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The Young Pope: perché piace e perché no

27/10/2016  Dopo le prime due uscite su Sky, e dopo le numerose reazioni e critiche, stasera ritorna la serie Tv del regista premio Oscar Paolo Sorrentino. Un lavoro che non ci convince affatto. E non perché tocchi il Vaticano, o la Chiesa. Quanto per l’approssimazione dello sguardo. Molte le contraddizioni e le banalità.

Confesso, mi ci è voluto un giorno intero per metabolizzare le immagini e le suggestioni, per riflettere sulle sensazioni lasciate dalla visione delle prime due puntate (poco meno di due ore) di The Young Pope, l’attesissima serie Tv girata da Paolo Sorrentino per il consorzio tra Sky, Canal + e HBO. La messa in onda su Sky Atlantic, partita il 21 ottobre, andrà avanti ancora per quattro venerdì e, visti gli ascolti record (per canali Tv a pagamento) di questa prima serata, è chiaro che sarà questo l’evento mediatico di questo scorcio di stagione. Un evento mondiale, come aveva già intuito il direttore della Mostra di Venezia, Alberto Barbera, che non si era lasciato sfuggire l’occasione della prima passerella internazionale per il nuovo lavoro del regista vincitore dell’Oscar con La grande bellezza. E il rumore, le polemiche, le reazioni suscitate al Lido gli hanno dato ragione.

Ma al semplice spettatore che cosa resta? Troppa la stima per Sorrentino scrittore e regista. Troppa l’ammirazione per il suo cinema a partire dai primi film (L’uomo in più, Le conseguenze dell’amore, Il divo) per arrivare fino al bellissimo Youth – La giovinezza. Eppure, il suo nuovo lavoro non convince. E non perché tocchi il Vaticano, la Chiesa immaginando l’imprevista salita al soglio pontificio del primo Pontefice nordamericano, il quarantasettenne cardinale Lenny Belardo (incarnato dal fascinoso Jude Law). Quanto per l’approssimazione del suo sguardo. Alla fine, molte più le contraddizioni e le banalità che le cose positive.

Partiamo però da queste ultime, che certamente calamiteranno gli spettatori davanti al teleschermo, data la fama mondiale del regista. Magnetica l’interpretazione di Law, che gioca alla grande con la materia offertagli da Sorrentino. E bella la prova di Diane Keaton nei panni di Sister Mary, la suora che dopo aver accolto Lenny in orfanotrofio (lì abbandonato dai genitori “figli dei fiori” perché non potevano tenerlo dovendo andare a Venezia) l’ha poi cresciuto intuendone le qualità. Così come convince il grande James Cromwell nei panni del vecchio cardinal Spencer, mentore di Lenny ma giubilato proprio dall’allievo.

Notevole la cura di costumi e scenografie: molte scene sono state girate in storiche magioni romane come palazzo Venezia, perfettamente credibili come ambienti vaticani. Splendida la scelta di facce particolari per le comparse tra i fedeli. Levigata la fotografia. E non mancano le inquadrature oblique, un po’ spiazzanti tipiche del cinema di Sorrentino: i bambini che pattinano sullo spiazzo dell’eliporto, le suore che giocano a pallone, la vista dall’alto (meravigliosa) della Pietà di Michelangelo.

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