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Benessere

Caro papà, sono gay

13/01/2015  Scoprire che il proprio figlio è omosessuale è per i genitori l’inizio di un percorso difficile, ma anche un’occasione di crescita e di apertura. Ecco le storie di chi ha saputo accettare e valorizzare la diversità.

«Mamma, papà, ho una cosa da dirvi: ho scoperto di essere gay». Michele ha 19 anni, è appena tornato dal campeggio con gli amici, la vacanza tanto agognata dopo le fatiche della maturità. E tra le cose importanti che racconta di questa splendida avventura, arriva la bomba. «È una notizia davvero dura da digerire, soprattutto se i figli sono molto giovani, adolescenti o poco più», ammette Elena.
Anche lei ha un figlio, Pietro, che sette anni fa ha fatto outing, raccontando la sua scoperta e mettendo a dura prova tutta la famiglia. Da allora la vita in casa non è più stata la stessa: «Per cercare di capire, di sostenere nostro figlio, per confermargli il nostro amore e la nostra stima indi Maria Teresa Antognazza Scoprire che il proprio figlio è omosessuale è per i genitori l’inizio di un percorso difficile, ma anche un’occasione di crescita e di apertura.

Ecco le storie di chi ha saputo accettare e valorizzare la diversità. condizionata, insomma, per trovare serenità e star bene insieme, ci siamo dati molto da fare, sia noi genitori che i fratelli di Pietro: abbiamo letto, cercato risposte, ci siamo confrontati con altri, abbiamo voluto entrare in sintonia con un mondo che fino ad allora ci era estraneo.
All’inizio, certo, abbiamo provato dolore, avevamo persino paura di una cosa che non conoscevamo, delle reazioni della gente, di ciò che poteva significare per il futuro di nostro figlio. Ma è stato un cammino, anche noi abbiamo dovuto fare outing, e alla fine siamo arrivati a essere orgogliosi di lui. Oggi andiamo a testa alta, e non abbiamo nessuna vergogna di dire che Pietro è gay; la nostra casa è sempre piena di ragazzi e ragazze omosessuali, perché sono gli amici di nostro figlio. Insomma, siamo felici, per lui e con lui».

Certo, è una strada in salita, per i ragazzi come per gli adulti di famiglia. L’esperienza di Elena è quella di molti altri genitori che si trovano a fare i conti con la scoperta dei figli di essere omosessuali. «In Italia la percentuale di omosessuali si aggira sul 5-10 per cento; gli altri sono eterosessuali. Ma sarebbe più giusto parlare di omo ed etero affettività, perché non è solo una questione di sessualità; è coinvolto tutto il mondo degli affetti e dei sentimenti della persona», spiega Fiorenzo Gimelli, presidente dell’Associazione genitori di omosessuali, Agedo.
«La cosa più importante di fronte a questa rivelazione da parte di un figlio o di una figlia è quello di accettarlo e fargli sentire che l’affetto dei genitori non viene meno». Francesca, figlia unica di Fiorenzo e Roberta, ha raccontato in famiglia la propria omosessualità a 23 anni, al termine di un cammino personale di scoperta e accettazione del proprio orientamento sessuale: «Quando ne ha parlato con noi – dice il papà – l’abbiamo vista molto serena e questo ci ha aiutato ad accettare la sua confidenza senza problemi. Lei, poi, si è sentita accolta da noi e questo le ha dato la forza di raccontarlo anche agli altri parenti e agli amici.
Poter parlare apertamente con chi ci è più vicino e ci ama, spiegando chi siamo veramente e come viviamo i nostri affetti è una cosa fondamentale per vivere bene, con se stessi e con gli altri; e questo vale per gli etero come per gli omossessuali. Purtroppo, invece, solo il 20 per cento dei ragazzi fa outing, “esce allo scoperto”; il restante 80 per cento vive questa condizione nascondendosi, costruendosi una seconda vita. Da qui tanti problemi, come il suicidio di quegli adolescenti che non riescono ad accettarsi per quello che sono, o temono di essere rifiutati da amici e familiari ».

