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martedì 11 agosto 2020
 
l'iniziativa
 

Coronavirus, Prosolidar dona 260mila euro all'UNHCR per il Niger

16/07/2020  Reclutare operatori sanitari e sensibilizzare i rifugiati sulla prevenzione. Questo lo scopo principale del progetto dell’Agenzia ONU per i Rifugiati (UNHCR) per combattere il Covid-19 e di cui la Fondazione Prosolidar diventa il principale sostenitore privato

260 mila euro. È il contributo di Fondazione Prosolidar per finanziare il lavoro di prevenzione del COVID19 dell’UNHCR in Niger. La donazione in particolare ha l’obiettivo di rendere più efficace la gestione dell’emergenza sanitaria attraverso il reclutamento di personale sanitario aggiuntivo e di aumentare la capacità dei rifugiati di essere attori protagonisti della prevenzione attraverso la produzione di mascherine e saponi antisettici, a beneficio loro e delle comunità ospitanti.

Con il suo indice di sviluppo più basso al mondo, il Niger è un paese estremamente povero, con un sistema sanitario fragilissimo e che negli ultimi mesi sta affrontando una terribile ondata di violenza da parte dei gruppi armati estremisti, che stanno letteralmente devastando villaggi, ospedali e scuole in un susseguirsi interminabile di attentati, costringendo migliaia di persone alla fuga.

“La Fondazione Prosolidar si conferma un essenziale partner per il lavoro dell’UNHCR nelle più gravi emergenze – commenta Alessandra Morelli, rappresentante dell’UNHCR in Niger. Da 10 anni infatti la Fondazione interviene con costanza e contributi significativi che generano concreti effetti positivi per decine di migliaia di rifugiati. Il Niger sta da tempo subendo le gravi conseguenze della povertà endemica, della scarsità di risorse alimentari dovuta ai cambiamenti climatici e soprattutto della violenza senza scrupoli dei gruppi armati. In un quadro così insicuro, il COVID 19 rappresenta una ulteriore drammatica minaccia che rischia di avere un devastante effetto moltiplicatore. Per questa ragione, il generoso contributo di Prosolidar si rivela ancora più importante e decisivo”.

“Per noi - dichiara Giancarlo Durante, Presidente della Fondazione Prosolidar – quello assunto per il Niger è un impegno che è tanto rilevante quanto necessario considerando la situazione drammatica in cui si trova e che rischia peraltro di peggiorare a causa della pandemia da COVID19. Da anni sosteniamo con convinzione ed entusiasmo il lavoro che l’Agenzia svolge a beneficio dei rifugiati in fuga da situazioni di violenza e conflitto. Il Niger è un paese generoso che ha messo l’accoglienza e l’inclusione al centro della propria azione politica, nonostante sia in una condizione di grave povertà. In questo caso, del progetto di prevenzione del COVID19 beneficeranno direttamente 846 persone e indirettamente almeno 15 mila, siamo molto orgogliosi di essere i principali finanziatori privati del programma”.

Saranno reclutati 50 operatori sanitari

Il progetto di prevenzione e risposta al COVID 19 in Niger dell’UNHCR poggia su due pilastri fondamentali. Il primo è il rafforzamento della capacità di risposta sanitaria e psicosociale: per questo scopo saranno reclutati 50 operatori fra medici, psicologi e altri esperti health workers. Lo staff potrà fornire aiuto nei trattamenti delle persone infette ma anche supporto psicologico alle persone colpite direttamente o indirettamente dal virus.

L’altro pilastro è rappresentato dalla centralità dei rifugiati nella risposta al COVID19 attraverso la produzione di saponi antisettici, candeggina e mascherine. Già da qualche mese nei centri di Diffa e Hamdallaye è stata avviata da gruppi di rifugiati la produzione di sapone e altri prodotti igienici. Continuando questa positiva esperienza, l’UNHCR ha esteso la produzione coinvolgendo altri siti che accolgono rifugiati a Quallam, Abala, Agadez e Maradi. L’altra attività che vede 190 rifugiati protagonisti è la produzione di mascherine in 8 aree tra le quali Niamey/Hamdallaye, Abala, Ouallam, Ayorou, Tahoua, Agadez, Diffa e Chadakori.

Alla fine di un training specifico, i rifugiati potranno produrre, seguendo le direttive dell’OMS, circa 200 mila mascherine che saranno disponibili per i rifugiati e la popolazione locale.

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