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Responsabile del desk Cultura e spettacoli

Javier Marías, il passato che non passa mai

Questa volta lo sguardo indagatorio e chirurgico di Javier Marías sceglie di posarsi su una coppia di Madrid. Lui, Muriel, vicino ai 50 anni, è un regista non particolarmente famoso, ma autore di alcune pellicole apprezzate da certa critica. Lei, Beatriz, poco più che 40 anni, è una donna sensuale, che gli ha dato tre figli.

Siamo nella Spagna degli inizi degli anni Ottanta, all'indomani della scomparsa del dittatore Franco, quando il Paese si sta ancora destando dall'incubo di un regime oppressivo, ma ancora non sa bene che cosa voglia dire vivere in una democrazia.

Visto dall'esterno, il rapporto fra marito e coppia sembra procedere senza problemi. Quando una notte il giovane assistente di Muriel - che è la voce narrante del romanzo - si ferma a dormire in casa loro, scopre che non è così. I due dormono separati e allorché la donna bussa alla porta del marito, riceve un deciso rifiuto a cui si aggiungono, appena finalmente socchiude l'uscio, insulti e gesti di disprezzo. 

Che cosa ha diviso Muriel e Beatriz? Perché lui la tratta con tanto disprezzo? Qual è questa colpa del passato che il marito rinfaccia alla moglie, gravissima per lui, una "bambinata" per lei?

Attorno al regista e alla sua casa, gravita un gruppo di amici e colleghi che spesso si riunisce per delle feste e delle cene. Un dottissimo e narcisista professore, che impartisce, in uno dei suoi lunghi discorsi, una lezione su Shakespeare e le teorie che ne mettono in dubbio l'identità; un commercialista appassionato di cinema ed estimatore di Muriel... Fra questi, un certo Van Vechten, un medico sulla sessantina, a proposito del quale Muriel chiede al giovane assistente di svolgere un'indagine: gli è stato riferito che, in passato, l'amico si sarebbe reso responsabile di comportamenti indecenti nei confronti di alcune donne. Sarà qualcosa che ha a che fare con l'epoca di Franco e con i crimini che sono stati commessi sotto il suo regime.

Emerge così un collegamento fra la vicenda privata della coppia e - attraverso la storia di Van Vechten - quella della Spagna: in entrambi i casi, il presente è reso opaco da una zona oscura che si colloca ne passato. Un passato che non passa mai e che condiziona il presente. Se la coppia sconta nei giorni presenti una misteriosa colpa della donna commessa ai principi della loro relazione e che l'uomo non ha mai voluto perdonare, nonostante alcuni anni felici con la moglie, il Paese si è concesso una sorta di tregua e vive un periodo di pace sociale, fondato però su un tacito accordo che prevede di non esaminare e processare ogni singolo torto, ogni ingiustizia perpetrata negli anni della dittatura. Che tale accordo, per molti necessario, implichi il rischio dell'oblio, della rimozione, dell'impunità, è evidente anche a coloro che tale accordo hanno sottoscritto, vittime e carnefici.

La figura chiave di come viviamo e gestiamo il passato è Muriel che, in alcuni lungi e filosofeggianti dialoghi con il giovane assistente, quando questi comincia a scoprire la verità su Van Vechten, gli spiega che non vuole saperne più nulla di eventuali colpe di cui si sia macchiato l'amico, mentre un trattamento radicalmente diverso viene riservato alla colpa originaria della moglie. In un caso, si accetta di concedere il perdono - come sta facendo l'intera società con i crimini del passato in nome del quieto vivere -, nell'altro è contemplata solo una irrevocabile condanna. Perché questa disparità di trattamento? E' essa legittima? 

Si spiega così il titolo, ancora una volta desunto da Shakespeare, come per altri romanzi dell'autore: Thus bad begins and worse remains behind, Così ha inizio il male e il peggio è alle spalle. Gli orrori, i delitti, i tradimenti appartengono al passato, ma dimenticarli, o non dimenticarli, inficia il presente, condiziona la realtà presente.

Una frase di grande suggestione torna con frequenza nel romanzo: "Arriviamo sempre troppo tardi nella vita delle persone". Che può essere estesa all'altro tema del romanzo, parafrasandola così: "Arriviamo sempre troppo tardi nella storia di un Paese". Quello che siamo, come individui, coppie e società, è sempre il risultato di ciò che è accaduto prima, la cui energie, positiva o negativa, si riverbera fino ad oggi. 

Ancora una volta Javier Marías indaga affondando il bisturi della sua scrittura la forza delle passioni, le dinamiche di coppia, il peso dei tradimenti, legando abilmente una vicenda intima e privata a una questione nazionale.
Come aveva fatto con L'impostore Javier Cercas, così anche Marías fa i conti con la dittatura di Franco e i suoi riflessi sull'attualità. E' interessante notare come i grandi scrittori spagnoli - fra i più grandi in Europa, almeno quelli citati, insieme ad Arturo Perez-Revert - stiano affrontando con coraggio questa resa dei conti con il loro passato recente. 

Con così ha inizio il male  (Einaudi)  Javier Marías ha costruito ancora una volta un romanzo potente e affascinante, un thriller sui misteri della coppia e sui segreti di una nazione, sul persistere del passato, sul perdono e sulla condanna senza appello. E' anche un romanzo sul desiderio erotico e sessuale, sull'incapacità dell'uomo di rinunciarvi in nome di valori o principi: cosa che accadeva in maniera quasi plateale nella Spagna degli anni Ottanta che, libera dal gioco della dittatura, si sentiva libera di concedersi qualsiasi piacere.


09 gennaio 2016

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