Santoni, maestri spirituali, guaritori che radunano intorno a sé seguaci in cerca di illuminazione o di una cura miracolosa, ce ne sono tantissimi. Ma perché salgano agli onori della cronaca e si parli di sette, si deve entrare nel penale: violenza sessuale, circonvenzione di incapace, appropriazione indebita….

Una immagine relativa all'operazione 'Asmodeo' che ha permesso di scoprire una presunta setta pseudo-spirituale, nella Bassa Val di Susa (ANSA)

E al maestro di arti marziali e yoga finito nel mirino delle indagini e infine arrestato la scorsa settimana ad Almese, in Val di Susa sono stati contestati tutti questi reati, riportando all’attenzione dell’opinione pubblica un fenomeno per lo più sotterraneo, che non ha mai smesso di esistere e di cui magari ricordiamo solo i casi più clamorosi, quelli dove alla fine ci scappa anche il morto.

Il fenomeno delle sette è l’oggetto di Profeti del buio (Mondadori) l’ultimo libro del giornalista del Post Stefano Nazzi, noto in particolare per il suo podcast Indagini, che dal 2022 racconta appunto indagini e processi dei più clamorosi casi di cronaca nera che hanno insanguinato l’Italia negli ultimi 60 anni alcuni noti, altri meno noti, ma non per questo meno inquietanti.

Abbiamo chiesto a Stefano Nazzi di inquadrare brevemente la situazione delle sette in Italia e come ha iniziato a interessarsene, fino a decidere di approfondirne lo studio nei suoi casi più eclatanti.

Da dove nasce questo suo interesse?

«Ho iniziato a interessarmene dopo aver letto di un caso accaduto a Torino: c’era una santona che sosteneva di essere stata creata in laboratorio e che, per questo motivo, era in grado di guarire ogni malattia modificando il DNA delle persone. Un’affermazione grottesca eppure, con questa promessa miracolosa, aveva riunito intorno a sé un gran numero di adepti, persone disperate che si aggrappavano a questa speranza senza fondamento».

La parola “setta” racchiude realtà molto diverse tra di loro….

« Il denominatore comune è la presenza di un individuo carismatico che riesce a tenere sotto il suo potere, anche con l’aiuto di, chiamiamoli, aiutanti, una serie di persone fragili, sole, deboli, malate, suggestionabili. Esistono le sette più propriamente sataniche, perché si richiamano a una sorta di religione al rovescio, in cui si adora il demonio; sette religiose che si dichiarano depositarie del senso più autentico di un culto; quelle ufologiche, che dicono che arriveranno i nostri fratelli extraterrestri a prenderci prima dell’Apocalisse. E poi le psico-sette, come quella dell’ultimo caso della Val di Susa: santoni che promettono una crescita personale, un’evoluzione, quasi un’illuminazione, per poi arrivare alla manipolazione delle persone e a commettere crimini gravi, come appunto la truffa, l’appropriazione indebita, l’associazione a delinquere e la violenza. Un caso analogo è stato scoperto mesi fa: un gruppo denominato “Le Bestie di Novara”, così si chiamavano tra di loro gli adepti, che predicavano il ritorno alla natura, la riscoperta di valori antichi, canti, balli, corsi di spada celtica, all’interno del quale però sono avvenuti, per 30 anni, casi di violenza anche nei confronti di minori. Si faceva credere alle vittime che fosse un onore essere prescelti dal maestro per la sua gratificazione sessuale».

Il giornalista Stefano Nazzi

Vedo che ricorre il territorio piemontese. Ma davvero Torino è la capitale del culto esoterico?

«C’è una ragione storica per questo consistente presenza di gruppi che si richiamano all’esoterismo: ai tempi del conflitto tra la casa regnante dei Savoia e lo Stato Vaticano, a Torino venivano accolte tutti coloro che erano in contrasto con l’ortodossia della chiesa cattolica, dalla massoneria alle altre religioni ed tradizioni spirituali, per la logica “il nemico del mio nemico è mio amico”. Poi che Torino sia uno dei vertici del triangolo magico è ovvio che è una leggenda».

Oltre al caso eclatante dei bambini di satana, quali sono stati i fenomeni più macroscopici riconducibili alle sette?

«I meno giovani ricorderanno senz’altro il caso di Mamma Ebe, che per anni ha truffato migliaia di persone con la promessa di una guarigione attraverso innocue pratiche o l’imposizione delle mani. È andata avanti una vita, malgrado le inchieste e gli arresti: poi usciva e ricominciava. Inquietanti anche i i casi di alcune comunità con la promessa di aiutare a uscire dalla tossicodipendenza attraverso il ritorno alla natura e una vita più semplice e la crescita personale, esercitavano forme di manipolazione che arrivavano alla violenza e all’appropriazione dei beni dei “pazienti”».

