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martedì 18 giugno 2019
 
CIVILTÀ CATTOLICA
 

Intelligenza artificiale: quale anima per il futuro?

01/06/2019  Le applicazioni nei campi delle comunicazioni, dei trasporti, della robotica, della medicina, dell’economia, del diritto e in altri settori suscitano domande etiche, filosofiche, spirituali e politiche. Esperti americani, cinesi ed europei ne hanno discusso ad aprile nella Silicon Valley. Un saggio di padre Spadaro sintetizza i lavori e rilancia: «Le scelte che facciamo sono in grado di orientare la tecnologia»

Padre Antonio Spadaro, 52 anni, religioso gesuita, teologo, esperto di nuove tecnologie, direttore della rivista La Civiltà Cattolica. Foto Ansa. In alto, in copertina e in basso: progetti di intelligenza artificiale in Germania (2013) e in California, Usa (2017). Foto Reuters.
Padre Antonio Spadaro, 52 anni, religioso gesuita, teologo, esperto di nuove tecnologie, direttore della rivista La Civiltà Cattolica. Foto Ansa. In alto, in copertina e in basso: progetti di intelligenza artificiale in Germania (2013) e in California, Usa (2017). Foto Reuters.

È una disciplina che studia se e in che modo si possano riprodurre i processi mentali più complessi mediante l'uso di un computer. L'Enciclopedia Treccani scolpisce in poche parole quello che è l'intelligenza artificiale, al tempo stesso orizzonte e rovello dei nostri giorni. Dai navigatori usati in auto ai più sofisticati sistemi di elaborazione dati o alla robotica avanzata, tutti in qualche modo siamo parte di un duplice sforzo dell'umanità: avvicinare il funzionamento dei computer alle capacità dell'intelligenza umana, usare le simulazioni informatiche per fare ipotesi sui meccanismi utilizzati dalla mente umana. Tutto ciò non è esente da domande etiche, filosofiche, religiose. Anzi ne postula sempre di nuove, man mano che la tecnologia taglia traguardi. Sia in Occidente che in Oriente le coscienze più sensibili ne sono pienamente consapevoli. Insomma: quale anima per il nostro futuro?

C'è chi ha deciso di investigare a fondo la question. Dal 3 al 5 aprile, in California, precisamente in quel luogo simbolo degli Stati Uniti d'America che il mondo s'è abituato a chiamare Silicon Valley,  nella sede della Santa Clara University s'è svolto un seminario sull’Intelligenza artificiale  promosso dal China Forum for Civilizational Dialogue (istituzione nata dall’impegno comune de La Civiltà Cattolica e della Georgetown University) e dal Pontificio Consiglio della Cultura. L’evento - cui hanno partecipato 13 persone in tutto proveninenti da Usa, Europa e Cina -  è stato ospitato dalla Tech & the Human Spirit Initiative dell’Università californiana. Obiettivo:  esaminare come i grandi cambiamenti in corso stiano ponendo sfide per le tradizioni cristiana e confuciana, come pure per le altre tradizioni religiose e secolari.  «Gli enormi progressi avvenuti negli ultimi 10 anni nel campo dell’intelligenza artificiale segnano una discontinuità storica», osservano il teologo gesuita padre Antonio Spadaro, direttore de La Civiltà Cattolica, e il professore della Georgetown University di Washington Thomas Banchoff,  che hanno partecipato al summit e firmano un saggio pubblicato sull'ultimo quaderno de La Civiltà Cattolica, in uscita sabato primo giugno. «La Cina e l’Occidente hanno appena iniziato ad affrontarne le implicazioni. Nel lungo termine, la rivoluzione dell’intelligenza artificiale potrebbe ridefinire diverse domande filosofiche fondamentali: qualora le macchine superassero l’intelligenza umana, che ne sarebbe dell’unicità, della dignità e della libertà umane? I computer diventeranno «consapevoli» e «creativi»? E se lo saranno, come ne risulterà trasformata la nostra concezione della cultura?».

