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giovedì 21 settembre 2017
 
 

Il Risorgimento scende in strada

17/03/2011  Garibaldi secondo dopo Roma, Mazzini quarto dopo Marconi. I personaggi del Risorgimento dominano nella scelta dei nomi da dare a vie e strade.

Giuseppe Garibaldi, uno degli eroi risorgimentali più "gettonati" per dare il nome alle strade.
Giuseppe Garibaldi, uno degli eroi risorgimentali più "gettonati" per dare il nome alle strade.

 Viale Cavour, corso  Indipendenza, e perfino via Nino Bixio, con barzelletta sui carabinieri acclusa. Che l’Italia e gli italiani tengano al loro Risorgimento lo si vede già per strada: basta passeggiare e dare un occhio ai cartelli viari delle nostra città. Non c’è metropoli, località alpina o marinara, comune del Nord, del Centro o del Sud, isolano o del continente, che non abbia intitolato almeno un vicoletto a uno degli eroi che fecero l’Unità d’Italia.

 

    Conferma della fortuna toponomastica per i personaggi risorgimentali  ce la dà anche la speciale classifica stilata dal Laboratorio Internazionale di Onomastica (CLICCA QUI) dell’Università di Tor Vergata (Roma) che mette in ordine di frequenza i nomi di vie e piazze degli 8.100 Comuni italiani. 

 

   Ebbene, subito dopo il toponimo ‘Roma’ che, con buona pace di qualche esponente leghista è quello più usato in Italia con ben 7.870 citazioni, c’è lui, Garibaldi, l’Eroe dei due mondi (5.472); al quarto posto, dietro a Guglielmo Marconi, sta Giuseppe Mazzini (3.994); al sesto, preceduto nientemeno che dal Sommo Poeta Dante, si classifica Camillo Benso conte di Cavour (3.334). Se annoveriamo, poi, a buon diritto, tra i patrioti anche Giuseppe Verdi, ottavo (3.046), nelle prime dieci posizioni abbiamo ben quattro “risorgimentali”. E Cesare Battisti sta lì a ruota, al 12° posto con 2.657 citazioni.    

 

 Se, poi la classifica prende in considerazione solo i personaggi della storia politica e militare del nostro Paese, il Risorgimento stravince. Ai primi tre posti assoluti ci sono loro: Garibaldi, Mazzini e Cavour. Insomma, un bel segno d’attaccamento e di riconoscenza a coloro che diedero vita e pensiero per unire le Alpi agli Appennini: in un Paese spesso smemorato, almeno agli angoli delle strade e lungo la linea della metro la Storia si prende la sua rivincita. Almeno di nome, se non di fatto.

 

   C’è una curiosità ulteriore nella classifica sopra citata: al quarto posto,  davanti a personalità del calibro di Gramsci, De Gasperi, Carducci e Leopardi, sta Aldo Moro, usato 2.628 volte. Potrebbe, forse, voler dire che gli italiani non sono antimodernisti o poco propensi a ricordare i contemporanei. Se c’è la statura e le qualità di grande politico scatta la volontà di memoria toponomastica. Appunto, se c’è la statura. Moro è stato ucciso dalle BR 33 anni fa. Proviamo, allora, per gioco, a immaginarci fra qualche decennio: quale indirizzo potrebbe mai digitare un nostro connazionale sul navigatore dell’auto? ‘Corso Casini’ o ‘lungomare D’Alema’? ‘Passeggiata Berlusconi’ o ‘largo Storace’? ‘Galleria Fini’ o ‘rondò Maroni’?  La denominazione ‘Repubblica’ è al 43° posto con 1.491 citazioni. Quante ‘via Seconda Repubblica’  imboccheranno i nostri figli nel 2050?

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