Il caso Garlasco è sempre più, forse inevitabilmente, un processo mediatico, con tutte le implicazioni e le cautele che questo comporta. Lo è stato, forse necessariamente, fin dall'inizio, trattandosi dell'omicidio di una giovane donna senza ombre uccisa in modo efferato, in pieno agosto, in un placido paese di provincia.

La vicenda giudiziaria, controversa fin dall'inizio, a causa di sopralluoghi iniziali viziati da errori e inesperienze, che hanno inquinato la scena del delitto, si è complicata ulteriormente ed è diventata ancora più eclatante quando la Procura della Repubblica di Pavia ha riaperto il caso, concluso nel 2015 dopo cinque sentenze, due di assoluzione (in primo e secondo grado); il rinvio della Cassazione ad altra Corte d'Appello; la condanna in appello bis poi confermata in Cassazione, per Alberto Stasi che da allora si è sempre proclamato innocente e che sta scontando la condanna a 16 anni (rito abbreviato) per omicidio volontario.

 


La riapertura del caso

Il caso è stato riaperto nel marzo 2025 a partire da una consulenza-esposto prodotta dalla difesa di Stasi che non ha mai smesso di cercare una diversa soluzione del caso, comprese richieste di revisione finora respinte. La nuova indagine è partita senza mettere in discussione la sentenza definitiva, ma con una ipotesi di concorso di reato, valutando la possibilità che con Stasi avessero agito altri.

A riaprirla è stata la Procura della Repubblica di Pavia, cui è passata la competenza sul caso, dopo che le prime indagini erano state condotte dalla piccola procura di Vigevano successivamente chiusa, a seguito della riforma del 2012 che ha riorganizzato la geografia giudiziaria sopprimendo i Tribunali piccoli e piccolissimi. Nel corso dell'indagine per concorso è stato iscritto al registro degli indagati Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara Poggi, che frequentava la casa della vittima.

Un complesso incidente probatorio, prorogato al 18 dicembre, è in corso a Pavia per valutare le nuove prove non ripetibili acquisite nel corso dell'attuale indagine, nel cui contesto si sono compiuti nuovi rilievi sul materiale raccolto dai Ris sulla scena del delitto e sui risultati delle perizie e delle consulenze della prima indagine, e ancora su reperti all'epoca non analizzati come la spazzatura di casa Poggi.


L'ipotesi di corruzione del magistrato

Proprio in concomitanza con una udienza dell'incidente probatorio a Pavia, il 25 settembre 2025, è uscita la notizia secondo cui Mario Venditti ex procuratore aggiunto di Pavia, in pensione dal 2023, sarebbe indagato a Brescia, procura competente territorialmente  per i casi che riguardano come indagati o come vittime magistrati del distretto di Milano (di cui Pavia fa parte). L'ipotesi a suo carico è grave: corruzione in atti giudiziari.

Un fascicolo, aperto per atti trasmessi come atto dovuto dalla Procura di Pavia che nel corso delle indagini, riguarderebbe indizi che potrebbero far pensare a una possibile corruzione tramite passaggio di denaro dalla famiglia Sempio per facilitare un'archiviazione a carico di Andrea, due volte già entrato precedentemente nelle indagini su Garlasco, e due volte archiviato. Tra gli elementi ci sarebbero: un foglietto anonimo trovato in casa Sempio in cui compare il nome di Venditti, vicino all'appunto su una somma di denaro e con una data di poco precedente all'archiviazione del 2017; riscontri di movimenti di denaro tra conti correnti della famiglia Sempio poi prelevati dal padre di Andrea; una intercettazione del padre in cui si parlerebbe di pagare imprecisate persone. Elementi che, qualora fossero collegati tra loro, potrebbero suggerire, l'eventualità che quei denari siano arrivati all'ex procuratore aggiunto, ma è una ipotesi tutta da dimostrare.

Bisognerà concludere le indagini e poi, ammesso di aver trovato elementi sufficienti al rinvio a giudizio con ragionevoli previsioni di condanna, come richiesto dalal riforma Cartabia, provare in giudizio chi sono i "quei signori lì" che il padre di Sempio avrebbe parlato di pagare in una intercettazione; chi abbia scritto quel foglietto e il suo significato; e poi che quei denari movimentati siano transitati dalla famiglia Sempio alla persona indagata e serviti oltre ogni ragionevole dubbio allo scopo ipotizzato.


Perché tante notizie "bomba" e che cosa dobbiamo aspettarci

Tante volte nel corso di questa vicenda giudiziaria sono uscite indiscrezioni che sembravano rappresentare la svolta definitiva sul caso e che si sono poi nel corso delle settimane e dei mesi ridimensionate. Questo accade anche perché si verifica una condizione particolare: l'indagine per concorso porta infatti ad avere due difese, quella di Stasi e quella di Sempio, con interessi diametralmente contrapposti nel procedimento, ciascuna delle quali interessata a enfatizzare la visibilità delle notizie utili alla propria causa: questo concorre al rincorrersi di indiscrezioni, quando non fughe di notizie più o meno rilevanti, accompagnate da grande clamore e dai connotati di volta in volta di presunta certezza. Al di là dell'ipotesi del concorso di reato, è chiaro, infatti, che se mai dovesse provarsi la responsabilità di Sempio si aprirebbe la strada alla revisione del caso Stasi, mentre laddove l'indagine a carico di Sempio non trovasse riscontri adeguati questa possibilità di revisione per Stasi si allontanerebbe forse definitivamente.

A tutto questo si affiancano un terzo e un quarto punto di vista: quello dei legali di parte civile (la parte lesa) della famiglia Poggi che, convinta dell'esito della sentenza definitiva a carico di Stasi, vorrebbe che la figlia riposasse finalmente in pace e quello, ad esso speculare, dell'ipotesi di accusa della Procura che indaga a carico di Sempio.

A tutto questo si aggiunge la complessità di ricostruire i fatti a distanza di 18 anni, quando i ricordi delle persone possono avere perduto genuinità e le tracce estraibili dai reperti possono essere deteriorate, mentre intanto gli errori iniziali, che pure ci sono stati e che le sentenze documentano, hanno prodotto lacune irrimediabili.

Questo quadro suggerirebbe, di qui alle conclusioni che verranno nell'atto di chiusura indagini (e che pare lontana) di prendere da "spettatori" ogni indiscrezione, per quanto clamorosa, con la dovuta cautela.

E anche dopo, se mai si giungerà a un nuovo dibattimento, occorre attendersi di vederlo svolgersi nel clima di un infuocato contrasto di consulenze di parte e di perizie, nel quale ai giudici toccherà l'ingrato compito di mettere ordine, senza dare ascolto al rumore di fondo. Cosa tanto più difficile se dovesse aprirsi un nuovo processo per omicidio volontario in corte d'Assise, dove i giudici di professione sono affiancati dalla giuria popolare.