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venerdì 23 giugno 2017
 
La Bibbia e i giovani Aggiornamenti rss Gianfranco Ravasi
Cardinale arcivescovo e biblista

Un ragazzo rosso di capelli

«Gioventù, grande, gagliarda, innamorata, / Gioventù, piena di grazia, forza, fascino, / lo sai che la Vecchiaia può venire dopo di te / con eguale grazia, forza e fascino?». Così il grande poeta americano Walt Whitman cantava nel suo capolavoro Foglie d’erba le due stagioni estreme della vita. Due stagioni vissute anche dal celebre protagonista di questa puntata del nostro viaggio tra i giovani della Bibbia, il re Davide. In realtà, accanto alla «grazia, forza, fascino» nella sua vita ci furono anche miserie e debolezze, come per ogni creatura umana.

Noi ora rappresenteremo solo un episodio glorioso della sua giovinezza, il suo duello con un gigante adulto, il brutale e possente Golia, un fi­listeo, membro di una popolazione stanziata nel Sud e sulla costa meridionale della Terra Santa e organizzata in una pentapoli, cioè in cinque città tra le quali quella a cui apparteneva questo eroe, Gat. Davide era, invece, l’ultimo di otto ­figli di un capo-clan di Betlemme di nome Iesse. Quando il profeta Samuele si era recato da lui per scegliere tra i suoi giovani il futuro re di Israele, il padre s’era dimenticato del figlio minore che era a pascolare il gregge. Era «fulvo, con begli occhi e bello di aspetto». Ma era stato proprio lui, il giovinetto Davide, a essere il prescelto da Dio per sostituire Saul, il re infedele (1Samuele 16,1-13).

Ma torniamo alla scena narrata nel capitolo 17 del Primo Libro di Samuele, una pagina che ha conquistato la storia dell’arte: si pensi solo al Davide di Donatello a Firenze o al Davide che tiene per la capigliatura la testa di Golia, dipinto da Caravaggio su una tela conservata al Kunsthistorisches Museum di Vienna. Il duello epico tra i due non ha bisogno di essere ricostruito tanto è famoso. Lo scontro apparentemente è con un gigante nel quale tutto è eccessivo: alto quasi tre metri, con una corazza di mezzo quintale e con la punta della sua lancia che pesa sei chili! Non bisogna dimenticare che i Filistei, un’etnia di origine greca, era avanzata nella tecnologia della lavorazione del ferro e del bronzo.

Davide è, invece, un giovanetto fragile e delicato, le cui armi sono un bastone-fionda e cinque ciottoli. Il suo stesso fratello maggiore Eliab lo sconsiglia di accettare la sfi­da e ironizza su di lui disprezzando le sue velleità “eroiche”. In realtà, la Bibbia vuole ricordare al lettore che alle spalle dei due contendenti si svolge un ben diverso confronto. Da un lato, c’è tutta la potenza e l’arroganza umana con la forza apparentemente insuperabile e vincente delle armi; d’altro lato, invece, in Davide è presente Dio stesso, il vero dominatore della storia. Lo scontro, allora, non sarà tra due forze così dispari, ma tra l’uomo e Dio stesso.

Il tema, che è quindi teologico, è sviluppato dagli interventi dei due protagonisti. Il primo è quello, fanfaronesco, del ­filisteo che deride l’avversario, annunziandone l’imminente, scontata, tragica fi­ne. Il secondo è basato sulle parole del giovane Davide, che era stato dissuaso dallo stesso re Saul a scendere in campo: «Tu sei un ragazzo mentre lui è uomo d’armi fi­n dall’adolescenza» (17,33). Ma, di fronte a Golia, Davide oppone alle tre armi del nemico – spada, lancia e giavellotto – il «nome del Signore degli eserciti, Dio delle schiere di Israele». È costui il vero s­fidato ed è per questo che il giovane avvenente dai capelli rossi è certo della vittoria «perché al Signore appartiene la lotta». L’esito è noto: saranno una ­fionda e un ciottolo a risolvere la sfi­da e non la potenza delle armi. Il Signore opera la sua salvezza attraverso ciò che è debole e disprezzato e chi è orgoglioso e prepotente è, invece, scaraventato nella polvere perché ha provocato colui che è l’Onnipotente.


04 maggio 2017

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