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Silvano Pedrollo: il manager che dà da bere agli assetati

06/12/2018  Ha fondato l’azienda oggi leader mondiale nella produzione di pompe idrauliche. Per lui fatturato e generosità vanno a braccetto e in Africa ha già fatto scavare oltre mille pozzi

Parteciperanno quasi 1.500 fra dipendenti e loro familiari, mogli, mariti, figli e pure nonni, alla Messa prenatalizia che sarà celebrata il 14 dicembre nel complesso aziendale di San Bonifacio (Verona), del Gruppo Pedrollo Spa. «Un momento importante, di condivisione e di ringraziamento. Perché senza l’aiuto di Dio non avrei potuto realizzare tutto questo».

L’imprenditore veronese Silvano Pedrollo, fondatore e presidente del Gruppo omonimo, leader mondiale nella produzione di pompe idrauliche e nella perforazione di pozzi, non dimentica di «essere stato molto fortunato. Perciò in qualche modo devo ricambiare». Una riflessione che l’ha indotto a mettere a disposizione tempo, denaro e competenze, per costruire pozzi dove ce n’è più bisogno. «In tante parti del mondo disporre dell’acqua non è scontato, perciò, quando arriva, è un fatto straordinario».

UNA FAMIGLIA CATTOLICA

Nato ad Arcole (Verona) nel 1945, partito dal nulla nel 1974, ha costruito un impero – oggi gestito con i figli Giulio e Alessandra – che produce 2,5 milioni di elettropompe l’anno, fattura 230 milioni di euro e dà lavoro a circa 900 dipendenti. In questa proficua attività imprenditoriale a vocazione globale – il 90% delle elettropompe prodotte vengono esportate in 160 Paesi – s’inserisce anche l’opera di misericordia evangelica “dar da bere agli assetati”. «Perché il problema idrico rappresenta una delle principali cause di fame, malattie e sottosviluppo del Sud del mondo», dice Pedrollo. Se ci sono acqua pulita ed energia, si possono costruire scuole, ospedali e chiese: «Il Signore deve poter avere una casa dignitosa», precisa.

Com’è tipico di questi territori, Silvano Pedrollo viene da una famiglia tradizionale cattolica. Moglie e figlia sono catechiste; lo zio, don Luigi, per oltre quarant’anni il più stretto collaboratore di san Giovanni Calabria, oggi è in odor di santità. Divenuto superiore generale dei Poveri Servi della Divina Provvidenza, don Luigi aprì la congregazione all’attività missionaria. «La fede è la base. I miei genitori, mio nonno, non erano ricchi, ma cercavano di essere generosi con chi stava peggio di loro. Questo si tramanda nel dna, cresce con te. E ti fa sentire contento. Nei primi tempi, mi arrivavano tante richieste. Mi chiedevo a chi dare ascolto. Poi ho capito. Che diritto ho io di scegliere a chi dare aiuto? Devo cercare di accontentare tutti. Se sono cristiano, non posso dire di “no”».

PROGETTO ACQUA

  

Pedrollo non aveva mai pensato che questi primi aiuti sporadici sarebbero potuti diventare un’attività solidale su ampia scala. Glielo suggerì il cardinale Ersilio Tonini. «Mi disse: “Papa Giovanni Paolo II raccomanda l’Africa, l’acqua e la formazione”. Cominciammo a comunicare la nostra disponibilità, e le richieste da parrocchie, congregazioni, sacerdoti, cardinali e religiosi si moltiplicavano». È nato così il Progetto Acqua, che nel solo continente africano ha già portato a scavare oltre mille pozzi. Ma non solo. Grazie al “fiume” di solidarietà, a Luanda, in Angola, è sorta la scuola Josefina Bakhita; in Benin, nel distretto di Dassà, è iniziata un’impresa agricola; a Ngozi, nel Burundi, un centro per i ragazzi di strada; a Bondoukou, in Costa D’Avorio, è nato l’ospedale San Camillo... ma l’elenco potrebbe continuare a lungo, perché almeno due milioni di persone nel mondo hanno potuto beneficiare delle ricadute dell’acqua pulita “firmata Pedrollo”. Iniziative dall’Egitto al Ghana, dal Senegal all’Etiopia, dal Malawi al Congo, dal Kenya al Burkina Faso. E poi in India, nelle Filippine, in Lituania, in Albania, in Bosnia-Erzegovina, Medio Oriente, Asia, America latina. «Ho contribuito a migliorare la vita di persone che non vedrò e non conoscerò mai. E che mi strappano una lacrima di commozione, quando ricevo mail che dicono “grazie a lei ho potuto frequentare l’università”. Più soddisfazione di questa?». In particolare, a Silvano stanno a cuore i bambini «con le pance gonfie».

LA RESPONSABILITÀ SOCIALE

Di sicuro l’essere nonno di quattro nipoti, ai quali dedica l’unico tempo strappato al lavoro, lo rende maggiormente sensibile. «I miei sono più che fortunati. Come posso non pensare agli altri? Noi abbiamo il dovere di consegnare alle future generazioni un mondo migliore».

Cavaliere del Lavoro, la responsabilità sociale è parte pregnante della sua visione aziendale. Il rispetto dei dipendenti in primis: «Abbiamo scelto di non distribuire gli utili, in modo da preservarli e poterli utilizzare in tempi meno floridi. Così non abbiamo mai dovuto lasciare a casa nessuno e neanche fare un giorno di cassa integrazione». E poi la cura dell’ambiente: «Abbiamo messo a dimora 800 piante tutt’attorno al complesso di San Bonifacio (100 mila metri quadrati) per creare un microclima particolare». Il 15-20% del fatturato, inoltre, viene destinato a innovazione, ricerca e sviluppo, tanto che Pedrollo si è guadagnato la laurea in ingegneria ad honorem dall’Università di Padova. Laurea ad honorem numero sei, dopo le altre già ricevute.

LE “FUGHE” A MEDJUGORJE

  

Ogni tanto, quando diventa necessario ricaricare le batterie, Silvano e la moglie Olimpia Pizzolo “scappano” a Medjugorje. «Sono un medjugorjano convinto, con tanto di statuetta della Madonna in ufficio. Consiglio a tutti di andare a fare un bagno di spiritualità. Si respira un’atmosfera molto particolare e si rientra più carichi. E, quando ci si è andati una volta, si torna sempre».

Che cosa le resta ancora da fare? «Proseguire con i pozzi. Raddoppiarli, triplicarli, senza mettere limiti alla Provvidenza. Sento dentro il desiderio forte di fare del bene. Sono sicuro che viene dall’alto. Lo scriva: le proposte dei missionari sono le benvenute».

Foto di Beatrice Mancini

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