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mercoledì 23 settembre 2020
 
fase 2
 

Perché in Italia il gioco d'azzardo ha la precedenza su tutto

29/04/2020  È stato l’ultimo a chiudere e il primo a riaprire. Mentre l’economia è in ginocchio, lunedì scorso sono ripartite lotterie, scommesse e Gratta e Vinci. L’appello dell’economista Luigino Bruni al premier Conte a tornare indietro: «Messaggio etico devastante. Minato il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni»

Il gioco d’azzardo è stato l’ultimo a chiudere, il 21 marzo scorso, con l’Italia in lockdown totale già da due settimane, centinaia di morti al giorno a causa del virus, migliaia di ricoverati in terapia intensiva e un’economia in ginocchio. Ed è stato il primo a riaprire. Il 27 aprile nei tabaccai sono tornati “10 & Lotto”, “Millionday” “Winforlife” e “Winforlife Vincicasa”. Il 4 maggio tornano Lotto e SuperEnalotto insieme al "SuperStar", “SiVinceTutto SuperEnalotto” ed “Eurojackpot”. L’11 maggio riprenderà la raccolta di slot machine e scommesse, anche quelle virtuali, «mantenendo», spiegano dai Monopoli, «l’obbligo di spegnimento dei monitor e dei televisori».

Le macchinette resteranno, per ora, spente anche perché molti sindaci e presidenti di Regione hanno alzato giustamente le barricate, dal presidente della Lombardia Attilio Fontana («Un segnale sbagliato per la lotta alla ludopatia e pericoloso per gli assembramenti») al sindaco di Bergamo Giorgio Gori («Lo Stato ha autorizzato la ripresa del gioco d'azzardo nelle tabaccherie: ma a Bergamo resta il divieto, per il momento e fino a quando ci sarà l’emergenza sanitaria»).

I quattrini servono, e mentre le altre filiere produttive e industriali arrancano e molti esercenti rischiano di non riaprire più, l’azzardo, nel quale gli italiani nel 2018 hanno buttato 107 miliardi e nel 2019 110 miliardi e mezzo di euro, può godere di una corsia preferenziale. I conti li ha fatti Agipronews: «Il lockdown di Lotto e Superenalotto è costato al fisco quasi 200 milioni di euro», scrive l’agenzia, «a causa dello stop di 44 giorni, mai registrato in precedenza. Prendendo come riferimento le entrate erariali del 2019, emerge che ogni giorno Lotto e Superenalotto versano allo Stato 4 milioni e mezzo di euro, cifra che moltiplicata per i 44 giorni di blocco porta il “buco” a 197,7 milioni. Lo scorso anno il Lotto ha complessivamente garantito all'erario 1 miliardo e 160 milioni, mentre il SuperEnalotto ha fatto registrare un gettito di circa 480 milioni».

Questo il motivo per cui l’industria del gioco ha chiesto e ottenuto dal governo di poter ripartire il più presto possibile mentre il resto del Paese è fermo e molti settori, dalle biblioteche ai cineme ai teatri, riapriranno forse dopo l’estate. L’economista Luigino Bruni, professore ordinario di Economia Politica all’Università Lumsa di Roma e presidente della Scuola di Economia Civile, è molto critico: «Il premier ha chiesto etica e senso di responsabilità ai cittadini per poter affrontare questa fase durissima di emergenza sanitaria e i cittadini si sono fidati», spiega, «però la fiducia non può essere a senso unico. Il fatto di riaprire l’azzardo ma non altri settori o la celebrazioni delle Messe con i fedeli è dal punto di vista simbolico un segnale bruttissimo e rischia di incrinare il rapporto di fiducia tra lo Stato e i cittadini. Ci vuole prudenza per tutto e il gioco non è una priorità, anzi è una tassa occulta sui ceti più poveri della popolazione. Però sappiamo che le lobby del gioco d’azzardo sono fortissime e molto potenti».

