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Credere

Fabrizio Gatta: «Così Dio è entrato nella mia vita»

30/12/2021  Fino a qualche anno fa era il volto di Linea Verde e di altri programmi di punta della Rai. Da poco più di un mese è don Fabrizio Gatta, e sogna una Chiesa che vada incontro a giovani e lavoratori, là dove si trovano

Il senso di vertigine puntella ancora di entusiasmo ogni parola di Fabrizio Gatta mentre, dall’altro capo del telefono, ci racconta in esclusiva la sua storia di “follia” e gratitudine. Dopo otto anni di seminario e altri tre di discernimento, è infatti diventato prete. Lui che ha “già” 58 anni. Lui che, fino a qualche anno fa, era l’“uomo delle Linee Rai” ossia il conduttore di punta di Linea Verde, Linea Blu e svariati altri programmi del servizio pubblico. Ecco, proprio lui, dal 7 dicembre 2021 è diventato don Fabrizio, ha chiuso con la televisione e oggi serve il Signore in una chiesetta di Sanremo, in qualità di viceparroco. «Non voglio essere un prete mediocre perché la mediocrità è incompatibile con il presbiterato», assicura facendo forse una promessa prima di tutto a sé stesso. Don Gatta ambisce infatti a essere all’altezza di questa chiamata, inizialmente inaspettata: vuole amare fino in fondo, dice, quel «Dio dell’impossibile che è entrato nel buio della mia vita, aspettandomi dietro l’angolo». Non immaginatevi però un Gatta con trascorsi da “peccatore seriale” o ateo impenitente: l’ex volto Rai è sempre stato credente, ed è nato in una famiglia cattolica. Solo che, a un certo punto della vita, non è stato più praticante e ha messo in cima alle proprie priorità… sé stesso. «Nella mia vita prevaleva la carriera, l’ansia da prestazione ed era esclusa qualsiasi forma di carità e di amore verso il prossimo», ammette.

SICURO CHE VUOI PROPRIO ME?

La sua dunque non è stata una vera e propria conversione, alla San Paolo, come lui stesso ammette: «Più che nella celebre caduta da cavallo mi riconosco maggiormente nella chiamata di san Matteo dipinta dal Caravaggio». L’immagine del noto quadro immortala Matteo illuminato dalla luce di Dio: sotto quel fascio tiene una mano sul petto, come a sottolineare la propria incredulità, e con l’altra un sacchetto di monete, aggrappata alle cose del mondo. «Anch’io, stupito, domandavo al Signore: sei sicuro che vuoi proprio me?». Tra l’altro, all’inizio del percorso, Gatta immaginava come traguardo il diaconato permanente: solo dopo, attraverso un lungo e profondo discernimento, ha capito che Dio voleva da lui un passo ulteriore, ossia che diventasse prete. «Non è stata una decisione improvvisa ma un lento, progressivo, entrare nel mistero. Un percorso che ho portato avanti insieme a padre Antonio Grande, all’epoca rettore della chiesa argentina di Roma, perché il discernimento si fa sempre in due», precisa.

LA GRAZIA E IL MISTERO

  

Le altre tappe del suo cammino non sono state certo meno concrete: quando non studiava per gli esami del seminario, Gatta serviva alla mensa dei poveri. È stato anche a Gerusalemme, per toccare con mano i luoghi di Gesù e qui ha anche adottato un seminarista a distanza, facendosi carico degli oneri economici dei suoi studi. Inoltre ha fatto domanda per diventare cavaliere del Santo Sepolcro. Tutte queste esperienze, insieme alla preghiera, lo hanno accompagnato al fatidico 7 dicembre: il giorno della sua ordinazione, presieduta dal vescovo Antonio Suetta nella concattedrale di Sanremo. «Come ha detto il vescovo durante l’omelia, sulla splendida grazia del Battesimo, che mi ha incorporato alla Chiesa, si è innestata una speciale conformazione a Cristo. Ma non per pormi in una posizione di dominio o di superiorità, bensì per farmi stare in ginocchio davanti a Lui e ai fratelli», racconta Gatta, identificandosi nel modello di Chiesa immaginato da don Tonino Bello: «Non dimentichiamo che siamo la Chiesa del grembiule e del catino, che nasce per lavare i piedi ai fratelli: noi siamo chiamati a questo». Così, ora, si entra nel vivo. La prima Messa don Fabrizio l’ha celebrata lo scorso 8 dicembre, giorno dell’Immacolata ma anche 58° anniversario del suo Battesimo: «Si è chiuso un cerchio», riconosce, «la Madonna è sempre stata una presenza costante nella mia vita, così come in quella dei miei genitori che, per devozione, mi hanno voluto dare come secondo nome proprio Maria. Lei continua a essere il mio faro tant’è vero che, l’8 dicembre, alla fine della celebrazione ho consacrato a Maria la mia vita, il mio ministero e tutte le persone che mi verranno affidate pastoralmente».

INIZIATIVE PER I GIOVANI

Non mancano però anche le idee più pratiche: di concerto con i suoi superiori, don Gatta vuole trasformare la chiesetta di cui è viceparroco in un punto di riferimento per i giovani, sfruttandone la posizione strategica. La chiesa sorge infatti nella piazza della “movida” della città. Il primo passo sarà tenerla aperta anche la sera, in modo che chiunque possa entrare, in qualsiasi momento, per adorare il Santissimo o ricevere una parola di conforto. Nel pomeriggio ci saranno invece proposte di lectio divina e attività pensate per i ragazzi. «Credo che oggi il vero tema pastorale sia proprio l’evangelizzazione dei giovani», spiega don Fabrizio. «Per i ragazzi la religione si è ridotta a un mero rumore di fondo che non li disturba nemmeno più di tanto. Non sono contrari alla Chiesa ma estranei a essa: sentono di poterne fare a meno». Non mancheranno però anche iniziative rivolte agli adulti. Tra le ipotesi sul tavolo, a febbraio una Messa feriale alle ore 13, che vada incontro alle esigenze dei lavoratori. «Come “Chiesa in uscita” dobbiamo spianare la strada ai fratelli e diventare dei facilitatori dei sacramenti e della fede: non possiamo pretendere che siano i fedeli a fare i salti mortali per adeguarsi ai nostri orari».

UNA MESSA PER IL FESTIVAL

  

Ma c’è di più: sempre a febbraio si organizzerà una celebrazione per gli artisti impegnati con il Festival di Sanremo il cui orario sarà compatibile con le esigenze della diretta e delle prove. Molti cantanti, come per esempio Iva Zanicchi, sono infatti credenti, senza dimenticare lo stesso conduttore Amadeus. E quando gli chiediamo se lo vedremo apparire, come ospite, sul palco dell’Ariston, Gatta assicura che non accadrà: «I lustrini e i riflettori lasciamoli ai professionisti del mestiere, altrimenti si rischia di fare confusione nei ruoli. Io organizzerò solo questa sorta di piccola pastorale del festival, lontano dalle telecamere». Al momento sembra escluso anche un suo nuovo futuro in tv, in parallelo con il suo ministero: finora Gatta ha preferito non raccontare nei salotti radiotelevisivi la propria scelta vocazionale, nonostante gli inviti non fossero mancati, preferendo concentrarsi sul proprio impegno pastorale. Una decisione che, in fondo, la dice lunga sulla bontà della sua scelta.

 
 
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