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lunedì 26 settembre 2022
 
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Il Papa: "Chi ama ha nostalgia di chi si è smarrito, è inquieto per chi è assente"

11/09/2022  Francesco commenta le tre parabole della misericordia: il pastore che va alla ricerca della pecorella smarrita, la donna che ritrova la moneta perduta, il padre che accoglie il figliol prodigo. "Dio ci aspetta sempre a braccia aperte"

Il Vangelo di questa domenica 11 settembre racconta le tre parabole della misericordia. «Gesù le racconta per rispondere alle mormorazioni dei farisei e degli scribi che dicono: “costui accoglie i peccatori e mangia con loro”. Si scandalizzavano perché Gesù era tra i peccatori», commenta papa Francesco alla preghiera dell’Angelus. Stando tra i peccatori, Gesù «ci rivela che Dio è proprio così. Dio non esclude nessuno, tutti desidera al suo banchetto perché tutti ama come figli. Tutti, nessuno escluso».

Le tre parabole allora riassumono il cuore del Vangelo. «Dio è padre e ci viene a cercare ogni volta che siamo perduti». I protagonisti delle parabole sono rispettivamente: un pastore che cerca la pecora smarrita, una dona che ritrova la moneta perdura, il padre del figliol prodigo. Questi tre protagonisti hanno un aspetto comune, che il Pontefice definisce «l’inquietudine della mancanza». E spiega: «Tutti e tre sono inquieti perché manca loro qualcosa. Tutti e tre in fondo se facessero un po’ di calcoli potrebbero restarsene tranquilli». Al pastore manca una pecora ma ne ha altre novantanove, alla donna manca una moneta ma ne ha altre nove, il padre ha un altro figlio ubbidiente. «Invece nel loro cuore c’è l’inquietudine per quello che manca». E allora, continua il Papa, «Chi ama si preoccupa di chi manca, ha nostalgia di chi è assente, cerca chi è smarrito, attende chi si è allontanato, perché vuole che nessuno vada perduto».

Dio è così: «Non è tranquillo se ci allontaniamo da lui, è addolorato, freme nell’intimo». Prosegue: «Il Signore ha un cuore di padre e di madre, soffre per la mancanza dei figli amati». Dio soffre per la nostra distanza e quando ci smarriamo attende il nostro ritorno. «Ricordiamoci: sempre Dio ci aspetta a braccia aperte, qualunque sia la situazione della vita in cui ci siamo perduti».  

Il Papa allora invita tutti a una riflessione: «Noi imitiamo il Signore in questo? Abbiamo cioè l’inquietudine della mancanza? Abbiamo nostalgia per chi è assente, per chi si è allontanato dalla vita cristiana? Portiamo questa inquietudine interiore?». Oppure stiamo bene tra di noi, nei nostri gruppi, senza nutrire compassione per chi è lontano? «Non si tratta solo di essere aperti agli altri». Francesco ci invita a riflettere sulle nostre relazioni: «Io prego per chi non crede, per chi è lontano, per chi è amareggiato?». Il Signore ci chiede di essere attenti ai figli che più gli mancano. «Lasciamoci inquietare da questi interrogativi».

Al termine della preghiera dell’Angelus, il Pontefice ha ricordato il viaggio di tre giorni in Kazakhistan, «dove prenderò parte al Congresso dei capi delle religioni mondiali e tradizionali. Sarà un’occasione per incontrare tanti rappresentanti religiosi, per dialogare da fratelli animati dal comune desiderio di pace, pace di cui il nostro mondo è assetato». E a proposito di pace ha rivolto ancora una volta il suo pensiero e la sua preghiera all’Ucraina, ricordando che in questi giorni il cardinale Konrad Krajewski, elemosiniere pontificio, «è nel Paese per visitare varie comunità e testimoniare concretamente la vicinanza del Papa e della Chiesa». Francesco ha inoltre ricordato suor Maria De Coppi, missionaria comboniana, uccisa in Mozambico dove aveva prestato servizio per quasi 60 anni. Ha rivolto uno speciale saluto al popolo dell’Etiopia, che oggi celebra il suo tradizionale capodanno. Infine, una preghiera per gli studenti che lunedì ricominciano la scuola.

 

 

 

 

(Foto Ansa)

 
 
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