Alla fine le sanzioni, a lungo bloccate dall’Ungheria di Orban, sono arrivate. «I ministri degli Esteri dell'UE hanno appena dato il via libera a sanzioni contro i coloni israeliani per la violenza contro i palestinesi. Hanno anche concordato nuove sanzioni contro figure di spicco di Hamas. Era ora che passassimo dall'impasse alla realizzazione. Estremismi e violenze hanno conseguenze». L’Alto rappresentante alla Politica Estera, Kaja Kallas, rilancia la decisione con un post di X. Dopo mesi in cui i coloni israeliani, dopo aver occupato abusivamente parti della Cisgiordania, hanno attaccato in modo sempre più violento i palestinesi incendiando macchine ed edifici, aggredendo persone in modo verbale e non solo, impedendo loro la raccolta delle olive e persino mettendo del filo spinato per sbarrare la strada verso la scuola ai bambini, l’Unione europea è intervenuta con un blocco doganale che riguarderà le principali organizzazioni israeliane e i loro leader che sostengono la colonizzazione estremista e violenta della Cisgiordania.

«Israele ha sempre difeso, difende e continuerà a difendere il diritto degli ebrei a stabilirsi nel cuore della nostra patria. Nessun altro popolo al mondo ha un diritto alla propria terra così documentato e consolidato come quello del popolo ebraico alla Terra d'Israele», è stata la risposta del ministro degli esteri israeliano Gideon Sa'ar, che ha dichiarato le sanzioni europee «inaccettabili».

Non è bastata a scongiurare la decisione l’ultima intervista del premier Netanyahu che aveva minimizzato i comportamenti dei coloni contro la comunità palestinese, compresi i cristiani di Terra Santa, e dei soldati israeliani che sbeffeggiano i simboli religiosi.

Dal crocifisso preso a martellate alla Madonna con la sigaretta in bocca fino alla distruzione, con le ruspe, di una scuola gestita dalle suore in Libano e della religiosa spintonata e presa a calci nel cuore di Gerusalemme, è un continuo di soprusi e intimidazioni. E mentre Netanyahu continua a sostenere che i cristiani sono protetti e prosperano in terra Santa, i dati dicono che, dalla sola Betlemme sono già partire 200 famiglie cristiane, 700 persone in tutto, provate da anni di mancanza di turisti e chiusure dei check point con pochissime possibilità di muoversi per andare a lavorare a Gerusalemme.

La crescente violenza dei coloni, che lo scorso gennaio avevano minacciato e fatto inginocchiare anche due nostri carabinieri, si spiega anche con l’impunità che il governo israeliano garantisce. Se a parole, infatti, alle proteste internazionali, si risponde minimizzando e dichiarando che si farà luce su quanto accade, nei fatti vengono autorizzati nuovi insediamenti, 34 solo nelle ultime settimane. «I coloni che conoscevamo come civili», ha recentemente raccontato in una intervista al mensile Una Città il sociologo Guy Aznar, attivista israeliano dell’Associazione Ta’ayush (“Viveve assieme”) impegnata nella difesa dei diritti umani e nella resistenza contro l’occupazione dei territori palestinesi, «che venivano a molestare e ad attaccare i palestinesi e anche noi, ora hanno in dotazione delle uniformi che li rendono in qualche modo delle figure ufficiali; hanno anche le armi e le stanno usando.
Oggi sono loro a dettare legge. La legge è nelle loro mani. In alcuni casi si presentano dicendo apertamente: “Noi siamo la legge” ed effettivamente fanno quello che vogliono».