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giovedì 13 dicembre 2018
 
Francia
 

Velo, obbedienza e schiaffoni

17/09/2015  A pochi chilometri da Parigi si è svolto il Salone della donna musulmana. Un'occasione che gli imam più radicali di Francia hanno sfruttato per comizi a base di misoginia e violenza. Davvero il principio della laicità e della libertà di espressione vale questa propaganda?

(Reuters).
(Reuters).

A Pontoise, a pochi chilometri da Parigi, da qualche giorno i cittadini si pongono numerose domande. E a dire il vero, non solo a Pontoise. Ci si chiede ad esempio, se sia giusto dare la parola a imam integralisti e apertamente misogini, in nome della libertà d'espressione.

Perché é appena successo proprio questo. La cittadina ha ospitato il "Salone della donna musulmana", pubblicizzandolo con un manifesto  piuttosto invitante. Vi campeggiava il sorriso contagioso di Choumicha, nota cuoca marocchina onnipresente in tv, in trasmissioni che farebbero la gioia della Clerici, animate da ricette succulente, ingredienti da impastare e mestoli che girano vorticosi in marmitte bollenti. Corsi di cucina e sfilate di moda, il clou della kermesse doveva essere questo. Sebbene la ritrita accoppiata cucito-fornelli facesse già storcere il naso a qualcuno, non vi era niente di fuorilegge.

Poi gli organizzatori hanno pensato bene  di aggiungere una nutrita serie di conferenze per definire quello che deve essere il ruolo femminile nella società musulmana. E a chi hanno affidato il compito di filosofeggiare sul tema? Ad alcuni fra i più oscurantisti degli imam di Francia, esponenti dell'Islam radicale più estremo. In prima linea c'era Nader Abou Anas, giovane imam salafita della moschea di Bourget, uno che nei suoi discorsi standard non riesce a rinunciare a frasi del genere, sono più forti di lui: " La donna virtuosa é colei che obbedisce al marito e non esce di casa senza il suo permesso". 

Rachid Abou Hodeyfa, imam di Brest e presente alle conferenze, non la pensa diversamente: "La donna virtuosa é colei che esce di casa nascosta, dimostra di avere pudore e non disonora il marito, pertanto  indossa sempre il velo".

A rincarare la dose pensa un altro predicatore, Mehdi Kebir, già noto per aver detto che chi mangia carne di maiale si comporta come un porco. A proposito di porci, ecco ciò che pensa delle donne: " Non indossare il velo giustifica la violenza sessuale sulle donne".

Non poteva poi mancare una chicca di Hatim Abou Abdillah, imam di Maison Alfort, altro municipio alle porte della capitale: "Ogni donna che indossa profumi é una provocatrice e invita alla lussuria".

Prevedibile l'intervento delle Femen a un evento simile. Se i loro metodi si possono contestare, lo si può fare altrettanto per l'accoglienza che é stata riservata alle due ragazze che hanno interrotto la conferenza dal titolo "E' giusto picchiare la propria moglie?" La risposta al tema proposto é stata fornita in diretta: le due Femen sono state prese a calci, a sberle e trascinate per i capelli fuori dal palco mentre qualcuno nel pubblico, tanto per alleggerire l'atmosfera, incitava alla violenza sessuale.

Dopo il putiferio, diversi giornalisti francesi hanno cercato di interrogare Philippe Houillon, seguace di Sarkozy e sindaco di Pontoise. "L'evento é stato organizzato da una società commerciale privata che ha affittato lo spazio espositivo", ha affermato l'eletto, calando l'asso pigliatutto del "business is business". Il sindaco dunque se ne lava le mani e continua a scimmiottare Ponzio Pilato aggiungendo: "Non siamo in misura di pronunciarci sui contenuti della manifestazione".

Ora restano i perché e mille interrogativi. Ci si chiede perché l'Islam di Francia sia sempre più ostaggio di una minoranza  radicale sempre più prepotente, che può avvalersi della complicità silenziosa e dell'opportunismo della classe politica. Ci si chiede quali siano i limiti della libertà di espressione. Lo si era fatto con le vignette di Charb, perché nessuno si pronuncia ora, dopo i propositi nauseabondi di questi sedicenti imam? Quando la libertà di espressione minaccia la libertà delle donne, e lo fa in un Paese, la Francia, simbolo della lotta femminile per la parità di diritti, non sarebbe tempo di porre un argine a queste derive pericolose? La classe politica sta a guardare. A volte il silenzio, è scandaloso quanto certe frasi deliranti. 

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