Ma come si fa a stabilire il confine tra ciò che è semplicemente un gruppo spirituale, magari anche un po’ bizzarro, e quello che invece è una vera e propria setta?

«Il problema è infatti quello: stabilire il confine. Molte delle vittime non sono consapevoli di essere manipolate e sostengono di aver aderito in modo del tutto volontario, e solo in casi estremi il controllo viene esercitato con la violenza. La forma di difesa più ricorrente di certi sedicenti maestri è affermare di non aver costretto nessuno fisicamente a sottomettersi alla propria volontà. D’altronde, e giustamente, nel Codice penale italiano nel 1981 è stato abolito il reato di plagio, dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale. Resta però un vuoto normativo enorme: non c’è neppure una definizione riconosciuta di setta».

È più evidente la natura criminosa di questi gruppi quando degenerano al punto da commettere degli omicidi…

«Più facile stabilire il confine quando si arriva a causare la morte, certo. Oltre al caso celebre delle Bestie di Satana, ricordo il Gruppo del Rosario, guidato da una famiglia calabrese, i Naccarato, che operò negli anni Settanta e Ottanta. Sostenevano di essere i depositari del vero cristianesimo, di ricevere ordini da Cristo e dalla Madonna, che apparivano nelle loro visioni. Nel 1988 uno degli adepti fu ucciso, per liberarlo dal maligno oppure per metterlo a tacere».

Idoli pagani, rune celtiche, un coltello e perfino un teschio umano: è l''altare' domestico trovato in un appartamento alla periferia di Piacenza dopo un blitz della squadra mobile che ha dato il via a un'indagine della Polizia su un caso di sette sataniche ed esoteriche nel 2019. (ANSA)

Sempre a proposito di demonio ricordiamo la vicenda terrificante dell’uomo che nel 2024 a Altavilla Milici, in provincia di Palermo, uccise, dopo una sorta di esorcismo, la moglie e due figli di 16 e 5 anni, coinvolgendo la terza figlia nel brutale assassinio, perché una coppia di santoni gli aveva detto che la casa era infestata dal maligno. Parla anche di questa vicenda nel suo libro?

«No, non ne parlo perché è ancora perché è ancora in atto il processo… Però i fatti sono abbastanza chiari, ed è davvero una storia che mostra quanto una mente fragile possa essere spinta a commettere azioni atroci, e prive di ogni logica».

Altrettanto tragico il caso delle tre ragazzine della Val Chiavenna, che hanno ucciso scegliendo come vittima a caso suor Maria Laura Mainetti, dichiarandosi adepte di Satana.

«Quello fu un caso del cosiddetto “satanismo acido”, perché si basa sul consumo di sostanze e di alcol, e non ha nulla a che fare con una forma di culto, ancorché deviato. Queste persone spesso molto giovani, non sanno nulla di sacre scritture, di culti esoterici, dichiararsi sataniste e comportarsi di conseguenza è per loro solo una forma estrema di ribellione».

Continuerà a indagare su questo fenomeno?

«È un fenomeno che mi interessa proprio in qualche misura coinvolge un po’ tutti. È troppo semplicistico dire: “A me non succederebbe mai”. È vero, nel 99 per cento dei casi, però poi c’è quell’1 per cento che tu dici: ma perché quella persona si è fatta irretire, si è fatta manipolare in questo modo? Cosa succede nella mente delle persone in certi contesti?»

Dopo il Covid sempre più persone arrivano a rinnegare la scienza e si affidano a pseudo-teorie per la cura delle malattie…

«Negli ultimi anni, in effetti. si assiste a un proliferare di cure alternative senza alcun fondamento e bisogna stare molto attenti. Perché quando in casi di malattie gravi si arriva a sostituire la medicina ufficiale con rimedi e teorie puramente fantastiche, si arriva alla tragedia. Penso al metodo Hammer, che ha fatto incalcolabili danni».

Le è capitato di conoscere vittime di sette?

«Personalmente no, ma ho avuto l’aiuto da alcune associazioni che affiancano le famiglie delle vittime e cercano di ottenere giustizia. Penso in primis al Servizio Antisette della Comunità Papa Giovanni XXIII. Mi hanno fornito interviste e testimonianza anonime, pochi vogliono o uscire allo scoperto, un po’ perché si vuole dimenticare esperienze devastanti, un po’ per paura del giudizio della società. Eppure, ripeto, in momenti di estrema fragilità, e questi “guru” lo sanno, anche perone insospettabili, razionali, affidabili, sono disposte a credere anche nelle cose più assurde».