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martedì 21 novembre 2017
 
 

Vaccini, l’imperativo: informazione e assicurazione (per i medici)

25/08/2015  In vista della campagna vaccinale di autunno il Sindacato dei medici di famiglia richiederà alle Regioni una polizza assicurativa per i medici che vaccinano contro l'influenza. Non solo, raccomanda che occorre spiegare con precisione ai pazienti gli effetti collaterali e di raccogliere il consenso informato. Prassi che dovrebbero già essere normali. Ma che spesso non lo sono.

È di luglio scorso la notizia, resa nota da Quotidiano Sanità, secondo cui lo Snami (Sindacato dei medici di famiglia) richiederà alle Regioni una polizza assicurativa per i medici che vaccinano contro l'influenza, affinché siano tutelati «da rischi legali e professionali».

Oltre a questo, sollecitano anche «informazione ai colleghi perché espongano nella sala d’aspetto degli ambulatori la scheda tecnica del vaccino da inoculare e raccolgano la firma del consenso informato in cui siano ben chiari gli effetti collaterali del farmaco».

Preferirebbero inoltre «andare a vaccinare negli ambulatori pubblici quando non si è dotati di frigorifero con doppio termostato, di frigo portatile per il trasporto dei vaccini e strumentazione per la rianimazione». Ovviamente devono prima accertarsi che «le strutture Asl ne siano dotate. In sintesi un imperativo: vaccinare sì, in sicurezza non solo per i pazienti, ma anche per noi».

Restando certamente concordi con l'ultima affermazione, viene da chiedersi come mai lo Snami avanzi questo tipo di richieste, che dovrebbero essere ormai note ai tantissimi professionisti che da anni eseguono questa pratica.

Fondamentale il rispetto della "catena del freddo"

Ma andiamo con ordine. Quando si parla di frigorifero con doppio termostato lo Snami vuol fare riferimento al rispetto della cosiddetta “catena del freddo”. Il vaccino antinfluenzale, come indicato nella sua scheda tecnica, sopporta temperature tra i 2 e gli 8 i gradi. Solo così mantiene la sua efficacia. Ciò, in linea teorica, obbliga i medici a munirsi di apposito frigorifero nel proprio studio. Preferibilmente con «doppio termostato» forse intendendo un termostato interno collegato ad un display esterno, in modo da non dover aprire la cella per verificare la temperatura.

Tuttavia, tale disposizione non è chiarita in dettaglio nel protocollo che ogni regione, alla vigilia della campagna, come da normativa del Ministero della Salute, invia alle Asl e ai medici che vaccinano. Tutte, ad eccezione di una, il Lazio, grazie all'impegno di un medico che, otto anni fa, ha concluso una lunga battaglia iniziata nel 2003 affinché tali specificazioni venissero allegate al protocollo: «Ho dovuto insistere moltissimo in commissione regionale», racconta il protagonista della vicenda, il dottor Eugenio Sinesio, medico di famiglia e sindacalista di lungo corso, «nonostante il fatto che il frigorifero sia indispensabile per garantire l'efficacia dell'antinfluenzale. Ho ricevuto persino chiamate da parte di colleghi da altre regioni che mi chiedevano dove trovare le specifiche tecniche, poiché il loro protocollo non le conteneva».

Ma il database non c'è

  

Quanto al consenso informato, attiene tutto alla diligenza del medico curante. Ma verificare che sia effettivamente raccolto resta un affare fumoso: «Non siamo a conoscenza dell'esistenza di un database in cui tale documentazione venga conservata», lamenta Lilli Chiaromonte, responsabile Salute di Federconsumatori, l'associazione per i diritti dei consumatori che lo scorso 15 ottobre, assieme alla “collega” Adusbef, inviò un comunicato alle Asl, all'apertura della campagna, interrogandole proprio sul rispetto della catena del freddo. Quel comunicato ricordava infatti che «una dose di vaccino mal conservata viene considerata “imperfetta” anche dal Codice penale». E sollecitava appunto «controlli e verifiche da parte delle Asl», dalle quali però, sottolinea Chiaromonte, «non abbiamo mai ricevuto chiarimenti in merito».

Considerato che ogni medico percepisce dal sistema sanitario circa 6 euro per ogni dose iniettata, come giusto compenso per il servizio reso al benessere della collettività, non ci si spiega come mai i medici non abbiano le risorse sufficienti per dotarsi del previsto frigorifero “idoneo”. Inoltre, sebbene dal 2007 il Lazio abbia esplicitato la corretta procedura, pare che molti passaggi della campagna vaccinale restino oscuri, o inosservati.

Stando alle preoccupazioni sollevate da Federconsumatori e Adusbef prima, e di Snami oggi, sembrano essere le Asl a indulgere verso comportamenti superficiali, a fronte di una normativa ben chiara. La richiesta dello Snami, dunque, è rivolta a un sistema sanitario in crisi di risorse, e che già ricompensa i medici aderenti. Sarebbe forse opportuno, prima di sollecitare ulteriori sforzi economici, applicare al 100% norme che fanno parte tanto del dovere deontologico, che del codice civile e penale, e molto del buon senso.


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