Si parte dall'analisi dell'esistente. «Lo sviluppo di una comunicazione a lunga distanza, dal telefono alla radio, alla televisione, a internet e ai social media, ha nettamente accresciuto la quantità di tempo e di energia che gli esseri umani dedicano a interagire con persone fisicamente distanti e anche sconosciute dal punto di vista personale. Il rapido emergere dell’intelligenza ratificiale, che si è fatto più evidente con gli assistenti digitali, sta ampliando il tempo e l’energia che gli esseri umani dedicano a interagire con le macchine. E queste ultime sono sempre più autonome nella loro capacità di comprendere i nostri desideri e bisogni, di rispondervi e addirittura di plasmarli e condizionarli. L’avvento della realtà virtuale "immersiva", che è ancora ai suoi albori, consentirà di trascorrere più tempo entro spazi non fisici. Questo crescente realismo dei mondi virtuali, guidato dai progressi dell’intellienza artificiale e dalla potenza dell’elaborazione digitale, darà nuove forme al commercio, al divertimento, all’istruzione, al turismo e ad altri settori».

Che dire, allora? «I rapidi progressi nell’intelligenza artificiale hanno sollevato quesiti critici sul futuro della tecnologia e sulle sue implicazioni per l’umanità», puntualizzano padre Spadaro e il professor Banchoff. «Sia in Cina sia in Occidente ci troviamo in un momento di incertezza e di discernimento a molti livelli. Un primo livello emerso è quello legato agli sviluppi politici e sociali degli ultimi anni, che sono serviti a dissipare un ottimismo ingenuo rispetto alla capacità delle tecnologie digitali di rendere il nostro mondo un ambiente migliore. Un secondo livello è legato al problema della convivenza uomo-macchina, sorto mentre siamo ancora bloccati nel conflitto e nell’integrazione tra la civiltà orientale e quella occidentale. In questo caso, non si tratta del rapporto tra l’uomo e la natura o la società, ma piuttosto del rapporto tra l’uomo e le sue creazioni. Un terzo problema è legato alla «creatività». La possibilità che noi esseri umani riusciamo a creare un altro essere intelligente risulta più preoccupante per gli occidentali, molti dei quali sono esplicitamente o implicitamente influenzati dal pensiero della creazione, mentre gli asiatici orientali non hanno l’idea della creazione nella loro tradizione».

Il domani si gioca oggi. «Tutti i contributi hanno respinto la tentazione di abbracciare visioni distopiche o utopiche (sostanzialmente negative o eccessivamente ireniche, positive, ndr.) del futuro. I partecipanti al seminario hanno riconosciuto che le scelte che facciamo ora, individualmente e collettivamente, sono in grado di orientare l’intelligenza artificiale  in una direzione che può sostenere o che può danneggiare la persona umana», concludono padre Spadaro e il professor Banchoff: «Ci piaccia o no, l’imperativo tecnologico incorporato nei nostri sistemi economici e politici, in Oriente come in Occidente e nella nostra diffusa cultura consumistica, impregnerà di sé la continua crescita di applicazioni guidate dall’IA nelle comunicazioni, nell’intrattenimento, nella medicina, nei trasporti e in altri settori. Tanto più, in quanto si tratta di un fatto inevitabile, siamo chiamati a non perdere di vista i potenziali effetti positivi della rivoluzione dell’intelligenza artificiale riguardo alla salute, all’istruzione e alla produttività». Una cosa è certa. «Potremmo concordare sull’importanza di alcuni confini, come è stato detto: "Siamo in grado di porre limiti a ciò che desideriamo, e di porre limiti ai nostri strumenti per ottenerlo. L’intellienza artificiale ha bisogno di limiti; la nostra ambizione ha bisogno di delimitazioni. Siamo chiamati all’umiltà"».

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