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San Giovanni Calabria

09/07/2012  Vite e opere di San Giovanni Calabria

Ritratto di don Giovanni Calabria (Verona, Collezione Privata)
Ritratto di don Giovanni Calabria (Verona, Collezione Privata)

San Giovanni Calabria nacque a Verona l’ottobre 1873 da una famiglia molto povera. La morte del padre lo costrinse a interrompere le elementari per lavorare come garzone in diversi negozi, ma già da allora si recava ogni mattina a servire la Messa nella chiesa di San Lorenzo Maggiore e il rettore, don Lorenzo Scapini, avendo intuito nel ragazzo una autentica vocazione al sacerdozio, con l’aiuto di alcuni preti gli preparò un corso accelerato di ginnasio, al termine del quale Giovanni, dopo un esame, nel 1892 fu ammesso al liceo presso il seminario vescovile, inizialmente come esterno. Due anni dopo dovette sospendere gli studi per il servizio di leva, che svolse nella V Compagnia di Sanità dell’ospedale militare di Verona edificando tutti, ufficiali e commilitoni, per la sua premurosa carità verso i malati, in particolare verso quelli colpiti da sifilide. Più tardi, egli chiamerà questi due anni «i più belli della mia vita». In quel periodo ebbe la fortuna di incontrare il carmelitano scalzo padre Natale di Gesù, che in questo giovane individuò «il prescelto dal Signore con speciale predilezione» per fondare «un istituto proprio per i tempi attuali».

Ripresi gli studi, il 10 agosto 1897 Giovanni poté vestire la talare e a novembre, in una fredda notte, mentre tornava da una visita agli infermi dell’ospedale, trovò accovacciato accanto alla sua porta un bambino che era fuggito da un campo di nomadi e lui lo accolse in casa; lo stesso fece con un altro, di religione protestante, che fece battezzare all’età di tredici anni avviandolo poi alla vita religiosa fra gli Stimmatini. L’anno seguente diede vita alla “Pia Unione per l’assistenza ai malati poveri”, con la collaborazione di due chierici e con l’aiuto del marchese Alessandro de Lisca e del conte Francesco Perez (quest’ultimo in seguito farà parte della sua congregazione come fratello laico). L’11 agosto 1901 fu ordinato sacerdote nonostante alcuni superiori non giudicassero sufficiente la sua preparazione nelle materie scolastiche. Dopo due mesi di permanenza in famiglia, fu destinato come Vicario cooperatore nella parrocchia cittadina di Santo Stefano. Qui si dedicò con zelo alle opere di carità, con particolare attenzione agli spazzacamini che scendevano in città dai paesi vicini e ai ragazzi abbandonati, accogliendone alcuni nella propria casa di Vicolo Fontanelle, dove si era trasferito con la mamma dopo l’ordinazione. Per la sua costante disponibilità ad aiutare ogni categoria di bisognosi era chiamato il «curato universale».

Nel 1907 fu mandato come Vicario nella chiesa di San Benedetto al Monte, nel centro della città. Sotto la guida illuminata di padre Natale di Gesù, gettò le basi della sua opera più importante, aprendo ufficialmente quella che chiamò «Casa Buoni Fanciulli» per assistere in modo stabile e completo i ragazzi abbandonati, il cui numero cominciò subito a crescere al punto che bisognò traslocare prima in un edificio situato in Vicolo delle Case Rotte e poi in via San Zeno al Monte, in una casa donata a don Giovanni dal sempre generosissimo conte Perez. Al fondatore si unirono ben presto dei laici desiderosi di condividere la sua esperienza di povertà e di servizio alla gioventù abbandonata, per la cui formazione e educazione si seguiva il sistema preventivo di Don Bosco. Il vescovo, visto il progredire dell’opera, liberò don Calabria da ogni incarico diocesano. Non mancarono tuttavia al santo ostacoli anche da parte del clero, a cui non piaceva che la Casa vivesse alla giornata, senza capitale, senza questue e rette da pagare. Ma lui confidava totalmente nella Provvidenza del Signore, che non faceva mai mancare il necessario. Non per caso diede poi alla sua Congregazione il nome di “Poveri Servi della Provvidenza”.

