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Credere

Suor Ariberta Burzio: la magazziniera della carità di cinque Papi

12/04/2018  La religiosa 99enne, delle Francescane Missionarie di Maria, ha redistribuito i doni ricevuti dai Pontefici, operando per tutta la vita nel locale dedicato a questo scopo in Vaticano

Come lei, nei conventi di tutto il mondo, altre religiose quasi centenarie dedicano le loro forze alla preghiera. Ma suor Ariberta, classe 1919, può riservare ogni giorno un’intenzione particolare per il Papa, perché a lei è capitato — ed è un record, probabilmente — di dare una mano molto concreta a ben cinque Pontefici.

La religiosa di origini lombarde  — al secolo Iride Burzio, ha festeggiato lo scorso 21 febbraio il 99° compleanno — ha operato per quasi tutta la sua vita nel cosiddetto “Magazzino privato del Papa” in Vaticano. Aveva appena 23 anni quando, a conclusione del noviziato fra le Francescane Missionarie di Maria, è stata inviata all’apposito ufficio al piano terra del Palazzo apostolico, dove vengono gestiti i doni indirizzati al Papa e poi “girati” ai poveri di tutto il mondo. Dai tempi di Pio XII a quelli di Benedetto XVI ha visto cambiare i confini della Chiesa attraverso quest’osservatorio dove arrivavano da tutto il mondo viveri, generi di prima necessità, ma anche stoffe e vestiti. Un ambiente del riuso, un servizio inventato dalla nota suor Pascalina Lehnert, segretaria tuttofare di papa Pio XII, diventato una sorta di “porta girevole” per tante realtà caritative e altrettanti benefattori che sapevano a chi affidare i loro doni.

Madre Ariberta apre l’album in bianconero dei ricordi nella casa religiosa di Borgo Sacco di Rovereto, fra i monti trentini, dove si è ritirata dieci anni fa con altre venti anziane consorelle. Le spiace soltanto di non poter più eseguire lavori a ricamo, ci confida di aver mantenuto a lungo una corrispondenza con Benedetto XVI, l’ultimo Papa che ha conosciuto di persona. E l’attuale, Francesco? «Mi piace molto, è schietto, diretto come fosse un milanese», scherza, per farsi poi seria nell’assicurare l’impegno a «non dimenticarsi» di pregare per lui ogni giorno.

IL PREFERITO FU PAOLO VI

Ogni Papa, un’immagine e un aneddoto. Da Pio XII, con il periodo bellico che portò distruzione e povertà sotto le mura vaticane, fino al «parroco del mondo» Giovanni XXIII, con la sua primavera del Concilio. E poi  Paolo VI, per il quale ha una malcelata preferenza: «Era stato il mio vescovo da ragazza a Milano», si scusa, prima di definirlo una persona «molto fine», discreta. Un giorno la invitò con le colleghe del “Magazzino” a partecipare a una Messa privata nella cappella papale per ringraziarle del dono di una casula finemente ricamata in occasione del 50° di sacerdozio. «Dopo ci salutò cordialmente ad una ad una e ci raccomandò di continuare a pensare al Signore, senza farsi prendere troppo dalle cose da fare. Quel suo sguardo fisso quando mi disse questo, non lo dimenticherò mai», aggiunge consegnando un’immaginetta del Pontefice che sarà presto santo.

Dal “Magazzino Privato”, dopo il  breve pontificato di Giovanni Paolo I, si lavorò molto per il globetrotter Giovanni Paolo II. Da qui partivano gli scatoloni con i doni per i poveri al seguito dei viaggi internazionali: «Non dimenticherò in particolare», osserva suor Ariberta, «quanto era carico il volo papale verso Cuba nel 1998».

Retroscena inediti di un servizio umile e prezioso, svolto nella fedeltà al carisma delle Francescane Missionarie di Maria, l’istituto fondato da Madre Maria della Passione: l’adorazione eucaristica e la missione verso tutti i poveri, in ogni parte del mondo. La vocazione specifica di madre Ariberta, suscitata da ragazza dalla lettura di padre Damiano De Veuster fra i lebbrosi di Molokai sulla rivista  Rose serafiche, era maturata anche nell’adorazione eucaristica assieme alle Francescane Missionarie. «Nella mia vita il Signore mi ha sempre aiutato. Sempre», è il bilancio davanti alla torta del 99° compleanno, tutti intorno le venti anziane consorelle e i parenti. Lo afferma con voce pacata, espressione di una serenità profonda. E il Paradiso, madre Ariberta? «Non ci penso mai. Penso solo alla vita presso il Signore, quella che in parte ho già sperimentato per tanti anni. E a lui rendo grazie».

Foto di Gianni Zotta

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