logo san paolo
giovedì 23 marzo 2017
 

E Di Maio inventò il populismo pensionistico

La fede grillina non si ferma davanti a nulla: nemmeno davanti all’evidenza. Mi veniva da pensarlo leggendo molti dei commenti al mio precedente post sui vitalizi già aboliti nel 2012 che Di Maio e i 5 Stelle vogliono abolire. Al netto degli insulti gratuiti, dei soliti finti abbonati che disdicono abbonamenti mai sottoscritti, dei vari trolls e account posticci sparati fuori da qualche algoritmo di qualche società di comunicazione, senza contare chi si ferma al titolo senza nemmeno capirlo, credo che molti, i più in buonafede, meritino un’ulteriore spiegazione, ingannati dal meccanismo comunicativo messo in scena dal gruppo con l’appoggio dei media, che hanno seguito Di Maio come dei lemming. Perché lo scopo, non so se ve ne siete accorti, era solo quello di premere sulla scadenza anticipata della legislatura attraverso un bel Carnevale di Viareggio in forma di comunicazione mediatica.

Che si diceva nel post precedente? Che i vitalizi dei parlamentari sono già stati aboliti con la riforma del 2012. Al loro posto è stato introdotto un sistema pensionistico simile a quello degli altri lavoratori italiani, calcolato con il metodo contributivo. L’assegno in pratica è legato direttamente ai contributi che vengono versati. Col nuovo sistema (approvato dal Parlamento precedente su sollecitazione della Fornero per equità rispetto ai sacrifici degli italiani ) i parlamentari versano il 9 per cento della loro indennità, pari a 800 euro circa, le Camere il 24 per cento, più o meno 2.200 euro. E’ quel che avviene per ogni sistema contributivo previdenziale: una parte lo versa l’azienda o l’ente pubblico e il rimanente viene trattenuto nella busta paga del lavoratore. Gli assegni verranno percepiti al compimento del 65esimo anno di età, che si accorcia fino a 60 nel caso di ulteriori mandati parlamentari. La differenza semmai è rispetto ai 67 anni dei comuni mortali previsti dalla legge Fornero, ma per il resto cambia poco. E’ vero che per i lavoratori italiani l’arco temporale contributivo si allunga a un minimo di 20-22 anni, ma un mandato parlamentare dura al massimo cinque anni. Non potendosi allungare, si aumenta la somma dei contributi, che infatti è piuttosto elevata.
 

L’alternativa sarebbe abolire le pensioni ai parlamentari (esistenti in tutti i parlamenti dell'Occidente), ma non si capisce perché, visto che tutte le altre categorie le percepiscono. Forse che produrre le leggi della Repubblica non è un lavoro? Qualche commento al post precedente sosteneva che i politici non meritano la pensione "a prescindere", perché i politici sono tutti fannulloni e sono tutti ladri, “in tucc lader” come leggevo sugli striscioni delle feste della Lega di Umberto Bossi (poi si è visto come è andata a finire). Ma queste considerazioni le lascio agli avventori da bar, anche se si tratta di bar digitali.

Alla fine del mandato parlamentare il montante, ovvero la somma dei contributi versati, è di circa 180 mila euro, di cui almeno 40 mila versati dal contribuente. La pensione percepita ai 65 anni sarà di circa 800-900 euro al mese. Non certo uno scandalo, se si tiene conto che l’aspettativa di vita media è grosso modo 80 anni. Il vero scandalo, come dicevo nel post, sono i vitalizi maturati prima della riforma del 2012, calcolati col metodo retributivo e con rendite spesso fino a dieci volte superiori agli effettivi contributi versati. Quelli però i Cinque Stelle non li toccano, perché sanno che non si possono toccare in quanto diritti acquisiti.

Nella conferenza stampa di presentazione della sua iniziativa Di Maio ha definito le nuove pensioni “vitalizi mascherati” e ha giocato molto sullo strabismo dell’interpretazione. E infatti i titoli degli articoli parlavano di vitalizi e non di pensioni: “Se lo stop ai vitalizi verrà sabotato, convocheremo il popolo”; “Di Maio: aboliamo il privilegio medievale dei vitalizi”; e sentite questa: “Stop ai vitalizi parlamentari o a settembre sarà Armageddon”. Renzi, qualche settimana prima, del resto non aveva fatto diversamente, quando parlava di "vitalizi maturati nel caso non si andasse a elezioni anticipate". Per maturare la pensione infatti sono necessari 4 anni, 6 mesi e un giorno e la data cruciale è la metà di settembre.

Contro la proposta di Di Maio è intervenuto persino il presidente dell’Inps Boeri, noto flagellatore dei vitalizi dei politici, quelli veri però, ovvero quelli percepiti prima del 2012 rimasti in vigore. Boeri ha definito la proposta “incongruente” e “inefficace”. Anche perché non bastano venti righe da far votare agli Uffici di presidenza delle Camere,in quanto l’argomento è sottoposto a riserva di legge. Ora i Cinque Stelle esultano perché la proposta verrà messa in calendario per la discussione dai presidenti di Camera  e Senato. Probabilmente, se gli Uffici di presidenza non cederanno al populismo dilagante, si risolverà in un buco nell’acqua ma che importa? L’importante è far credere al popolo della Rete e alla gente non informata sufficientemente che i vitalizi dei politici, “privilegi medievali”, devono essere aboliti e in caso di rifiuto degli Uffici di presidenza, gridare al "gomblotto" e invocare la giustizia di piazza. Evviva! Viva il nuovo Medio Evo mediatico! Fate girare!

 


27 febbraio 2017

I vostri commenti
76
scrivi

Stai visualizzando  dei 76 commenti

    Vedi altri 20 commenti
    Policy sulla pubblicazione dei commenti
    I commenti del sito di Famiglia Cristiana sono premoderati. E non saranno pubblicati qualora:

    • - contengano contenuti ingiuriosi, calunniosi, pornografici verso le persone di cui si parla
    • - siano discriminatori o incitino alla violenza in termini razziali, di genere, di religione, di disabilità
    • - contengano offese all’autore di un articolo o alla testata in generale
    • - la firma sia palesemente una appropriazione di identità altrui (personaggi famosi o di Chiesa)
    • - quando sia offensivo o irrispettoso di un altro lettore o di un suo commento

    Ogni commento lascia la responsabilità individuale in capo a chi lo ha esteso. L’editore si riserva il diritto di cancellare i messaggi che, anche in seguito a una prima pubblicazione, appaiano  - a suo insindacabile giudizio - inaccettabili per la linea editoriale del sito o lesivi della dignità delle persone.
     
    Pubblicità
    Edicola San Paolo