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Helena Dalli, il suo affondo sul Natale non nasce per caso ma è solo l'ultimo della serie

01/12/2021  Abortista "senza limiti", autopromuovendosi paladina degli LGBT l'eurocrate maltese nell'isola è stata promotrice della leggi sul divorzio, sul matrimonio omosessuale e sulla possibilità di adozione da parte delle coppie gay. Sua l'idea di sostituire "vi dichiaro marito e moglie" con "vi dichiaro sposi" e padre e madre con "genitore 1 e 2", suscitando le critiche e le proteste della Chiesa locale

Helena Dalli attrice nel film del 1984 "Giustizia finale".
Helena Dalli attrice nel film del 1984 "Giustizia finale".

Si è vantata di aver fatto approvare dalla cattolicissima Malta, il suo Paese, le unioni civili dando la possibilità alle coppie omosessuali di adottare figli. Poi, qualche anno dopo, di aver abolito le parole “madre e padre” e “marito e moglie” rimpiazzate rispettivamente dal più neutro (e politicamente corretto) “genitore 1” e “genitore 2” e da “coniugi”.

«Il mio Paese era considerato un fortino di conservatori», ha detto in un’intervista del 2019 al sito della National Lgbt Right Organization della Lituania, «nessuno si aspettava ottenere così in fretta e in maniera radicale l'uguaglianza per le coppie dello stesso sesso. Malta oggi è ancora cattolica e tutti rimangono liberi di seguire le loro convinzioni ma noi abbiamo rimosso l'influenza di tali credenze sul matrimonio».

Helena Dalli, maltese, 59 anni, sposata con due figli, appartiene al Partito laburista e nell’Europarlamento di Strasburgo siede tra i socialisti.

Il suo nome in Europa era quasi sconosciuto fino al pasticcio del documento sulle linee guida per la comunicazione “inclusiva” della Commissione Europea ritirato in fretta e furia dopo le polemiche.

Anche perché il portafoglio per la parità della Commissione Europea che le è stato assegnato esattamente due anni fa, il 1° dicembre 2019, è nuovo di zecca. «Da poliziotta a commissaria», scrissero ironicamente i media maltesi quando Dalli è stata nominata nella Commissione Europea rievocando il suo passato di attrice con lo pseudonimo Helena Abella nel film Final Justice nonché il passato di modella e concorrente a Miss Mondo. La sua storia politica a un certo punto è stata criticata dalla giornalista investigativa Daphne Caruana Galizia, saltata in aria per un’autobomba il 16 ottobre del 2017 (sui cui mandanti non è stata ancora fatta luce). Ai funerali la famiglia non invitò l’ex premier Joseph Muscat, oggetto di ripetute critiche da parte della cronista che scrisse anche di Helena Dalli, pochi mesi prima di morire, ricordando «i due figli messi a libro paga del governo» e definendola «una ministra per l’Uguaglianza che pratica clientelismo e nepotismo».

La sua carriera politica inizia nel 1996 quando viene eletta al parlamento maltese e nominata segretaria parlamentare per i diritti della donna nell'ufficio del primo ministro. Poi è stata rieletta per cinque volte consecutive. Nella legislatura 2013-2017, Dalli diventa ministro del Dialogo sociale, degli Affari dei consumatori e delle Libertà civili. Sotto la sua direzione, il governo del premier Muscat vara una legge sulle unioni civili e inserire nella costituzione maltese il diritto alla dell'identità di genere e dell’orientamento sessuale. Quello sui diritti LGBTQ+, di cui si è autopromossa paladina, è uno dei suoi cavalli di battaglia. Associato al vezzo di voler a tutti i costi cambiare i nomi alle cose, in nome di un senso di rispetto che nel caso delle linee guida per i dipendenti della Commissione Europea si è rivelato grottesco.

Nel 2014, con Dalli ministro, il governo maltese approva la legge sul matrimonio per le coppie omosessuali con la possibilità di adottare dei figli. Nel 2017 con un’altra legge che ha destato vivaci polemiche e la protesta della Chiesa, il lessico “tradizionale” viene giudicato “discriminatorio” per le coppie omosessuali e quindi cambiato: via “marito e moglie” per fare spazio a “coniuge”, via “padre e madre” per “genitori”. Abortista "senza limiti", per la Dalli le coppie lesbiche che hanno figli tramite fecondazione devono essere designate come “la persona che ha partorito” e “l’altro genitore”.

Modificati anche  i matrimoni eterosessuali: qualsiasi riferimento al "nome da nubile" è sostituito con "cognome alla nascita", mentre entrambi i coniugi possono scegliere quale cognome prendere dopo il matrimonio.

«Posso decidere che una carruba e un'arancia non dovrebbero più essere chiamate con il loro nome», disse in un'omelia pochi giorni dopo che il parlamento aveva iniziato a discutere la legge l’arcivescovo di Malta Charles Scicluna, «ma una carruba rimane una carruba e un'arancia rimane un'arancia. E il matrimonio, qualunque cosa dica la legge, rimane un'unione eterna esclusiva tra un uomo e una donna».

Quello che ha fatto a Malta, coerentemente, Helena Dalli sta cercando di replicarlo in Europa. Sui diritti LGBTQ+ ha sostenuto più volte di avere l’appoggio della chiesa maltese, tesi che ha ribadito al Segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, durante l’incontro del 6 aprile 2019 che, da un lato, ha ribadito l’importanza di tutelare la dignità di ogni persona, indipendentemente dall’orientamento sessuale, dall’altro ribadendo la dottrina cattolica sul matrimonio e l’aborto.

Per Dalli la lotta (sacrosanta) contro le discriminazioni e il razzismo si risolve nell’abbattimento della dottrina cattolica, cancellandone le parole.

«Mentre la Chiesa cattolica nell’Unione europea sostiene del tutto l’uguaglianza e combatte la discriminazione», ha detto il cardinale Jean-Claude Hollerich, presidente della Commissione che riunisce le conferenze episcopali europee, «è anche chiaro che tutti questi due obiettivi non possono condurre a distorsioni o autocensure. La premessa di valore dell’inclusività non dovrebbe causare l’effetto opposto dell’esclusione». Ditelo a Helena Dalli.

 
 
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