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Don César de Bus, il fondatore dei Dottrinari e "apostolo del catechismo"

13/05/2022  Una mostra a Roma celebra la figura di quest’uomo che, come dice il superiore padre La Pegna, «nella Francia alla fine del sedicesimo secolo, decide di cominciare un’esperienza ecclesiale nuova, con al centro la catechesi, cioè la presentazione della Buona Novella di Cristo a tutti, attraverso linguaggi facilmente comprensibili e coinvolgenti»

Don César de Bus (1544-1607).
Don César de Bus (1544-1607).

dalla vita di corte al Vangelo preso sul serio  di Mauro Fresco

César de Bus, il santo catechista che papa Francesco canonizza il 15 maggio, nacque a Cavaillon,
vicino Avignone, in Francia, il 3 febbraio 1544.
La sua famiglia era di origine italiana; cittadini romani, i De  Bussi si erano trasferiti in Francia mantenendo e consolidando la propria agiatezza. Tra il 1573 e il 1574,  César de Bus confidò a un amico di voler sposare una ragazza nobile. Desiderio comprensibile per un  giovane che fino al 1572 aveva prestato servizio alla corte del re di Francia, dopo aver combattuto nelle  guerre di religione che avevano insanguinato il Paese. Il disegno di Dio tuttavia prevedeva per lui altri  incontri. Una vedova molto devota, un sarto-sacrestano, un gesuita della comunità di Avignone.
Se l’umile testimonianza di fede del sarto Louis Guyot fu, anche negli anni seguenti, importante per César, l’insistenza e le preghiere di Antoinette Reveillade furono forse decisive per spingerlo a un cammino  di “conversione” che lo portò ad affidarsi al gesuita Pierre Péquet per un definitivo discernimento  dopo che, una sera, uscendo annoiato da un ballo ad Avignone, passando vicino a un  convento di Clarisse udì il loro canto e decise di cambiare completamente vita.

Era l’Anno santo 1575. César, sotto la guida del padre Péquet, riprende gli studi e si avvia al sacerdozio. Ordinato prete nel 1582,  sceglie di servire la Chiesa locale dedicandosi al ministero della predicazione e all’«esercizio della dottrina cristiana». Per un breve periodo, vive nell’eremo di Saint Jacques a Cavaillon, dove medita le Sacre  Scritture e approfondisce lo studio del Catechismo. Diventa così uno degli uomini chiave della Riforma  cattolica messa in atto con il concilio di Trento. Intuisce la necessità, per la Chiesa, di annunciare la  Parola di Dio a tutti tramite una catechesi vicina alla vita della gente, trasmessa con un linguaggio  accessibile. César de Bus opera nella stessa epoca di altri grandi santi, come Carlo Borromeo, Ignazio di  Loyola e Filippo Neri, e in loro trova ispirazione. Il suo impegno catechistico è segnato da un nuovo  metodo pedagogico in cui gradualmente coinvolge preti e laici con l’intento di “fare catechismo insieme”. 

La metodologia, innovativa per quel tempo, e i mezzi da lui escogitati rendono le sue catechesi attraenti e  di facile comprensione. Si serve di strumenti semplici ed efficaci come tavolette con scene evangeliche da  lui stesso dipinte, canti e poesie. Con linguaggio immediato e familiare, utilizza la Parola di Dio  applicandola ai concetti e alle situazioni concrete. Adatta ai fedeli il Catechismo ai parroci voluto dal  concilio di Trento, studiando come proporlo in modo comprensibile, prendendo spunto dalla cronaca  quotidiana per aiutare a riflettere su come modellare e orientare l’esistenza alla luce della Parola di Dio. Tra il 1586 e il 1588 scrive le Istruzioni Familiari, commento al Catechismo romano del concilio di Trento,  proprio per aiutare i catechisti a mettere in pratica le sue intuizioni. Le Istruzioni sono
state rieditate nella nuova traduzione in italiano a cura di Barbara De Luzenberger, per le Edizioni  Dottrinari, in occasione della canonizzazione. César immagina un modello su due pilastri: la Dottrina  Piccola, rivolta a chi non conosce le verità della fede (fanciulli e analfabeti), insegnando loro le preghiere, a  partire dal segno della Croce, i Comandamenti e i sacramenti attraverso il dialogo; e la Dottrina Grande,  spiegazione semplice del Credo, del Padre Nostro, dei Comandamenti, dei precetti della Chiesa e dei sacramenti.

Siamo di fronte a un programma “classico” di catechesi, così come lo prevedeva il  concilio di Trento. L’originalità di de Bus è di rendere viva e coinvolgente l’esposizione tramite il dialogo, i  liberi interventi e le rappresentazioni sacre. Intorno a César si costituisce un gruppo di ecclesiastici, dieci  presbiteri e un diacono, attratti dalla sua testimonianza e dal suo entusiasmo apostolico. Il 29 settembre  1592, a Isle sur la Sorgue, in Provenza, essi si riuniscono  per redigere regole di vita comune e chiedere al vescovo un luogo dove abitare insieme.

Nasce così la Congregazione dei Padri della Dottrina Cristiana, noti come Dottrinari, presenti in quattro continenti. Seguono anni di fecondo apostolato catechistico, ma  César deve affrontare non poche sofferenze fisiche e morali; l’abbandono dei primi compagni e la  progressiva cecità, che diventerà totale negli ultimi anni di vita. Muore il 15 aprile 1607, giorno di Pasqua,  ad Avignone. Paolo VI lo proclama beato il 27 aprile dell’Anno santo 1975, additandolo alla Chiesa come esempio per i catechisti. Padre César amava dire ai suoi discepoli: «Bisogna che tutto in noi catechizzi,  dobbiamo diventare un catechismo vivente».

