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sabato 24 agosto 2019
 

II Domenica di Pasqua o Della Divina Misericordia (Anno C) - 28 Aprile 2019

La Risurrezione porta alla comunione

Poi [Gesù] disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!».

Giovanni 20,19-31
  

Gesù risorto appare ai discepoli e dà loro lo Spirito Santo, che estende il perdono dei peccati, vero principio della vita nuova. Ma Tommaso non è presente. Una lettura superficiale ha trasformato questo discepolo in una figura negativa facendone il prototipo dell’incredulità… Ma se da una parte la sua professione di fede – «Mio Signore e mio Dio!» – resta la più alta di tutto il Nuovo Testamento, d’altro canto quel che Tommaso dice prima è semplicemente ovvio: anche i suoi fratelli non hanno creduto a Maria di Magdala che gli aveva annunciato Cristo risorto. Infatti il testo recita: «Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore». In un certo senso, quando Tommaso dice: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi… e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo», sta dicendo: “Se non faccio la vostra stessa esperienza, come posso entrare in quel che voi mi dite? Voi stessi non avete creduto prima!”.

Ma cosa è mancato veramente a Tommaso, dov’è stata la sua lacuna? Perché non ha fatto anche lui questa esperienza?

È chiamato Dìdimo, che in greco vuol dire gemello, un gemello non potrà mai essere un unico, qualsiasi cosa faccia o ovunque vada, è un fratello! Ma c’è questa cosa curiosa: proprio lui, il Dìdimo, il fratello dalla nascita, nel giorno più importante della fraternità cui appartiene, il giorno della Risurrezione del loro Signore, non sta con loro. Sta per conto suo, ha disobbedito al suo essere Dìdimo.

Per trovare Cristo risorto cosa dovrà fare? «Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse». Gesù torna in mezzo ai discepoli e questa volta Tommaso c’è. Questi otto giorni dopo, secondo il computo ebraico, sono una settimana esatta, scansione che inaugura il ritmo settimanale dell’appuntamento con il “giorno del Signore”, il dies dominici, la domenica.

GLI MANCAVANO I FRATELLI. Perché Tommaso passi dall’incredulità alla fede deve tornare a essere Dìdimo; quel che gli mancava in realtà erano i fratelli. Quando starà con loro, allora vedrà il Signore come loro lo hanno visto e si preparerà, come loro, al tempo in cui crederanno senza vederlo, quando cioè lo mostreranno nella sua carne, non lo vedranno ma lo faranno vedere. Ma per arrivarci devono stare insieme nella liturgia domenicale.

La fede cristiana non è un fatto privato, individuale. Nessuno incontra il Signore risorto se non all’interno della comunione fraterna. Se la Risurrezione non conduce alla comunione ecclesiale, allora non è la Risurrezione del Signore ma un perfezionismo individualistico o un prodotto della nostra immaginazione. La Risurrezione è fondamentalmente un’esperienza fraterna, ecclesiale. L’intera fede cristiana si coniuga al plurale. La forma originale greca del Credo è: «Noi crediamo…». Il Padre che invochiamo non è “mio” ma “nostro”. La fede si riceve nella Chiesa. Credere è qualcosa che facciamo insieme ad altri.

La sorgente e insieme la mèta della fede è stare con i fratelli.


25 aprile 2019

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