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Una bambina palestinese tra le macerie dopo un raid israeliano su Gaza City.
Il primo annuncio è arrivato da Donald Trump sul social Truth: «Oggi il Board of Peace ha raggiunto un accordo storico per il disarmo completo di Hamas e di tutti gli altri gruppi armati a Gaza. Si tratta di un passo monumentale verso una pace e una sicurezza durature». L’intesa sul disarmo del movimento islamista che ha governato per vent’anni nella Striscia di Gaza segna un momento di svolta per il Territorio palestinese ancora martoriato e in preda a una terribile emergenza umanitaria. «Una volta completato il disarmo, le forze israeliane si ritireranno e la Forza internazionale di stabilizzazione collaborerà con una nuova forza di polizia palestinese per garantire la sicurezza di Gaza, a beneficio dei suoi residenti e dei Paesi vicini», ha aggiunto il presidente Usa.
L’annuncio sul disarmo è stato confermato da Hamas stesso. Che comunque – attraverso un’intervista ad Al Jazeera rilasciata da Ghazi Hamad, membro della delegazione negoziale di Hamas – mette in chiaro che «Hamas rimane ferma sui suoi obiettivi nazionali, rappresentati dalla tutela dei diritti del popolo palestinese. La questione delle armi è legata ad altre questioni, come il ritiro di Israele dalla Striscia di Gaza e la ricostruzione. Non intraprenderemo alcuna azione se le forze di occupazione non rispetteranno gli obblighi previsti dall'accordo». Parlando alla Reuters, Hamad ha sottolineato che Hamas consegnerà le armi al Palestinian national commitee (Comitato nazionale palestinese) e che questo Comitato insieme a una forza internazionale dovrà avere accesso a Gaza per assicurare lo smantellamento dei gruppi armato sostenuti da Israele.


Il fumo sale da una moschea a Gaza City dopo un attacco israeliano.
(REUTERS)Alcune settimane fa Hamas aveva già iniziato la svolta annunciando lo scioglimento dell'organismo governativo nella Striscia e aprendo al passaggio dei poteri al Comitato nazionale per l’Amministrazione di Gaza, organismo tecnico e temporaneo nato nel contesto del Board of peace, il Consiglio di pace voluto e presieduto da Donald Trump. Il Comitato è composto da 15 membri tecnici palestinesi che fino ad oggi però non hanno avuto il permesso di accedere al territorio della Striscia.
Presto al Cairo si svolgerà un vertice per far partire la fase 2 dell’accordo per il cessate il fuoco siglato da Hamas e Israele a ottobre del 2025, che prevede, appunto, il disarmo completo del movimento palestinese e il ritiro graduale delle forze israeliane da Gaza per arrivare a mettere fine all’occupazione. Un’intesa difficile, spinosa, con molti punti di fragilità e instabilità, che di fatto in questi mesi non è mai stata rispettata: i combattimenti non si sono fermati, il cessate il fuoco è stato continuamente violato, le forze israeliane hanno esteso la loro presenza nella Striscia e proseguono anche in questi ultimi giorni con gli attacchi (nel centro di Gaza City il 28 luglio un raid ha colpito la moschea Al-Muttaqin, dopo che l’esercito aveva emanato un ordine di evacuazione). Intanto, la popolazione di Gaza continua a lottare per la sopravvivenza tra le macerie, in una situazione umanitaria disastrosa.
Alcuni giorni fa, il World food programme (Programma alimentare mondiale) ha messo in evidenza che negli ultimi tempi nella Striscia si sono registrati miglioramenti e progressi nella sicurezza alimentare e nella nutrizione infantile grazie a un incremento dell’assistenza umanitaria e delle attività commerciali. Tuttavia, l’agenzia Onu insieme alle altre due organizzazzioni delle Nazioni unite Unicef e Fao avvertono che «le famiglie di Gaza faticano ancora a soddisfare i loro bisogni primari e che i progressi potrebbero essere rapidamente vanificati in assenza di aiuti umanitari costanti, della riattivazione del settore privato, di finanziamenti e di investimenti per la ripresa».
Il 67% della popolazione gazawi oggi affronta livelli gravi di insicurezza alimentare. Alla fine del 2025 la percentuale era il 77%: segno di un progresso nella risposta umanitaria. Ma la strada verso la la ricostruzione del Territorio a tutti i livelli è ancora molto lunga. «Una pace duratura, la sicurezza e l'incolumità», sottolineano ancora le tre agenzie Onu, «sono essenziali per consentire alle persone di tornare alle proprie aziende agricole, alle attività commerciali e alle comunità, e di iniziare a ricostruire la propria vita».







