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martedì 19 gennaio 2021
 
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Con il lockdown aumentate le chiamate di soccorso per violenza domestica

24/11/2020  +119,6% di chiamate al numero antiviolenza tra marzo e giugno 2020, 1 femminicidio ogni 3 giorni. "Le vittime sono anche i figli: chi ha assistito alla violenza ha più probabilità crescendo di diventare un violento" dice l'avvocato Valentina Ruggiero, esperta in diritto di famiglia

L’Avvocato Valentina Ruggiero, esperta in diritto di famiglia.
L’Avvocato Valentina Ruggiero, esperta in diritto di famiglia.

Ogni anno il 25 novembre, data scelta dall’ONU come Giornata mondiale per la lotta alla violenza sulle donne, si fa il punto sulla situazione di questo deplorevole fenomeno. Quest’anno abbiamo molto sul quale riflettere. La pandemia da covid19 e il lockdown hanno fatto emergere questi comportamenti nel pieno della loro drammaticità.
 
Da marzo a giugno 2020, le chiamate al numero antiviolenza 1522 sono state oltre 15 mila, circa 123 ogni giorno, il 119,6% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (dati ActionAid). Le ultime stime parlano di una donna ogni 3 giorni vittima di femminicidio nel 2020, nel 78% dei casi l’atroce fatto illecito si è consumato tra le mura domestiche.
 
«Il lockdown ha esasperato situazioni già critiche, uomini che già erano violenti o prevaricanti hanno accentuato questi comportamenti contro le proprie mogli o compagne» commenta l’Avvocato Valentina Ruggiero, esperta in diritto di famiglia. «Da marzo ad oggi ho visto crescere considerevolmente le richieste di contatto da donne vittime di violenza e abusi domestici, che mi chiedevano aiuto per potersi tirare fuori rapidamente da quell’incubo. Un segnale del malessere della nostra società, in cui ci sono ancora oggi uomini che vedono nella partner qualcosa di loro proprietà, che non meriti rispetto, da trattare in qualsiasi modo vogliano. Dall’altro lato, però, il crescente numero di donne che prende consapevolezza della situazione, decide di fuggire e denunciare il reato è un importante positivo di un cambiamento da parte delle donne».
 
Violenze ingiustificate, che spesso si verificano in presenza dei figli, che non solo sono costretti ad assistere a violenze fisiche e psicologiche nei confronti della madre, ma subiscono un ulteriore trauma nel vedere che il carnefice è il proprio padre, o il compagno della madre con il quale vivono e che quella sera a cena siederà a tavola con loro.
 
«In base alla mia esperienza, in circa 2 casi su 3 questi episodi avvengono in presenza di minori. Negli anni, ho visto che chi cresce in un ambiente di violenza domestica, anche se ne è solo spettatore, ha quasi l’80% di possibilità in più di sviluppare comportamenti deviati, dalla dipendenza da alcol e droghe, all’autolesionismo, fino alla violenza verso gli altri.  Questo aspetto andrebbe approfondito in misura maggiore, soprattutto in questa data importante per i diritti delle donne, che ricorre a pochi giorni da quella commemorazione della ratificazione della carta dei diritti dell’infanzia (20 novembre). Parlo di diritti anche in occasione del 25 novembre poiché la violenza lede moltissime sfere del diritto che queste donne non si vedono tutelare».

 
 

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