Per lui la vocazione è maturata anche grazie all’Adorazione eucaristica perpetua: «Andavo sempre da Gesù, durante la notte tra il sabato e la domenica», racconta. «Da quando l’Adorazione perpetua è stata introdotta a Bracigliano sono venute fuori tante vocazioni. E non è un caso», precisa don Ferdinando con un sorriso. Oltre ai fratelli De Angelis, infatti, altri tre ragazzi del paese sono diventati sacerdoti lo scorso 28 giugno. «La preghiera del popolo braciglianese si è fatta sentire; da sempre, tra le intenzioni di preghiera legate a Gesù Sacramentato c’è quella per nuove vocazioni sacerdotali».

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A questo punto riprende la parola don Roberto per spiegare lo stupore quando per la prima volta lui e i fratelli si sono svelati reciprocamente l’intenzione di entrare in seminario. «Mi ero lasciato da un anno e mezzo con la mia ragazza quando, al termine di un periodo di discernimento, ho comunicato ai miei fratelli la decisione di diventare prete. Noi maschi non siamo molto bravi nell’esternare sentimenti ed emozioni. Ancora prima di capire la mia vocazione ero convinto che il Signore stesse chiamando mio fratello Ferdinando; quando invece sono venuto a conoscenza della scelta di Carmine per me è stata una vera sorpresa. Rileggendo la nostra storia, però, mi resi conto dei tanti segni che il Signore aveva dato nella nostra vita e che conducevano in questa direzione».

Don Roberto ricorda l’inizio degli studi teologici dai Gesuiti a Napoli e poi la prosecuzione nel seminario di Salerno. «Tempo dopo anche le vocazioni al sacerdozio dei miei fratelli gemelli sono diventate chiare».

AFFIDATI ALLA PAROLA

Le parole del Vangelo a volte si imprimono nell’anima di chi ascolta e segnano svolte impreviste. «Il passo che ricordo con particolare affetto è il secondo capitolo di Matteo, quando parla dei Magi», confida don Roberto. «Il racconto della vicenda dei Magi mi ha aiutato a trovare la mia stella, ovvero la scelta di seguire Gesù. Negli ultimi mesi di discernimento rivolgevo a Dio questa preghiera: “Come i Magi hanno trovato la stella, permetti che io possa trovare la mia strada nel seguire te”».

Interviene don Ferdinando: «Mi ha sempre colpito il Vangelo di Giovanni, nel riferimento all’amore reciproco. Meditando su quei passi il Signore mi ha fatto capire come trasformare questo amore per donarlo agli altri attraverso il ministero sacerdotale». Don Carmine invece ci confida la preghiera rivolta a Dio durante l’ordinazione. «Ero molto emozionato ma allo stesso tempo tranquillo. Ho chiesto al Signore prima fra tutte la fedeltà alla mia scelta e quindi non soltanto di rispettare il mio stato ma anche la capacità di riuscire a stare sempre cuore a cuore con Cristo; poi la sapienza e altri doni utili per il mio ministero sacerdotale, per confessare e consigliare nel migliore dei modi le persone che incontrerò».

I programmi futuri? Per ora i tre fratelli sono assegnati alle parrocchie dove hanno svolto l’anno di diaconato, in attesa che il nuovo vescovo decida una destinazione definitiva. «In questo momento di grande gioia l’unico vero progetto è quello di affidarsi al Signore, nella consapevolezza che arriverà anche il momento della prova e della difficoltà», dicono i tre sacerdoti novelli. «Nella felicità può sembrare tutto semplice, la vera sfida è rinnovare il proprio sì a Gesù ogni giorno».

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