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l'incontro
 

«Le alternative a Putin e Kirill? Tutti "falchi" più estremisti»

27/09/2022  «Con i referendum lanciati da Putin siamo in una fase delicata di passaggio in cui può succedere di tutto», dice don Stefano Caprio del Pontificio Istituto Orientale di Roma, «il Patriarca, sin dal 2000, è l’ideologo della politica putiniana della “grande Russia” che deve salvare e moralizzare il mondo»

don Stefano Caprio
don Stefano Caprio

«La mobilitazione chiesta da Putin più che spaventare è grottesca perché il presidente russo vuole mettere un punto a questa “operazione militare” dicendo di aver vinto e che d'ora in poi difenderà il territorio russo. Dopo la ratifica da parte della Duma dei risultati del referendum sulle quattro regioni semioccupate dell’Ucraina (Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporizhzhia), farà un discorso alla nazione in questo senso».

È l’analisi di don Stefano Caprio, docente di Spiritualità russa al Pontificio Istituto Orientale di Roma, professore invitato all’università di Mosca, dove ha vissuto a lungo, profondo esperto del mondo russo e autore di diversi articoli e pubblicazioni, nell’incontro di formazione per i giornalisti e i dirigenti delle testate del Gruppo San Paolo sul tema “Politica (e religione), cosa sta accadendo a Mosca?” che si è svolto martedì mattina.

«Il referendum di annessione è strettamente legato alla mobilitazione», spiega, «perché cambia la natura della guerra presentata, all'inizio, per “salvare” gli ucraini invasi dall'Occidente e che ora diventa un’operazione per difendere il proprio territorio. Questo potrebbe essere l'inizio di una fase più tragica o anche della pace perché la Russia non potendo più attaccare un territorio da difendere attenderà le mosse del nemico. Siamo in una fase delicata di passaggio in cui tutto può accadere».

Caprio ha tracciato un excursus storico delle “operazioni” condotte da Putin negli ultimi anni: «Quella in Ucraina è l'ultima fase di un lungo tentativo della Russia putiniana di affermare la propria identità e autorità morale». Una superiorità che si basa sulla fede ortodossa in cui Mosca, la “terza Roma”, deve salvare il mondo dall’immoralità e dalla sodomia, «da qui il riferimento alle parate del Gay Pride effettuate dal Patriarca Kirill pochi giorni dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina».

Per questo, ha sottolineato, «nell’ottica di questa visione, il mondo russo è ampio e comprende i paesi dove vivono i russi e quella parte del mondo che riconosce nella Russia una superiorità e autorità morale, quindi l'Africa, alcuni paesi dell'America Latina e dell'Asia».

Don Stefano Caprio ha anche spiegato la provenienza dell’ideologia putiniana: «Nel 2000 l’attuale Patriarca di Mosca Kirill presentò al Sinodo della Chiesa Russa il documento della dottrina sociale della chiesa ortodossa in cui c’era il concetto di sovranismo russo e che, sostanzialmente, era il programma politico di Putin il quale dalla fine del primo decennio degli anni duemila ha iniziato a utilizzare questa ideologia per riportare la Russia alla grandezza dei tempi sovietici. Nel 2008 invade la Georgia, staccando due repubbliche separatiste come l'Abkasia e Ossezia del Sud, come risposta alla richiesta georgiana di entrare nella Nato, anche se la Nato disse chiaramente a Georgia e Ucraina che non li avrebbe fatti entrare».

Caprio ha fatto un quadro molto preciso dei rapporti di forza all’interno della chiesa ortodossa russa e dei rapporti con il potere politico: «L'ideologo più importante di Putin è il patriarca Kirill. La chiesa ortodossa ha sostituito il partito Comunista sovietico per quanto riguarda la dottrina e l’ideologia. L’obiettivo è restaurare la grandeur russa e affermare che l'unione sovietica non è stata una rottura ma una continuità con l'età zarista e imperiale».

Sulle alternative a Putin, Caprio è stato nettissimo: «Attualmente non c'è una classe dirigente alternativa al presidente russo e per il momento Putin è il minore dei mali perché le alternative, sia tra le file della politica che all’interno della chiesa ortodossa, sono dei falchi più estremisti e pericolosi del presidente attuale e del gruppo di potere ai vertici del Patriarcato». Caprio fa un esempio: «La vera autorità nella chiesa russa non ce l'hanno i vescovi ma i monaci, tra i quali vengono scelti i vescovi, che sono molto più estremisti di Kirill. Ad esempio, è da anni che fanno pressione su Putin accusandolo di essere un debole e invitandolo a fare la "guerra all'Anticristo", cioè intervenire in quelle aree, come l’Ucraina, da riportare sotto il controllo di Mosca. I monaci sono stati i grandi negazionisti del Covid dicendo che è un'arma inventata dall'occidente per distruggere la Russia. Il mondo monastico è molto ampio e ramificato e gode anche di una notevole influenza sul mondo dei fedeli ortodossi». E Kirill? «È espressione di una parte della chiesa profondamente politicizzata. I vescovi, che sono dell'epoca di Breznev, rappresentano un gruppo abbastanza minoritario nella chiesa ortodossa ma che ha in mano tutto il potere. Kirill lo ha preso in mano mettendo nei punti nevralgici i suoi pupilli, da Hilarion a Antony. Sono capi gerarchici di una Chiesa alleata del potere, non sono pastori, i fedeli russi neanche li conoscono e comunque a loro non importa dove sia adesso Hilarion dopo la defenestrazione. Sono operazioni di potere di una cerchia ristretta di persone».

Caprio ha concluso parlando dei rapporti tra Kirill e papa Francesco: «L’incontro del febbraio 2016 a L’Avana è stato completamente ignorato dai media russi. In quel caso il Patriarca voleva accreditare una Russia dialogante con l’Occidente anche se l’obiettivo, politico, era quello di “sbrogliare” la questione della Siria ed entrare in quel Paese». Il prossimo incontro? «Non sarà in tempi brevi, è rimandato alla calende greche anche se il Vaticano ha lasciato una porticina aperta. Credo che Kirill e Francesco abbiano fatto tutto quello che potevano fare».

 
 
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