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I vincitori del festival
 

Sanremo, tre ragazzi senza paura di volare

15/02/2015  Su Rai 1 spopolano i tre tenorini del Volo, trionfatori nell'ultimo Sanremo. Dal palcoscenico di Ti lascio una canzone ai teatri americani, fino al concerto ad Assisi nel Natale del 2013: ecco chi sono Piero, Ignazio e Gianluca in una nostra intervista, realizzata prima che andassero al Festival...

Li chiamavano i tre tenorini: tre adolescenti con i visi puliti da bravi ragazzi e il dono di voci portentose sul palcoscenico di Ti lascio una canzone, su Rai 1, nel 2009. Ma i tempi del talent show, ora, sembrano lontanissimi. Da allora, c’è stata la partecipazione a We are the world for Haiti, accanto a star come Bono e Barbra Streisand. Poi l’esibizione al Festival di Sanremo. L’album d’esordio, nel 2011, disco di platino in Italia, negli Usa si è classificato subito tra i più venduti. L’intuizione di Michele Torpedine, manager di artisti del calibro di Andrea Bocelli e Giorgia, che ha visto nei tre ragazzi il potenziale di un trio di successo, si è rivelata vincente. Piero Barone, ventenne agrigentino, Ignazio Boschetto, 19 anni, anche lui siciliano, e il 18enne abruzzese Gianluca Ginoble sono cresciuti. Hanno acquisito uno stile più adulto e ricercato, sono diventati un trio di professionisti, “Il Volo”, che porta nel mondo i brani melodici della tradizione italiana, rivisitati attraverso le loro voci liriche. Uno stile che appassiona soprattutto il pubblico sudamericano. I tre ragazzi hanno appena concluso un tour di quasi 50 date in tutto il Nord e Sudamerica. Poi di nuovo negli Usa, per promuovere il loro nuovo disco, Buon natale - the Christmas album.

Il 14 dicembre del 2013 sono stati in concerto nella basilica di san Francesco di Assisi, insieme a ospiti internazionali. La registrazione del concerto era stata messa in onda su Rai 1 il 25 dicembre.

Piero, Ignazio e Gianluca hanno spiccato il volo. ma, da bravi ragazzi della provincia italiana, non si sono montati la testa. «Viviamo in un mondo magico », dicono loro al telefono da Los Angeles, «ma ogni tanto fa bene tornare con i piedi sulla terra».

Avete conquistato un successo straordinario e rapidissimo, soprattutto in Sudamerica. Che rapporto avete con la popolarità?
«Noi non ci facciamo illudere dalla fama. Le nostre famiglie ogni giorno ci dicono: “Ragazzi, non dimenticate mai da dove venite, chi siete, qual è il vostro paese di origine”. Certo, avere raggiunto i più giovani ci riempie di orgoglio. Pensavamo che il nostro pubblico fosse costituito soltanto da persone over 50. Ma il nostro obiettivo era portare questa musica alle nuove generazioni e adesso è un’enorme soddisfazione vedere le ragazzine che riempiono i nostri concerti e urlano quando cantiamo brani come Un amore così grande, ’O sole mio, Il mondo. A New York, dopo un concerto, una signora ci ha detto: “Avete conquistato tre generazioni”. Lei era venuta a sentirci con la figlia e la nipotina».

Come e quanto è cambiata la vostra vita?

«Molto. La voce in questo momento è la cosa più importante che abbiamo e nei due mesi in cui stiamo in Italia dedichiamo tutto il tempo allo studio del canto. Non possiamo frequentare i nostri amici come facevamo prima. Abbiamo finito gli studi privatamente. In realtà, ci mancano tantissimo le nostre famiglie. Questa è la cosa più dura della nostra vita, adesso. A volte i nostri papà vengono con noi nei tour, che sono molto faticosi.  La tecnologia aiuta: siamo in contatto su internet, skype. Ma non vediamo i nostri genitori per sette-otto mesi l’anno».

 Siete amici anche fuori dal palcoscenico?

"Sì. Fin da subito fra noi c’è stato un grande feeling, abbiamo iniziato a cantare insieme come amici, adesso siamo come fratelli che condividono tutto. E poi con noi c’è sempre Michele Torpedine, il nostro manager: ormai per noi è come uno zio».

Avete già ottenuto guadagni impensabili per la maggior parte dei vostri coetanei. Qual è vostro rapporto con il denaro?
«Sappiamo come comportarci, non ci facciamo mancare niente, se possiamo entrare in un negozio e comprare abiti costosi lo facciamo, ma non esageriamo nelle spese. Con i primi guadagni abbiamo aiutato le nostre famiglie, abbiamo saldato tutti i debiti. I nostri genitori hanno fatto sacrifici, i nostri papà lavorano rispettivamente come carrozziere, falegname e trasportatore di medicinali alle farmacie».

Come è nata la vostra passione per il canto?

Risponde Piero: «Io ho cominciato a cantare a cinque-sei anni. E' stato mio nonno a scoprire la mia voce. Ho cominciato a studiare pianoforte e mio nonno sosteneva le spese. Poi, grazie alla costanza di mio padre che mi portava alle lezioni di canto, ho coltivato la mia dote. Noi tre siamo stati fortunati a trovarci nel posto giusto al momento giusto». ù

Per sostenere tournée così impegnative dovrete seguire un regime di vita molto rigoroso...
«Siamo ragazzi di paesini semplicissimi, non siamo abituati ad andare in discoteca, a fare troppo tardi la sera; mangiamo sano, abbiamo una vita regolare. Dobbiamo ringraziare Dio per averci dato queste voci e il nostro compito è di averne cura».

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