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venerdì 17 novembre 2017
 

Non assolvo chi non paga le tasse

La Chiesa ci ricorda sempre che bisogna «dare a Dio quel che è di Dio e a Cesare quel che è di Cesare». Evadere le tasse è peccato. È contro il sesto comandamento: «Non rubare». D’accordo, ma la Rai non è Cesare! E quel tributo che ci chiede, cioè il canone televisivo, non mi pare giustificato dal servizio pubblico che ci offre. La Rai è solo preoccupata di foraggiare, coi nostri soldi, volgarità e “telepredicatori” dell’ultima ora. Mi auguro che lo sproloquio cui ho assistito a Sanremo sia davvero l’ultimo. Intanto, il canone io non l’ho pagato. Ho rubato? Ho fatto peccato? Don Antonio, se vuole mi assolva... ma io non mi pento.

Cataldo da Taranto


Ho quarantacinque anni, non sono bigotta e neanche una santa. Fino a un anno fa, trovavo giusto pagare il canone Rai. Ma dopo il Festival di Sanremo sono schifata. Siamo arrivati al peggio. Stendiamo un pietoso velo sull’esibizione di Celentano all’Ariston, ma anche sulle tante volgarità e parolacce dei comici. Vorrei proporle una campagna per non pagare più il canone della Tv. La Rai meriterebbe davvero una simile protesta!
 Michela G.

Due no secchi a queste lettere. Non posso assolvere Cataldo dal non aver pagato il canone Rai. Tanto meno dare seguito alla proposta di Michela per una campagna contro il canone della Tv. Le tasse vanno sempre pagate. Su questo non può esserci alcun cedimento, né giustificazioni per gli evasori. È il contributo che ciascuno deve dare in vista del bene comune e di servizi necessari ai cittadini, soprattutto per i meno abbienti. Più che un obbligo, è una questione di giustizia sociale. Detto ciò, però, il peso del fisco dev’essere equo. Oggi, il divario tra il salario degli impiegati e i superstipendi di manager pubblici è davvero scandaloso. La media degli stipendi italiani è la più bassa tra i Paesi europei (Grecia inclusa), mentre le retribuzioni dei burocrati sono le più alte al mondo. Credo sia giusto battersi perché le tasse siano più eque e perché gravino maggiormente sui più ricchi. A questi un maggior prelievo non cambia la vita, ai poveri sì. E, soprattutto, i cittadini devono essere più vigili e severi nel controllo dell’uso che si fa dei soldi pubblici. Spesso, sono lesinati alle famiglie con figli, ma poi si sprecano in privilegi, favoritismi, false consulenze, festival sanremesi delle parolacce e volgarità, programmi insulsi e dispendiosi delle reti pubbliche... Ci vuole più rigore, a ogni livello.


07 marzo 2012

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