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mercoledì 16 giugno 2021
 
lotta alla pedofilia
 

Abusi sui minori, uno sportello di ascolto in tutte le diocesi

23/01/2020  Le novità annunciate al termine dell'assemblea della Cei dall’arcivescovo Ghizzoni presidente del Servizio nazionale per la tutela dei minori: un referente diocesano, un collaboratore, possibilmente laico e donna, per denunce e segnalazioni, linee-guida sulla formazione nei seminari

Monsignor Lorenzo Ghizzoni, 64 anni, arcivescovo di Ravenna-Cervia. Tutte le fotografie di questo servizio sono dell'agenzia di stampa Ansa.
Monsignor Lorenzo Ghizzoni, 64 anni, arcivescovo di Ravenna-Cervia. Tutte le fotografie di questo servizio sono dell'agenzia di stampa Ansa.

Tutte le diocesi italiane hanno nominato un referente per il contrasto e la prevenzione della pedofilia. Verrà affiancato da un collaboratore, «meglio se laico, meglio se donna», che fungerà da sportello per segnalazioni e denunce. E la Conferenza episcopale italiana prepara linee-guida per approfondire, tra l’altro, la questione della formazione affettiva e sessuale di seminaristi e noviziati.

Sono le novità annunciate da mons. Lorenzo Ghizzoni, presidente del Servizio nazionale della Cei per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili. L’arcivescovo di Ravenna ha illustrato le iniziative al consiglio episcopale permanente che si è svolto in questi giorni a Roma e le ha poi esposte ai giornalisti in occasione di una conferenza stampa. «Abbiamo completato le nomine di tutti i referenti diocesani in Italia», ha annunciato Ghizzoni, «ora tutte le diocesi hanno un referente diocesano che sarà collaboratore del vescovo per far crescere il servizio per tutela minore e le persone vulnerabili, un’attività pastorale da svolgere in collaborazione con la pastorale giovanile e famigliare, la Caritas, e che dovrà coinvolgere organismi, associazioni, movimenti, parrocchie e scuole cattoliche. Ci sarà anche un centro di ascolto per la tutela dei minori e, in particolare, una persona deputata a questo compito, che può raccogliere lamentele e denunce».

Una persona dunque che può essere diversa dal referente diocesano, e «che dovrà essere preparata per dedicarsi a questo ascolto, un facilitatore, meglio se laico e meglio se donna, fornito di telefono, indirizzo mail, eventuale luogo per un incontro riservato con persone che vogliano fare segnalazioni o denunce». Entro maggio le diocesi italiane sono «tenute» a «comunicare la costituzione di questi centri di ascolto alla Santa Sede», ha spiegato l’arcivescovo, che ha poi reso noto i prossimi passi, a partire dalla pubblicazione di quattro «strumenti», attualmente allo stadio di bozza quasi finale, che possano coadiuvare i referenti e i loro collaboratori. Quattro testi per quattro temi: la definizione del problema, «perché non dobbiamo dare per scontato cosa sono gli abusi, i luoghi dove avvengono, chi sono gli abusatori, le ferite nella vita degli abusati»; l’identificazione della «buone prassi da instaurare nelle parrocchie a tutela dei minori», comprese le questioni relative alla privacy, la sicurezza dei luoghi, la scelta dei collaboratori; un terzo strumento relativo alla «comunicazione»; e, infine, un testo sui seminari, i noviziati e la formazione affettiva e sessuale dei futuri preti e religiosi: «Siccome si è detto che l’origine di almeno una parte degli abusi è in personalità di chierici, preti o religiosi, che avevano immaturità già nella fase iniziale del loro cammino – ha spiegato l’arcivescovo – allora dobbiamo andare all’origine, potenziare e migliorare il sistema formativo dei futuri chierici».

Per avviare il lavoro, gli oltre duecento referenti diocesani di tutta Italia si incontreranno il 7, il 14 e il 21 marzo in tre incontri che avranno luogo a Roma, Napoli e Milano. «Vorremo – ha detto mons. Ghizzoni – che la tutela minori entrasse a far pare della pastorale ordinaria. Non una pastorale straordinaria né un intervento per riparare danni di qualche caso purtroppo avvenuto, una cultura della prevenzione che entra nella pastorale ordinaria a vantaggio di minori, di famiglie di tutti noi».