La mostra multimediale Hereditas de Bus, inaugurata il 22 aprile nella Casa Generalizia dei Padri della Dottrina Cristiana, noti come Dottrinari, in via Santa Maria in Monticelli 29, a Roma, è stata benedetta dal card. Marcello Semeraro, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, ed è aperta al pubblico da sabato 14 maggio, vigilia della canonizzazione di Cèsar de Bus.

«La parola “mostrare” significa mettere in evidenza, mettere in luce qualcosa che è rimasto nascosto, e questo percorso espositivo serve a mettere in risalto alcuni aspetti che possono aiutarci a cogliere l’integrità del messaggio di san Cesare de Bus e il suo carisma catechistico – ha dichiarato il card. Semeraro –. Tutto comincia con l’ascolto dell’annuncio della fede. Dice San Paolo “Fides ex auditu”, la fede deriva dall’ascolto, e domanda: come potranno intendere senza uno che parli predicando? Il beato Cesare ci ricorda questa priorità nella vita cristiana».

La mostra “Hereditas de Bus” si sviluppa lungo due sale, con tre livelli interconnessi: la parola, le immagini, gli oggetti. Si parte dai pannelli esplicativi che ripercorrono a tutto tondo la vita del santo. Per poi passare ai video e ai dipinti che raffigurano Cesare de Bus nell’iconografia che si è diffusa nel corso dei quattro secoli. Infine, gli oggetti originali appartenuti a san Cesare e arrivati a Roma grazie ai confratelli francesi.

Due sale con materiali in lingua italiana, inglese, francese e portoghese, dove conoscere anche quanto, a partire da san Cesare de Bus, si è sviluppato nei secoli successivi attraverso la vita dei religiosi della congregazione da lui fondata e che ancora oggi, in vari continenti, cercano di vivere quell’impegno.

All’inaugurazione erano presenti, tra gli altri, Paolo Ruffini, prefetto del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede; padre Sergio La Pegna, superiore generale dei Padri della Dottrina Cristiana; Paolo Pellegrini, amministratore delegato di Mediacor, la società che ha allestito la mostra; rappresentanti diplomatici del Burundi e di Francia e Italia presso la Santa Sede; membri del consiglio di istituti religiosi femminili e maschili.

«Come dice il titolo che abbiamo voluto dare a questo spazio – ha dichiarato padre Sergio La Pegna –, il tema principale è la condivisione, con tutti coloro che lo vorranno, dell’eredità spirituale lasciataci da san Cesare de Bus. Nelle due sale si può assaporare la vita di quest’uomo che, nella Francia alla fine del sedicesimo secolo, decide di cominciare un’esperienza ecclesiale nuova, con al centro la catechesi, cioè la presentazione della Buona Novella di Cristo a tutti, attraverso linguaggi facilmente comprensibili e coinvolgenti».

«La comunicazione è missione – ha affermato Paolo Ruffini –, una comunicazione fatta, non solo di parole, ma anche di testimonianze e di tutti i linguaggi che il tempo ci mette a disposizione. Questa è la lezione di san Cesare de Bus perché la sua stessa vocazione è avvenuta tramite la lettura e la musica, che sono due linguaggi di comunicazione. E sottolinea quanto sia importante, nel tempo in cui viviamo, parlare il linguaggio di chi ci ascolta. La sfida di oggi è essere contemporanei, coniugando i mezzi che la tecnologia ci mette a disposizione con la verità degli incontri personali. Momenti come questo, di relazione e di incontro, possono portare a riscoprire Dio nell’altro e a tirar fuori da ognuno di noi quella scintilla di divino che abbiamo. Questo è alla radice della catechesi».

UNA MOSTRA NE SPIEGA L'ATTUALITà

L'annuncio evagelico, oggi: Ottorino Vanzaghi, 60 anni, uno dei padri Dottrinari che seguono le orme di padre César de Bus.
L'annuncio evagelico, oggi: Ottorino Vanzaghi, 60 anni, uno dei padri Dottrinari che seguono le orme di padre César de Bus.

Chi sono e dove operano oggi i Dottrinari

  

Sono presenti in numerose regioni italiane. In Piemonte, a Torino reggono la centrale parrocchia di Gesù Nazareno, la casa di catechesi e preghiera a Varallo Sesia (VC) e il convento nella frazione di Craviano a Govone (Cn). In Lombardia, a Vigevano (Pv), reggono la parrocchia di San Giovanni Bosco in Cristo Re. Nel Lazio, oltre alla casa generalizia di Santa Maria in Monticelli, al Seminario Internazionale Cesare de Bus e alla parrocchia di Sant’Andrea apostolo a Roma sono presenti a Pontecorvo (Rt). In Campania a Salerno reggono la parrocchia di Santa Maria dei Barbuti, mentre a Pellezzano (Sa) c’è una comunità e la sede delle Edizioni Dottrinari. La parrocchia di Santa Maria Assunta è a Vittoria (Rg) in Sicilia.

Dal 1947 sono in Brasile con scuole e parrocchie, mentre nel 1966, su invito dell’arcivescovo di Avignone, sono tornati in Francia, a Cheval Blanc, e dal 1985 reggono la parrocchia e la cattedrale di Cavaillon. Dal 1999 sono presenti in India e dal 2006 in Burundi.

 
 
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