Nel 1920 l’opera vide un sorprendente sviluppo, diffondendosi a Vicenza, a Este, al santuario della Madonna di Campagna e a Verona sul colle di Nazareth. Per i suoi ragazzi fece costruire laboratori in cui potevano imparare un mestiere come tipografi, falegnami, fabbri o calzolai. Don Giovanni non tralasciò mai comunque l’apostolato tra gli infermi: dalla sua tipografia fece stampare un periodico mensile in cui pubblicava puntualmente una sua “Lettera ai Fratelli ammalati”.
Col tempo al gruppo si aggiunsero anche alcune donne volontarie, tra cui la contessa Lavinia Perez, per dare una mano in cucina e nel guardaroba: nel 1911 alcune di esse emisero i voti privati nelle mani di don Calabria, costituendo il primo nucleo di una congregazione che, nel 1952, avrebbe preso il nome di “Povere Serve della Divina Provvidenza”.

Motivo di divisione all’interno del ramo maschile dell’Istituto fu la decisione del fondatore di riconoscere parità assoluta tra i membri sacerdoti e quelli laici, eccettuata la carica di Superiore Generale e fatti salvi i diritti sacerdotali; i chierici, capeggiati da don Augusto Coco, ricorsero alla Congregazione per i Religiosi, provocando da parte del dicastero vaticano una “visita apostolica” che fu causa di molte sofferenze al Santo. Cominciata nel marzo1935, questa si concluse soltanto nel 1947. L’abate benedettino Emmanuele Caronti, che guidò ininterrottamente l’indagine, dichiarò: «L’atteggiamento del servo di Dio durante la visita fu semplicemente edificante. Egli vedeva nel visitatore l’angelo di Dio, il papa in persona, e questo spirito di obbedienza e di umiltà infondeva in tutti». Frattanto, i Poveri Servi e le Povere Serve della Divina Provvidenza non cessavano di crescere, aprendo nuove case a Roma e a Verona. Nel settembre 1938, don Calabria ricevette in dono l’antica abbazia di Maguzzano sul lago di Garda, che egli trasformò in centro di accoglienza per sacerdoti in difficoltà o bisognosi di riposo: con la loro collaborazione vi istituì la Laus perennis sacerdotalis in riparazione dei peccati commessi nel mondo.

Da allora fino alla morte, nonostante il suo innato desiderio di nascondimento, il santo diventò una persona tra le più consultate dell’epoca: personalità ecclesiastiche e civili, sacerdoti, religiosi e laici trovarono in lui un “punto di riferimento” che indicava la via da seguire. Per coinvolgere nell’opera di riforma spirituale i sacerdoti e i religiosi, cominciò a scrivere per varie riviste italiane e pubblicando libri che ebbero grande diffusione, tra cui Apostolica vivendi forma (nel 1947) e Perché non scenda la notte sul mondo (nel 1950), in cui si trovano idee che furono poi riprese nel Concilio Vaticano II. «O santo o morto» fu il proponimento scritto in ogni pagina del suo diario. Avendo avvertito che nella Chiesa era maturato il tempo dei laici, egli cooperò con scritti e con la parola a formare in essi dei cristiani integralmente evangelici mediante la creazione della “Famiglia dei Fratelli Esterni”, semplici secolari che nella cerchia familiare e nell’ambito della loro professione cercano di vivere lo spirito della congregazione.
Don Calabria morì a Verona il 4 dicembre 1954 e le sue due congregazioni si estesero in America Latina e in Africa. Beatificato da Giovanni Paolo II nel 1988, fu da lui canonizzato il 18 aprile 1999.

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