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martedì 30 novembre 2021
 
CORONAVIRUS
 

«Fermate sfruttatori e clienti delle prostitute, potenziali untori»

14/03/2020  L'appello lanciato dalla Comunità Papa Giovanni XXIII per contrastare il dilagare del contagio che s'accompagna alla schiavitù di tante donne. Parlano Giovanni Paolo Ramonda e don Ado Buonaiuto

Giovanni Paolo Ramonda, 59 anni (ne compirà 60 il prossimo 4 maggio), presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII. Questa e le altre fotografie del servizio sono dell'agenzia di stampa Ansa.
Giovanni Paolo Ramonda, 59 anni (ne compirà 60 il prossimo 4 maggio), presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII. Questa e le altre fotografie del servizio sono dell'agenzia di stampa Ansa.

«L’Italia è ferma per il coronavirus, centinaia di denunce sono scattate per chi non ha rispettato i provvedimenti del Governo, ma i clienti dell’industria della prostituzione continuano ad uscire in cerca di donne da sfruttare sessualmente». La denuncia arriva da Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII (Apg23), fondata da don Oreste Benzi, il sacerdote che per primo in Italia ha lottato per la liberazione di migliaia di donne dall’inferno della prostituzione. Gli fa eco don Aldo Buonaiuto, anch'egli della Giovanni XXIII: «Purtroppo anche la tragedia del Covid-19 ci dimostra lo stato di schiavitù in cui si trovano le oltre 100 mila giovanissime donne costrette a vendersi nelle notti del coronavirus sulle strade del nostro paese». 

La Comunità Papa Giovanni XXIII in una lettera al Governo e alle autorità locali ha chiesto che si «prenda ogni opportuno provvedimento al fine di limitare al massimo la diffusione del Covid-19 scoraggiando la domanda di prestazioni sessuali a pagamento». «In tutta Italia, da nord a sud, si segnala la presenza di potenziali vittime di tratta a scopo di prostituzione lungo le strade. I clienti», precisa la lettera , «contrariamente alle misure previste dal Dpcm dell’11 marzo 2020, espongono loro stessi, le loro famiglie e ambienti di lavoro a un possibile contagio. Un comportamento che mette in pericolo tutti, dato che in Italia il mercato della prostituzione coinvolge milioni di clienti”. La Comunità chiede anche che siano garantite “alle potenziali vittime di tratta informazioni adeguate sia rispetto ai rischi per la salute, sia sulle possibili vie di uscita dal sistema prostitutivo».

Infine, nella lettera si fa appello affinché «in Italia si adotti il cosiddetto modello nordico, che prevede la sanzione dei clienti, percorsi di protezione e reinserimento sociale per le donne prostituite e programmi di educazione e sensibilizzazione dell’opinione pubblica. In molti Paesi europei, a partire da Svezia e Francia, questo modello è già applicato ed è dimostrata la sua efficacia nella riduzione del numero di clienti, conseguentemente di persone prostituite e di questa forma di violenza verso le donne. Per tutelare la salute pubblica, per giustizia, per un’effettiva parità di genere».

Don Aldo Buonaiuto, 49 anni.
Don Aldo Buonaiuto, 49 anni.

Don Aldo Buonaiuto, di suo, in un intervento ripreso dall'agenzia Interris, ricorda quando «25 anni fa queste donne crocifisse, schiavizzate dalla tratta, venivano uccise dall’Hiv perché le contagiavano i clienti». Infatti «le prime vittime dell’Aids erano vittime del contagio provocato dai cosiddetti clienti». «Da qui il nostro appello affinché le autorità si occupino di tutti gli ultimi della società odierna: un plauso al capo della protezione Civile, Angelo Borrelli che ha avuto un pensiero concreto per i nostri fratelli senza tetto. E la stessa sollecitudine la supplichiamo a favore delle nostre sorelle vittime della tratta e dell’indifferenza».

Don Buonaiuto auspica che «le autorità da cui dipende l’ordine pubblico contrastino radicalmente i clientii che in questo tempo diventano “untori di fatto” del coronavirus». Ancora una volta «le vittime della tratta non esistono se non per burlarsi anche in questo tempo di loro», ma della loro incolumità “non si preoccupa nessuno».  La prova che sono schiave, secondo il sacerdote di frontiera della Papa Giovanni XXIII, è che «sono per strada anche in piena pandemia: non ci starebbero di certo se non fossero costrette dagli aguzzini che le sfruttano».

 
 
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