«Non ci sono dati complessivi sugli abusi»

Il servizio nazionale per la tutela dei minori è nato nel novembre del 2018. A febbraio scorso è stato nominato il consiglio di presidenza e nei mesi scorsi anche i rappresentanti delle 16 regioni ecclesiastiche italiane, tra i quali 11 sacerdoti e cinque donne. Quanto all’ipotesi di una ricognizione statistica degli abusi sessuali sui minori avvenuti in passato nella Chiesa italiana, mons. Ghizzoni ha detto che non ci sono ancora «dati complessivi» e che la Chiesa fa «fatica» a raccoglierli, ed ha sottolineato che anche i paesi che hanno pubblicato simili statistiche, Stati Uniti, Germania e Australia, sono riusciti a mettere insieme «dati parziali e tendenziali».

Sono tuttavia in corso contatti, in particolare con la garante del Governo italiano per l’infanzia e l’adolescenza, per una ricognizione che attinga ai data base comunali e regionali. «Posso dire che i vescovi italiani hanno tutti preso coscienza della gravità della situazione e nelle diocesi ci si sta muovendo con decisione con interventi, indagini fatte in modo molto più attento, e questo forse permetterà anche negli anni futuri di avere un ritorno di situazioni che magari oggi sono ancora sotto il velo e potrebbero venire fuori». Quello di un data base sul passato, ad ogni modo, «è un obiettivo che manteniamo e speriamo di poterci arrivare».

Gli appuntamenti da Bari a taranto

  

La conferenza stampa conclusiva del «parlamentino» dei vescovi italiani, che si è svolto a Roma da lunedì ad oggi, è stata anche l’occasione per tornare sui temi tracciati dal cardinale Gualtiero Bassetti nella sua prolusione iniziale e discussi poi dai vescovi, a partire dagli orientamenti pastorali per il prossimo quinquennio, dall’incontro sul Mediterraneo che si svolgerà a Bari dal 19 al 23 febbraio prossimo, e che sarà concluso dal Papa, e dalla settimana sociale dei cattolici italiani che quest’anno si svolgerà a Taranto nel febbraio 2021 e, sulla scia della Laudato si’ di Francesco, affronterà sia il tema del lavoro che dell’ambiente.

Il segretario generale Russo: «Non è stato felice l’atteggiamento di Salvini»

Il segretario generale della Cei, mons. Stefano Russo, ha poi risposto alle domande dei giornalisti sull’attualità politica italiana. Quello del leader della Lega Matteo Salvini, che in campagna elettorale in Emilia Romagna ha citofonato ad un presunto pusher tunisino, «non è stato un atteggiamento particolarmente felice», ha detto il presule. «Io eviterei di andare sui casi particolari, non mi permetto di esprimere giudizi ma richiamerei anche la nostra attenzione alle parole che ci ha detto il Presidente a fine anno quando ha parlato di cultura della responsabilità come presidio di libertà e di attenzione ai principi della nostra Costituzione repubblicana. Quello mi sembra il richiamo più importante che possiamo anche noi fare», ha detto mons. Russo. Quello del leader leghista, quindi, «non è stato un atteggiamento particolarmente felice, però proprio in virtù del fatto che abbiamo una tornata elettorale davanti a cui vengono dati anche significati profondi vorrei evitare di entrare nei particolari e dare giudizi sulle persone». Quanto al clima della campagna elettorale, «non è di adesso il dato della conflittualità», ha puntualizzato mons. Russo, ma «sarà importante cercare di capire come far sì che per il bene comune si riesca a diminuire questo livello di conflittualità, non possiamo vivere in un costante clima di campagna elettorale in cui qualsiasi situazione diventa l'occasione per esaltare gli schieramenti opposti. Pensare al bene comune significa ridurre questa conflittualità così forte che si sta da diversi anni manifestando».

In vista del voto, l’auspicio del segretario della Cei è «che questo tempo sia un tempo in cui tutti ci mettiamo in una condizione di poter partecipare in modo civile al bene comune che quindi anche i cittadini possano essere presenti in modo significativa questa partecipazione democratica in cui possono anche portare il loro contributo al cammino delle nostre realtà sul territorio, in questo caso l'Emilia Romagna».

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