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domenica 31 maggio 2020
 
LETTERA APERTA
 

Cara Rosaria, non sei sola: ti abbraccio a nome di tutti gli italiani onesti

19/02/2020  Don Luigi Ciotti scrive alla vedova Schifani dopo l'arresto per mafia di suo fratello, Giuseppe Costa.

Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera.
Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera.

Qui sopra: don Luigi Ciotti, 74 anni. In alto: Giuseppe Costa, 53 anni, fratello di Rosaria Costa vedova Schifani, 50, al momento dell'arresto. In copertina e sotto: Maria Rosaria Costa, il giorno dei funerali del marito, ito Schifani, uno dei tre poliziotti morti nella strage di Capaci col magistrato Giovanni Falcone e la moglie Francesca Morvillo, il 23 maggio 1992. ​

 

Cara Maria Rosaria, 

con tutta Libera ti sono vicino in questo momento che immagino di profondo smarrimento e angoscia. Ma mi permetto di aggiungere a me e Libera tutti gli italiani onesti che non solo sognano ma fanno qualcosa per liberare il nostro Paese dalle mafie, comportandosi da veri cittadini, quelli a cui si rivolge la Costituzione, custodi e promotori del bene comune.

E che hanno visto in te – attraverso quelle immagini nella chiesa di San Domenico, a Palermo, immagini che sono entrate nel nostro patrimonio culturale con la forza dei simboli – una donna capace di trasformare il suo immenso dolore in un orizzonte d’impegno e di speranza. Ancora risuonano nelle coscienze, quelle parole rivolte agli uomini della mafia. Risuona la tua disponibilità al perdono in cambio di un reale pentimento, un «mettersi in ginocchio» e avere il coraggio di cambiare. E poi, subito, quell’attimo di sconforto – «ma loro non cambiano!» – che nella mia memoria si lega a quello di Nino Caponnetto dopo Capaci e via d’Amelio: «È finito tutto!». Attimi di smarrimento che sono stati, in entrambi i casi, preludio di una tenace resistenza, di un impegno per la verità e la giustizia cioè per la vita.

 

Hai seminato tanto, Rosaria, seminato speranza e trasmesso coraggio. E insieme al frutto più bello – il tuo, il vostro Emanuele, oggi capitano della Guardia di Finanza – ne hai generati tanti altri, di frutti spirituali, non solo tra i famigliari di altre vittime di mafia ma anche tra donne che da famiglie mafiose si vogliono riscattare, assicurando per se stesse e i propri figli un futuro di libertà e dignità, una vita non più ostaggio della violenza e della morte.

A conferma di quanto fossero lucide quelle altre parole che in un’altra occasione hai rivolto ai boss: «avete commesso l’errore più grande perché tappando cinque bocche ne avete aperte 50 milioni».

Continuiamo a camminare insieme, Rosaria, perché la forza del “noi”, dell’essere comunità, sconfiggerà le mafie, la corruzione, le ingiustizie. Realizzando il sogno di Vito e di chi, per quel “noi”, ha dato la vita.  

                                                                       + don Luigi Ciotti

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