«Tutto è molto più complicato se i figli sono piccoli», spiega Elena, che all’interno di Agedo si occupa dei progetti per le scuole. «Oggi la scoperta della propria tendenza omosessuale avviene sempre prima, anche in seconda e terza media. Le angosce dei genitori sono moltiplicate perché, oltre ai normali problemi dell’adolescenza, c’è la scoperta di essere “diversi” dagli altri, di provare sentimenti non comuni, con la paura di essere giudicati, non accettati e di deludere i propri cari.
E spesso questa rivelazione mette i ragazzini a rischio di episodi di bullismo, che nella scuola so no molto frequenti. Così i genitori di preadolescenti tendono a difendersi e cercano di “proteggere” i figli minimizzando il problema, rimandandolo, sperando che i ragazzini si siano sbagliati o che non abbiano capito bene i segnali della propria sfera affettiva...».

Genitori che nascono due volte. La prima, quando viene alla luce il figlio; la seconda, quando lui o lei raccontano di essere omosessuali. Per la famiglia di Fiorenzo, per quella di Elena, ma anche per mamma Tina e tanti altri, l’outing dei figli è stato come schiudere un mondo: «Fino a quel momento non avevamo particolari conoscenze del mondo delle persone gay o lesbiche. Poi però – racconta papà Fiorenzo – per capire nostra figlia ed esserle accanto in modo consapevole, abbiamo iniziato a informarci e a cercare di conoscere sempre meglio questa realtà. È stato decisivo per noi scoprire che essere omosessuali non è una scelta o l’adesione a un modello di vita; i nostri figli hanno scoperto e accettato di essere fatti così. Sono persone normali, con un orientamento sessuale diverso dalla maggioranza, e hanno tutto il diritto di vivere serenamente i loro affetti e i loro sentimenti nel modo che li fa stare bene. Per questo ci battiamo, anche con lo strumento dell’associazione».

«È stato un trampolino di lancio verso un’esperienza nuova e importante», dice Tina, «prima di tutto come mamma. L’omosessualità di mio figlio mi ha aiutato a crescere e a migliorare il mio pensiero. Fabrizio aveva 16 anni quando ha fatto outing ed è stata una cosa molto dura per lui. Mi si spezzava il cuore a vederlo soffrire perché a scuola doveva andare a testa bassa, subendo gli insulti dei compagni mentre passava per i corridoi.
Cercavo di aiutarlo a sentirsi più sicuro di sé, per potersi difendere, e non potevo farlo io: troppa era l’ignoranza e l’impreparazione in materia da parte dei docenti della scuola. Averlo detto alla mamma per lui fu l’inizio di un tempo migliore, ma per me fu molto difficile. Mi sorprendevo nel pormi domande nuove, pensieri che tenevo dentro. La paura fu la prima cosa da elaborare: in fondo non sapevo niente del mondo omosessuale. Gli faranno del male? Mi domandavo. Devo proteggerlo, mi dicevo. Parlai con tanta gente; trovavo pregiudizio e omofobia quasi ovunque e così cercavo di saperne sempre di più».

Il ruolo della famiglia è fondamentale: per far star bene un figlio o una figlia che si scoprono omosessuali occorrono alcuni ingredienti fondamentali. «L’ascolto, prima di tutto», dice Elena. «Dobbiamo sempre dare la possibilità ai nostri figli di parlare dei loro affetti, dei primi innamoramenti e di ciò che li angoscia, senza mai giudicarli; poi dobbiamo far sentire loro che il nostro amore c’è sempre, e che ci vanno bene così come sono, etero o gay, non ha importanza.
Il terzo passo è certamente la condivisione dei loro sentimenti e modi di essere».

Un altro aspetto importante, per Elena, è non avere paura della fisicità: «A 18, 19 anni i nostri figli hanno diritto a sperimentare i primi amori, a trovare una persona con cui scambiarsi baci e abbracci. E se sono omosessuali, questo non ci deve fare paura». La fine del percorso verso un ritrovato benessere in famiglia, per questa e per molte mamme che si raccontano sulle pagine di Agedo, o di Famiglie arcobaleno, è “l’orgoglio”: «A questo punto ci viene voglia di dirlo a tutti e di essere di aiuto e di sostegno a tanti altri genitori che si trovano alle prese con questa importantissima scoperta per la vita dei loro ragazzi».
Torino, Milano, Lecce, Palermo: sono tanti i padri e le madri che si ritrovano anche settimanalmente per condividere il loro percorso, affinché dal dolore e dalle paure iniziali possano emergere sentimenti nuovi di scoperta di un’altra faccia della diversità che genera ricchezza e non separazione, o tanto meno violenza.

 
 
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