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Fede e malattia
 
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Annalisa Minetti: "La mia vita illuminata dalla fede"

17/11/2022  «Diventa tu luce», la esortò il padre davanti alla diagnosi di cecità. Da allora la cantante e atleta paralimpica si affida a Dio: «Gli confido paure e desideri». E dal collo non toglie mai il Rosario

Il sorriso. E poi il rosario. «Sono questi i miei due segni distintivi», assicura Annalisa Minetti. La cantante, che dopo i successi paralimpici è tornata sulla scena musicale con il singolo Déjà Vu, è raggiante: «Sono entrata in una nuova fase della mia vita», spiega. «Se una volta consegnavo alla musica le mie lacrime, adesso offro alle note i miei sorrisi. Mi sento una donna più serena e risoluta, che non ha paura di dire quello che vuole. Ora canto questa serenità». Il traguardo è frutto di un cammino molto lungo, che ha in quel rosario uno dei suoi irrinunciabili punti di riferimento, e nel dialogo con il dolore il motore principale del cambiamento.

La storia di Annalisa Minetti è nota: a soli 18 anni ha perso la vista, a causa di una grave forma di retinite pigmentosa. Quel mondo di inebrianti colori e luci è diventato, via via, sempre più scuro, fino a confondersi in un amalgama di tenebre: un trauma per chiunque, figurarsi per una ragazzina ancora nel pieno dell'adolescenza. «Perdere la vista è come vivere un lutto: attraversi i vari stadi, partendo dalla rabbia», ammette la cantante. «Sono però delle fasi necessarie. Il dolore non può diventare il tuo migliore amico se non gli permettono di farti maschio: in un primo momento devi abbandonarti alla sofferenza per capire come gestirla. È come stare con qualcuno: se vuoi comprenderlo devi farlo parlare». La dialettica tuttavia non è stata – e non è – priva di scossoni: «Non posso dire che non ci soffro più: ogni attimo della mia vita mi ricorda che sono cieca. Vado a dormire e non vedo, mi alzo alla mattina e non vedo. A certi mali purtroppo non ci sono alternative», ammette Annalisa. «Tuttavia ho un dialogo più saldo con la malattia: so che ci dobbiamo sopportare e supportare a vicenda. Il dolore mi dà la buonanotte alla sera e il buongiorno alla mattina, io recito la mia preghiera e non lo zittisco più ma lo ascolto». La preghiera e la fede sono state infatti una risorsa decisiva per accettare un destino che chiunque vivrebbe come ingiusto. «Mi relaziono a Dio come se fosse costantemente qui, al mio fianco: gli confido paure e desideri, confrontandomi con Lui in ogni momento della giornata», spiega. «Credo che senza la fede tutta quanta la mia famiglia sarebbe impazzita».

Come Minetti, anche gli altri due dei tre fratelli hanno infatti scoperto di avere patologie gravi. La speranza nel Signore, e nel disegno buono che Lui ha per ognuno di noi, hanno però permesso ai genitori di trovare un senso anche al più profondo dei misteri, ossia il dolore innocente. Per esempio, quando i medici comunicarono ad Annalisa che avrebbe perso la vista, suo padre le mise un rosario al collo dicendole: «Se non puoi più vedere la luce, diventerai tu luce». Da allora lei non l'ha più tolto: «è sgualcito dal tempo, non c'è nemmeno una pallina attaccata dove dovrebbe essere, ma non lo tolgo mai: è il mio segno distintivo dopo il sorriso».

L'avventura della corsa

La frase è tutto fuorché di circostanza visto che la cantante, che dal 2010 ha iniziato a praticare corsa a livello agonistico, era a disposta rinunciare alle Paralimpiadi pur di non levare il rosario: «Senza non corro, dissi al giudice di gara», ricorda . «Poi durante la corsa il rosario mi scivolò sotto il corpetto: sentii la croce battere sullo stomaco, scandendo l'andatura dei piedi». Tra l'altro i rosari che porta sempre con sé sono ben dovuti: il secondo è tatuato sul piede, come gesto di affidamento al Signore. «Di solito non si disegnano le divinità sugli arti inferiori perché è segno di poco rispetto, ma in questo caso io lo facevo perché sognavo di correre: da quel momento lo sport è diventata una missione».

Praticandolo, Minetti non solo si è aggiudicata la medaglia di bronzo nei 1.500 metri alle Paralimpiadi di Londra del 2012, stabilendo peraltro il record del mondo della categoria non vedenti, ma ha anche imparato a fidarsi e affidarsi al prossimo. I non vedenti corrono, infatti, seguendo le indicazioni di una guida, che indica loro quando accelerare e dove mettere i piedi. «Lo sport ha ricordato a me stessa quanto potessi ancora fare e dare», precisa. «Quando Gesù diceva “Ama il prossimo tuo come te stesso”, partiva dal presupposto che ci saremmo amati molto. Non è egoismo ma sano amor proprio, che io ho ritrovato anche grazie allo sport. È stata una conquista importante: non puoi abbracciare l'altro se non abbracci prima profondamente te stesso». Da qui, il recente periodo di rinascita, artistica e personale, di Minetti che riecheggia nella spensierata melodia del tormentone Déjà Vu. Al singolo seguirà prossimamente un nuovo album. Che sarà, sicuramente,

Canto, corsa e bicicletta

  

Aveva 18 anni, Annalisa Minetti, quando scoprì di essere affetta dalla retinite pigmentosa che l'ha portata alla cecità. Nonostante la limitazione, nel 1998 ha partecipato al Festival di Sanremo vincendo con il brano Senza te o con te. Nel 2001 ha iniziato a dedicarsi allo sport. Alle Paralimpiadi di Londra 2012 ha vinto il bronzo nei 1.500 metri realizzando il record mondiale di categoria. Ai Mondiali di Lione 2013 ha vinto l'oro negli 800 metri. Nello stesso anno, a Grosseto, ha replicato il successo negli 800. Dopo un infortunio ha deciso di cimentarsi nel paraciclismo e ai Mondiali 2015 in Svizzera ha conquistato il nono posto. Minetti è madre di due figli.

CHI É

Età 46 anni

Professione Cantautrice e atleta paralimpica

Famiglia Ha un figlio e una figlia

Fede Forgiata dalla malattia

 
 
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