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sabato 20 luglio 2019
 
Il parere del nutrizionista
 

«Salvate i bimbi dalla dieta vegana»

06/04/2016  Il professore Calabrese è critico nei confronti del primo asilo con menu rigorosamente vegano aperto a Milano. «Priva i bambini dei giusti nutrienti di cui hanno bisogno e rischia di comprometterne lo sviluppo», dice. L’educatrice Federica: «Nessuna carenza alimentare, siamo seguiti da un nutrizionista»

Si chiama Naturà, si trova nel quartiere milanese di Città Studi, può ospitare fino a cinque bambini ed è il primo nido cento per cento vegano d’Italia. Il paradosso è che i due piccoli ospiti, Leone e Giulia, non sono affatto vegani.  «Il bimbo è onnivoro, Giulia è vegetariana ma mangia il pesce», spiega l’educatrice Federica Ferrobianchi, che lo gestisce ed è laureata in Scienze dell’educazione e della formazione. «L’alimentazione», prosegue, «è solo una parte della nostra filosofia che prevede il rispetto dell’ambiente e degli animali, l’utilizzo di mobili, giochi e pannolini ecososostenibili».
Il menu dei bimbi è rigorosamente vegano: niente carne e pesce, ma anche uova, latticini e miele sono banditi. Si mangiano cereali come farro, quinoa, grano saraceno, frutta e verdura a chilometri zero («le patate e le carote sono biologiche e arrivano dall’orto ligure dei miei genitori», dice Federica). I bimbi a casa mangiano quello che vogliono mentre al nido pranzo e merenda vengono preparati secondo i principi vegani. «Siamo seguiti da un nutrizionista», specifica Federica, «che ogni settimana certifica il nostro menu che viene inserito nelle tabelle nutrizionali. Copriamo il 70-80 per cento del fabbisogno alimentare dei bambini che non hanno nessuna carenza proteica o di vitamine. Quindi non c’è nulla di cui allarmarsi. I genitori stessi hanno voluto iscriverli qui per far conoscere loro uno stile di vita diverso».

Un asilo vegano è comunque un progetto destinato a suscitare polemiche. A Bologna nelle mense di alcune scuole pubbliche c’è la possibilità di seguire una dieta vegetariana come ha voluto il Comune da febbraio. La scelta del menu vegetariano però deve essere sottoscritta da entrambi i genitori e autorizzata dal pediatra o dal medico di medicina generale che segue il bambino. 
Alcuni neuropsichiatri infantili come Emilio Franzoni avevano commentato che la dieta vegana rischiava di essere una «porta aperta» per l’anoressia, suscitando un vespaio di polemiche. Ma senza arrivare al rischio anoressia quali sono i pericoli nel privare un bimbo durante la fase delicata dello sviluppo e della crescita di alimenti importanti come la carne o il pesce?

Il professore Giorgio Calabrese
Il professore Giorgio Calabrese

«La dieta vegana è un pericolo per la salute dei bimbi»

«Ho già molte riserve sul menu vegetariano per i bambini», dice il professore Giorgio Calabrese, medico, nutrizionista, volto televisivo e consulente del ministero della Salute, «figuriamoci per i vegani perché è un regime alimentare che ha una carenza di elementi nutritivi di base già pericolosa per gli adulti figuriamoci per i bimbi. Il veganesimo non è una scelta alimentare adottata sulla base di motivazioni razionali ma è una filosofia, un’ideologia. Ci sono stati casi in cui è intervenuta la magistratura per salvaguardare bimbi allevati da genitori vegani che imponevano il loro regime». Quest’asilo è privato. «Il fatto che lo sia», continua Calabrese, «non vuol dire che si possano fare delle cose che sono scientificamente e socialmente non adeguate a garantire al bimbo che cresce tutti i nutrienti di cui hanno bisogno».

Alcuni neuropsichiatri infantili hanno gridato al pericolo anoressia. «Più che l’anoressia il problema è educativo», dice il professore, «è come una pianta che viene cresciuta  senza innaffiarla e senza dare i giusti nutrienti e acqua. La pianta potrà pure crescere ma crescerà storta, sarà poco solida e in futuro al momento dello sviluppo sarà un uomo o una donna con problemi, come una casa costruita su fondamenta fragili». Calabrese non ha dubbi: «Se l’asilo fosse pubblico avrei allertato le autorità competenti», spiega. «Il fatto che sia privato non vuol dire che debba essere tollerato. Non può essere fatta passare quest’iniziativa sulla base “lo fanno tanti, lo possiamo fare anche noi”. Bisogna fare attenzione».

 
 
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