«Riaccendere le slot prima della riapertura delle scuole dà un messaggio etico negativo»

  

Bruni sabato scorso suVita ha scritto una lettera-appello indirizzata a Conte per chiedere di rivedere la decisione: «Come è possibile», ha chiesto, «riaprire i giochi addirittura prima delle attività produttive? Come possiamo permettere che scommesse e sale gioco ricomincino a consumare i nostri concittadini più fragili, che il governo aiuterà, giustamente, con forme varie di aiuto? Sapendo bene, dagli studi psicologici, che nei tempi di crisi e di incertezza l’azzardo aumenta e si intreccia con ansia, depressioni e con altre forme di dipendenza? Lei e il suo governo avete chiesto molto ai cittadini, e vi è stato ridonato ancora di più: disciplina, pazienza, sacrifici, molti di più di quelli che tutti ci aspettavamo in virtù dei luoghi comuni sugli italiani. Abbiamo dato molto non per rispondere ad incentivi economici ma perché ci siamo ritrovati dentro - e pensavamo fosse scomparsa - qualcosa di antico, che si chiama virtù civile, forse quella fraternità cristiana e della rivoluzione francese cui nessuno credeva più. Ma, come Lei sa, le virtù vivono di reciprocità e di simboli: tengono finché chi le invoca per gli altri dimostra di crederci davvero, e non di usarle e manipolarle facendo finta di crederci, o di crederci troppo poco per essere credibile».

Dalla lettera del professor Bruni è stata lanciata su Change.org una petizione al Presidente Conte che ha raggiunto oltre 12mila firme e più di 64mila visualizzazioni in pochi giorni (per aderire clicca qui). Bruni, dopo l’appello, è stato anche contattato da Palazzo Chigi: «Mi ha telefonato», ha raccontato con un post su Facebook, «il capo Gabinetto del Presidente Conte. Persona gentile e cordiale. Ho usato tutte le mie doti retoriche (modeste) per spiegargli perché è sbagliato riaprire oggi Enalotto e dal 4 maggio le slot machine e i Gratta e Vinci dentro i tabaccai. Lui mi ha detto che riferiva subito a Conte e ne parlava domani col MEF (Ministero Economia e Finanza, ndr). Mi ha anche detto che rimandare la riapertura delle slot è difficile perché è già inserito nel nuovo decreto, anche se mi ha detto che ci proverà, e mi pareva sincero. So benissimo, per lunga esperienza, che il MEF dirà che se si spostano queste riaperture manca la famigerata “copertura finanziaria”, che chiude tutti i discorsi e tutte le novità. Ma non voglio spegnere la speranza. Grazie a tutti voi che mi avete sostenuto, a Pierangelo Tessieri che ha lanciato la petizione online. E non molliamo: "Ci sono molti interessi in gioco", mi ha ricordato il Capo Gabinetto. Ho risposto: “Lo so bene, io qui porto i diritti dei poveri”».

Al telefono con Famiglia Cristiana, Bruni insiste sul messaggio sbagliato che viene dato con la riapertura di scommesse e vendita di Gratta e Vinci: «Il gioco d’azzardo dovrebbe riaprire come l’ultima attività del Paese, dopo la manifattura, i teatri, le biblioteche, i negozi. Far riaprire le sale scommesse prima dei musei e delle scuole dà al Paese – alla sua parte migliore, grazie a Dio abbondante – un messaggio etico molto negativo, che produce molti più danni, anche economici, di quelli stimabili dal MEF».

Al governo è arrivato anche l’appello di “Mettiamoci in gioco”, la campagna nazionale contro i rischi del gioco d'azzardo, cui aderiscono associazioni come Acli, Anci Cgil, Cisl, Cnca, FeDerSerD, Fict e Gruppo Abele, nettamente contrarie a riaprire le sale giochi già dal 4 maggio: «Il gioco d'azzardo», scrivono, «è tutt'altro che un'attività essenziale, anzi comporta numerosi rischi di carattere sia sociale sia sanitario. Proprio la situazione di lockdown ha avuto il positivo risultato di contenere le forme di abuso e dipendenza da gioco d'azzardo. Sarebbe sorprendente e deplorevole che, in una situazione di generale e grave impoverimento del paese, si consentisse la riapertura di locali che producono di fatto ulteriore perdite di denaro specie per le fasce più deboli della popolazione. Inoltre va ricordato che molte delle persone che frequentano le sale giochi hanno un'età avanzata e, dunque, sono particolarmente esposte ai rischi collegati alla diffusione del Covid-19». Ma la fase 2 dell'azzardo è già stata programmata.

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