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Non è solo un viaggio in Francia. Quello di papa Leone, il quinto internazionale del suo Pontificato se si eccettua San Marino, è un viaggio dentro l’Europa. Le tre tappe – Parigi, Lourdes, Metz – non sono, infatti, solo luoghi geografici, ma snodi simbolici di ciò che l’Europa è stata, è e potrebbe essere. In totale quattro giorni e una quindicina di discorsi previsti. E il ritorno di un Papa all’Unesco, dopo il discorso di Giovanni Paolo II del 1980. Ritorno che segna l’anniversario dei settantacinque anni dall’inizio dei rapporti tra l’organismo e la Santa Sede. Al termine dell’incontro è prevista anche la firma di un accordo quadro sul cui contenuto, però, non sono state date indicazioni.
Qui, ha spiegato il direttore della Sala stampa vaticana, Matteo Bruni, il Papa parlerà di educazione, arte, pace. Affrontando la domanda di fondo: cosa significa essere umani in un tempo in cui si rischia di delegare alle macchine, di ridurre la persona a funzione, di abbracciare una visione utilitaristica della vita? L’intelligenza artificiale non sarà trattata in termini tecnologici, ma come questione antropologica. E si tratta di un tema che riguarda tutti, non solo i cattolici. Riguarda il modo in cui il continente pensa l’umano, la fragilità, la cura. E riguarda il ruolo delle istituzioni internazionali, da proteggere e non demolire nella ricerca del bene comune.
Metz è la tappa meno scontata e, forse, la più politica. Città di frontiera, luogo di nascita di Robert Schuman, padre fondatore del progetto europeo. Qui il Papa parlerà di unità e diversità, di dialogo tra nazioni, di radici e di futuro. L’incontro interreligioso “Unità, diversità e pace” e l’incontro “Alle radici dell’Europa per la pace e l’unità” con il presidente della Repubblica francese, Macron, diventano occasione per dire una parola all’Europa in un tempo complesso. Un’Europa che si interroga sulla propria identità, sui confini, sulla capacità di restare unita senza appiattirsi. La cultura europea, ha sottolineato Matteo Bruni, nasce e cresce nell’incontro con altre culture e altri mondi. Metz lo ricorda: la frontiera non è solo un limite, è un passaggio. Qui sono stati invitati diversi ambasciatori e capi di Stato, ma non c’è ancora un elenco definitivo e non è da escludere che il Papa possa avere degli incontri bilaterali.
In mezzo la tappa di Lourdes. Un luogo che si confronta con un mondo che cerca guarigione in mille modi, spesso disperatamente, spesso perché solo. La società francese, e con essa gran parte dell’Europa, si pone domande profonde a cui la politica, l’economia, la scienza non danno risposta. Lourdes non offre soluzioni tecniche. Offre un luogo. E forse è questo che manca all’Europa: luoghi in cui la fragilità non sia un problema da gestire, ma una condizione da abitare insieme.
Il viaggio, ha spiegato più volte il direttore della Sala Stampa, tocca anche la Francia laica, quella della Dichiarazione dei diritti dell’uomo, della libertà di coscienza. Il Papa non arriva per rivendicare uno spazio confessionale, ma per offrire una parola a una società che si interroga su di sé. La fede come risorsa in una società secolare, non come imposizione. La Chiesa francese, con le sue scuole, i suoi ordini religiosi, le sue difficoltà, è parte di questa storia.
Una Francia che si appresta ad accogliere il Papa andando ben oltre, con le prenotazioni ai diversi eventi, alle più rosee previsioni tanto che si stanno moltiplicando le piazze con i maxi schermi per dare a tutti la possibilità di partecipare in qualche modo. Anche se l’importanza di questo viaggio, oltre che nei numeri, sta anche nella possibilità di ascoltare una voce autorevole non politica che aiuti il continente a pensarsi e ripensarsi. A capire se l’Europa che nasce dall’incontro con altri mondi può ancora proiettarsi fuori di sé.






