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Credere

Cardinale Mauro Piacenza. Tanti sono tornati a confessarsi

24/11/2016  Con la riscoperta del sacramento della Penitenza molti fedeli hanno sperimentato la misericordia del Padre che perdona e si sono incamminati su percorsi di conversione del cuore

Questo Anno giubilare, interamente vissuto sotto lo sguardo e nel costante richiamo della misericordia, mi sembra abbia avuto tra i principali effetti quello di “provocare” la libertà dell’uomo a riflettere su uno degli eventi più inauditi ed eclatanti della storia: Dio fatto uomo, crocifisso, morto e risorto, per riconciliare il mondo a sé nell’abbraccio della sua infinita misericordia. Proprio a partire da questa maggiore consapevolezza che ha ispirato nei fedeli, il Giubileo straordinario ha avuto e continuerà ad avere ricadute positive nella vita spirituale dei singoli e nella vita della Chiesa universale, poiché la misericordia è l’architrave che le sorregge: tutta la Chiesa è come “impastata” di misericordia divina e su di essa si sviluppa l’intera nostra esistenza.

RITORNO ALLA CONFESSIONE

In questa chiave, l’aspetto qualificante di questo Anno santo è stato proprio quello di aver messo «al centro con convinzione il sacramento della Riconciliazione», come aveva sottolineato papa Francesco nella Misericordiae vultus, la bolla di indizione del Giubileo del 2015-2016. Le testimonianze che mi sono giunte dai penitenzieri, che si dedicano quotidianamente all’ascolto delle Confessioni nelle basiliche papali a Roma, indicano che effettivamente è aumentato il numero dei fedeli che hanno chiesto questo sacramento, anche se una stima più articolata la si potrà ottenere soltanto quando si avranno i riscontri provenienti dalle diocesi sparse nel mondo. Comunque è certamente fondamentale che l’Anno giubilare abbia contribuito a far riscoprire l’importanza della Confessione come via privilegiata per sperimentare l’abbraccio misericordioso del Padre.

IL BELLO DELLA MISERICORDIA

  

Il Giubileo della misericordia, e di questo dobbiamo ringraziare il Santo Padre, ha inoltre rappresentato una grande opportunità per meditare sulla realtà del peccato in connessione con la benefica luce che promana dall’infinita misericordia di Dio, manifestata nella forma più alta dal sacramento della Penitenza. È una sollecitazione anche a focalizzare la nostra attenzione pastorale sull’amministrazione di questo sacramento nel contesto contemporaneo, che purtroppo va sempre più smarrendo il senso del peccato, facendo sperimentare a chi viene a confessarsi quella tenerezza divina verso i peccatori pentiti che numerosi episodi evangelici mostrano con accenti di intensa commozione. Si tratta di quella tenerezza e di quelle attenzioni che la Chiesa ha sempre insegnato e dimostrato e che i santi confessori hanno sempre praticato, ma che sono venuti a una più ampia ribalta mediatica per le incessanti esortazioni di papa Francesco.
In questa dinamica saranno interessanti le testimonianze che ci perverranno dai Missionari della misericordia, i sacerdoti che papa Francesco ha inviato con uno speciale mandato nell’amministrazione del sacramento della Confessione. Sono certo che la loro azione pastorale di rimettere i peccati e annunciare che «la misericordia di Dio è più grande del male umano» abbia prodotto effetti benèfici in tutti quei fedeli che con umiltà si sono accostati al confessionale per sperimentare la bellezza e la gioia di sentirsi perdonati e riconciliati con Dio, con se stessi, con l’intera Chiesa. Credo che il loro ministero nelle “periferie esistenziali” abbia permesso di suscitare, in coloro ai quali sono stati inviati, la nostalgia del ritorno a Dio, oltre che di essere segno tangibile della vicinanza e della tenerezza di Dio che non si stanca mai di perdonare.

LA VIA DELLA CONVERSIONE

Il Giubileo della misericordia ci ha ricordato infine che la nostra vita cristiana deve tendere sempre alla conversione ed è indubbio che, quando ci si accosta frequentemente al sacramento della Riconciliazione, resta vivo nel credente l’anelito alla perfezione evangelica. Se viene meno questo anelito incessante, la celebrazione del sacramento rischia purtroppo di diventare qualche cosa di formale, che non incide nel tessuto della vita quotidiana. D’altra parte se, pur essendo animati dal desiderio di seguire Gesù, non ci si confessa regolarmente, si rischia poco a poco di rallentare il ritmo spirituale, sino a indebolirlo sempre più e forse anche sino a spegnerlo. Ed è un richiamo, questo, che dal Giubileo si dilata alla vita quotidiana del credente nella quale, come in tutto l’Anno santo, un ruolo efficace e del tutto speciale è quello di Colei che è nostra Avvocata, il confortante Rifugio per noi peccatori, l’Onnipotenza supplice: dove c’è “grazia” c’è sempre la Madre di Dio, Colei che è la “Piena di grazia”.

 
 
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