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Un luogo dove mettere in pratica i principi dell’ecologia integrale. Aperto a tutti perché tutti possano «stupirsi della bellezza». Il cardinale Fabio Baggio, sottosegretario del Dicastero per lo sviluppo umano integrale e direttore del Centro di Alta formazione Laudato si’, spiega che «abbiamo voluto chiamare questo posto “borgo”, aperto a tutti e dove poter fare una vera catechesi ecologica per spiegare le connessioni che abbiamo con la natura e ristabilire le relazioni tra la famiglia umana e il resto del creato sotto l’impronta di san Francesco di Assisi».
Dunque una spiritualità francescana?
«Sì, il progetto riprende il Cantico delle creature, con questo desiderio di restaurare relazioni che sono diventate “abusive”. Stiamo usando il creato per i nostri interessi, mentre dovremmo essere gli “amministratori” del disegno che Dio traccia nella Genesi: portare avanti la creazione, responsabili della grande famiglia degli esseri viventi. Non sono i cambiamenti climatici, questa minaccia globale, a dirci che dobbiamo agire, anche se è uno stimolo a fare più in fretta, ma la consapevolezza del giusto rapporto che dobbiamo avere con il mondo in cui viviamo».
Quali sono i vostri pilastri?
«Sono tre. Il primo è un’educa zione inclusiva all’ecologia e alla conversione ecologica che comprende i percorsi per i pellegrini che, soprattutto con il Giubileo alle porte, arriveranno numerosissimi, per le scuole e le università, la formazione al lavoro, la formazione per gli imprenditori e, infine, una serie di eventi, almeno uno al mese, che mettano insieme arte, natura e musica. Perché è la bellezza che ci salva».
E il secondo?
«È quello dell’economia circolare e generativa. Tutte le attività, che svolgiamo con diversi partner che condividono i nostri principi, hanno anche una parte commerciale perché i progetti si autosostengono. Parliamo di accoglienza e dunque anche di ristorazione, agricoltura rigenerativa, in serra, zootecnia, produzione di formaggio, di yogurt, di gelato, di ortaggi, di frutti... Sono tutte cose che verranno consumate all’interno e che produrranno anche esperienze nei laboratori. L’olio, per esempio, significa anche organizzare degli assaggi, spiegare qual è il processo di produzione, qual è il valore del lavoro incluso in quel progetto. Noi, come Centro di Alta formazione coordiniamo le attività, le visite, la formazione. Il segno della collaborazione con gli altri partner è anche questa nuova struttura che stiamo creando, una serra in cui applicare il lavoro tradizionale e sperimentare anche piante resistenti che possano rispondere al cambiamento climatico attraverso una selezione naturale».
E infine?
«Con l’ecologia integrale e l’economia circolare, la terza gamba del progetto è la sostenibilità ambientale. Abbiamo dieci obiettivi, ma al momento stiamo puntando su tre: l’acqua, l’energia, i rifiuti. Stiamo riformando tutto il sistema idrico dei giardini per renderlo praticamente indipendente, resiliente, attraverso la raccolta dell’acqua piovana e il rifacimento computerizzato di tutta la nostra struttura. Sull’energia stiamo pensando, per gli edifici esistenti, al fotovoltaico e magari anche all’agrivoltaico. Infine il no waste, con l’obiettivo di non produrre scarti ma di riutilizzare ogni cosa».
È un modello replicabile?
«Noi siamo in una condizione meravigliosa con questi giardini bellissimi che sono patrimonio dell’Unesco. Ma questo progetto, pur complesso, credo sia praticabile anche in altri posti. Magari non per intero. C’è chi è interessato al riuso delle acque, chi all’agricoltura rigenerativa, chi alla sostenibilità ambientale. Ciascuno può prendere spunto e collaborare. E anche noi siamo aperti alle idee degli altri».
Che messaggio volete dare a quanti verranno a visitarvi?
«Vorremmo che, andando via, i visitatori si portino dentro l’appello del Papa a una conversione ecologica che comincia da ciascuno di noi, da come usiamo le cose, da come ci rapportiamo con la natura».




