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martedì 25 giugno 2019
 

IV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) - 3 Febbraio 2019

LA FEDE È FARE SPAZIO ALLE MERAVIGLIE DI DIO

Gesù cominciò a dire nella sinagoga: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca.

Luca 4,21-30
  

Strano posto, Nazaret. In questo villaggio c’è la beata Vergine Maria, la persona che con la sua fede ha aperto la porta al cielo, ma i suoi compaesani, i nazareni, sono l’emblema della diffidenza e del rifiuto. A Nazaret Cristo è stato accolto nel mondo; a Nazaret è stato sonoramente rifiutato.

Sia chiaro: Cristo aveva appena letto un passo consolante e pieno di luminose promesse del profeta Isaia e aveva dichiarato che quella parola si andava compiendo proprio in quel momento. Non aveva minacciato né offeso, ma aveva annunziato una cosa bella – eppure viene completamente rigettato. Perché? Il motivo è che ritengono di conoscerlo…

Perché un profeta è disprezzato in patria? La parola “profeta” indica uno che parla a nome di un altro e non a titolo proprio; lui non è la misura della sua missione, chi opera per suo mezzo è Dio stesso. E viene rifiutato perché i compaesani non riconoscono quel che Dio fa in lui.

Siamo sicuri che la patria sia un valore imprescindibile? Non è così certo nella spiritualità biblica… La Lettera agli Ebrei dice che non abbiamo in questo mondo una città permanente (Eb 13,14) e nelle Scritture la madrepatria compare per la prima volta nella storia di Abramo, che, curiosamente, la deve lasciare. Abramo, il padre della fede, per iniziare la sua avventura straordinaria deve uscire dalla sua terra e dalla sua patria, perché quel che Dio deve fare con Lui è una grandiosa novità rispetto ai presupposti del suo ambiente originale.

La patria in sé non è né buona né cattiva, è un semplice dato della storia, ma può diventare una gabbia, un sistema definito di relazioni dove ognuno ha il suo inalienabile ruolo. I nazareni non riconoscono il segreto di Cristo, il suo mistero, che è la sua origine nel Padre, e quindi Cristo non si può muovere di un millimetro dal ruolo che gli hanno già assegnato. Non c’è spazio per le meraviglie, nella loro visione di Lui.

L’OPERA DI DIO. Ma in fondo nessuno di noi conosce il mistero dell’opera di Dio nel mondo e nelle persone. Chiunque voglia entrare nelle meraviglie cui è chiamato nella fede, deve scrollarsi di dosso il ruolo che il mondo gli ha già assegnato, perché nessuno è autentico se non al cospetto di Dio.

L’uomo può restare nazareno o italiano o qualunque altra cosa, oppure essere trasfigurato in figlio di Dio. Se Francesco d’Assisi fosse rimasto figlio di Pietro di Bernardone avremmo avuto un altro mediocre commerciante. Ma era ben altro nei piani di Dio.

Cosa è l’incredulità di Nazaret? È il rifiuto dell’iniziativa di Dio, la negazione dello straordinario, la condanna al prevedibile. È una mentalità da habitué, che non vede più la bellezza delle cose. Per accogliere la novità bisogna abbandonare gli schemi, e farsi stranieri. Spesso i turisti vedono le città più degli abitanti, ormai assuefatti al luogo.

Ingabbiati dentro le nostre abitudini, potremmo stare a fianco di Cristo pensando che sia solo un condomino… E ridurci a essere completamente ciechi sulla bellezza di chi ci è accanto. E sulla nostra.


31 gennaio 2019

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