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domenica 23 gennaio 2022
 
 

Ci vediamo a San Siro

15/11/2010  Un gruppo di bambini e ragazzi affetti da leuceia sono stati ospiti dell'Inter in occasione dell'ultimo derby con il Milan. Tante storie di sofferenza e speranza.

Felice, Pasquale, Giovanni... L'importante era esserci, anche se l'Inter ha perso e la maggior parte di loro tifano per i colori nerazzurri. Il derby della Madonnina numero 202 di domenica scorsa ha visto come ospiti d'onore a San Siro un gruppetto di una decina di ragazzi in cura nei reparti di oncoematologia pediatrica del Policlinico di Bari e dell'ospedale San Gerardo di Monza. Malati di varie forme di leucemia, sottoposti a cure molto pesanti che lasciano tracce altrettanto pesanti nei loro giovani corpi, i ragazzi si sono concessi qualche ora di svago per vedere finalmente i loro campioni in azione. Camminando tra i tifosi eccitati anche loro si sono fatti contagiare da tanta allegria, dall'emozione di vedere finalmente, e da vicino, i loro beniamini contendersi la palla.

     Accompagnato dal papà c'è Felice, 16 anni e sciarpa nerazzurra intorno al collo, accento inconfondibile di Bari. Accanto a lui il papà: «A mio figlio è stato riscontrato una forma grave di leucemia un anno fa. Cure molto dolorose ma per fortuna ne stiamo uscendo», dice, guardando con malcelato orgoglio il figlio. Felice è uno dei tanti protagonisti di Un viaggio inaspettato, il volume fotografico realizzato nel reparto di oncoematologia pediatrica del Policlinico di Bari ed edito recentemente dall'editrice Ancora con immagini del fotografo milanese Attilio Rossetti, specializzato in inchieste di tipo sociale. Il volume è gemello di Andrea ti aspetto a San Siro. Viaggio fotografico dal buio alla luce, che, pubblicato nel 2006 dalla Proedi editore, ha già raggiunto la seconda edizione (25mila copie vendute, € 25 ed è in corso la traduzione in inglese). Questo primo volume aveva come obiettivo lo sviluppo di uno dei progetti del dottor Momcilo Jankovic, responsabile Responsabile dell'unità operativa day hospital di ematologia pediatrica dell'ospedale San Gerardo di Monza: l'organizzazione delle cure domiciliari per i suoi piccoli pazienti.

     Un viaggio inaspettato è stato realizzato in collaborazione con l'associazione Apleti (Associazione pugliese per la lotta contro le emopatie e i tumori dell'infanzia), una realtà del terzo settore che da anni si occupa di fornire assistenza ai ragazzi colpiti da varie forme di tumore del sangue e ai loro genitori. Monia Pinzaglia, mamma di Andrea, anch'egli colpito dalla leucemia, e moglie di Tommaso, ne è oggi la presidente: «Andrea si è ammalato all'età di tre anni, oggi ne ha sette. Ha sofferto molto per l'effetto della chemioterapia. Quando ha avuto un caso di recidiva, ci siamo trasferiti per vari mesi a Monza per seguire all'ospedale San Gerardo il protocollo di cura proposto dal dottor Jankovic». Andrea ora sta meglio, le crisi epilettiche sono sparite, «cammina e corre ma ha ancora difficoltà a comunicare, i medici dicono che recupererà, vedremo», dice Monia. La provvidenza li ha aiutati: «Lavoriamo entrambi, io e mio marito, in Telecom. I colleghi ci hanno aiutati e ogni mese si sono autotassati per aiutarci a vivere nove mesi a Monza».

     «L' Apleti», aggiunge la donna, «fornisce assistenza domiciliare dei bimbi con leucemia. Il vecchio presidente dell'associazione, Franco Murgolo, ha avuto una figlia gravemente malata, che poi ci ha lasciati. Ne venne fuori l'idea di mettere su una rete di volontariato, che aiuti le famiglie con l'assistenza domiciliare dei bambini quando il ricovero non è necessario. I nostri volontari operano anche in reparto, ad esempio con corsi di ginnastica per bambini: è giusto che anche loro, secondo le loro possibilità, abbiano le stesse possibilità dei loro coetanei sani».

    Un altro capitolo riguarda il reinserimento scolastico per bambini che portano ancora nel loro corpo gli esiti delle terapie chemioterapiche. «Al rientro i ragazzi hanno spesso problemi di non accettazione da parte degli altri. Così cerchiamo di andare nelle scuole per sensibilizzare i ragazzi ma, devo dire, anche il personale insegnante e i presidi, che talvolta non accettano assenze così prolungate come quelle a cui sono costretti».

 
 
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